Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14674 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 14674 Anno 2018
Presidente: DI VIRGILIO ROSA MARIA
Relatore: PAZZI ALBERTO

U 9 Q

sul ricorso n. 8255/2013 proposto da:
Banca Nazionale del Lavoro S.p.a., quale conferitaria di tutte le
attività e le passività della già BNL s.p.a., in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via
L. Mancinelli n. 65, presso lo studio dell’ Avvocato Corrado Romano,
che la rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso;
– ricorrente contro
Fallimento Soldano Gennaro, in persona del curatore Dott.ssa
Mariangela Matera, domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la
Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso
dall’ Avvocato Michele Dinoia giusta procura a margine del
controricorso;
– controricorrente –

1

Data pubblicazione: 06/06/2018

avverso la sentenza n. 1177/2012 della Corte D’ Appello di Bari
depositata il 12/11/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
15/03/2018 dal consigliere Alberto Pazzi;
lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Cassazione dichiari l’ inammissibilità del ricorso con le conseguenze
previste dalla legge.
Rilevato che:
1. con sentenza del 19 settembre 2007 il Tribunale di Trani
rigettava la domanda di ammissione al passivo presentata da B.N.L.
s.p.a. rispetto a un credito ipotecario vantato per C 59.101, oltre a
interessi e spese legali relative all’ esecuzione immobiliare promossa
contro il fallito, ritenendo che la banca non avesse dato prova dell’
avvenuta effettiva erogazione della somma asseritamente mutuata.
2. La Corte d’ Appello di Bari, con sentenza depositata in data 12
novembre 2012, rigettava l’ appello proposto da B.N.L. s.p.a.
ritenendo anch’ essa che non fosse stata fornita la prova dell’
erogazione del denaro al fallito Gennaro Soldano.
3. Ha proposto ricorso per cassazione contro questa pronuncia
B.N.L. s.p.a. al fine di far valere un unico, articolato, motivo di
impugnazione.
Ha resistito con controricorso il fallimento di Gennaro Soldano.
Il Procuratore Generale ha depositato conclusioni scritte, ex art. 380
bis.1 cod. proc. civ., sollecitando la declaratoria di inammissibilità del
ricorso.
Considerato che:
4. l’ unico motivo di impugnazione proposto denuncia la nullità
della sentenza impugnata per assoluto vizio di motivazione sotto un
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Procuratore Generale Luisa De Renzis che ha chiesto che la Corte di

duplice profilo, in quanto il collegio giudicante sarebbe incorso in un
evidente errore nella lettura delle carte della causa e avrebbe
ravvisato una simulazione del negozio evocato pur in assenza di alcun
elemento di prova in tal senso; più in particolare i giudici dell’
impugnazione da un lato avrebbero trascurato di considerare che

importo di £. 100.000.000 in data 12 luglio 1991 sul conto corrente
n. 51736 intestato a B.N.L. s.p.a. e dell’ erogazione in pari data in
favore del Soldano di un importo esattamente corrispondente tramite
I’ emissione di due assegni circolari, come risultava attestato dalla
quietanza rilasciata dal mutuatario, il cui valore probatorio era stato
disconosciuto senza alcuna motivazione, dall’ altro avrebbero ritenuto
che B.N.L. s.p.a. avesse intenzionalmente e dolosamente posto in
essere un negozio simulato malgrado la curatela si fosse limitata ad
eccepire la carenza di prova del credito.
5. Il motivo di ricorso proposto è inammissibile, per una
pluralità di motivi.
5.1 L’ unica doglianza presentata per “diversi motivi” neppure
specificati, globalmente indicati come assoluto vizio di motivazione,
assume di voler censurare nel contempo l’ errore commesso nella
lettura delle carte di causa in merito all’ accertamento delle vicende
della fattispecie in esame, il carattere arbitrario e illogico della
valenza probatoria assegnata all’ atto notarile di erogazione e
quietanza e l’ individuazione da parte dell’ organo giudicante di una
simulazione in realtà mai allegata dalla difesa della curatela.
Un simile coacervo di critiche non soddisfa l’ onere previsto dall’ art.
366, comma 1, n. 4), cod. proc. civ. di articolare il ricorso per
cassazione in specifici motivi riconducibili in maniera immediata e
inequivocabile a una delle ragioni di impugnazione stabilite dall’ art.
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dalla documentazione in atti emergeva la prova dell’ addebito dell’

360, comma 1, cod. proc. civ. (cfr. Cass. 29/11/2016 n. 24247; Cass.
26/9/2016 n. 18829).
Il giudizio di cassazione è infatti un giudizio a critica vincolata,
delimitato e vincolato dai motivi di ricorso, che assumono una
funzione identificativa condizionata dalla loro formulazione tecnica

ne consegue che il motivo del ricorso deve necessariamente
possedere i caratteri della tassatività e della specificità ed esige una
precisa enunciazione, in modo che il vizio denunciato rientri nelle
categorie logiche previste dall’ art. 360 c.p.c., sicché è inammissibile
la critica generica della sentenza impugnata, formulata con un unico
motivo sotto una molteplicità di profili tra loro confusi e
inestricabilmente combinati, non collegabili ad alcuna delle fattispecie
di vizio enucleata dal codice di rito (Cass. 22/9/2014 n. 19959).
5.2 Il ricorso in esame, riguardando una sentenza pubblicata in epoca
successiva all’ 11 settembre 2012, rimane regolato dal più recente
disposto dell’ art. 360, comma 1, n. 5), c.p.c., a mente del quale è
possibile lamentare non un vizio di motivazione ma soltanto l’ omesso
esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato in precedenza
oggetto di discussione fra le parti, nozione da intendersi come riferita
a un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storiconaturalistico e non ricomprendente questioni o argomentazioni, di
modo che debbono ritenersi inammissibili le censure irritualmente
formulate che estendano il paradigma normativo a quest’ ultimo
profilo (Cass. 8/10/2014 n. 21152; Cass. 14/6/2017 n. 14802).
Non risulta perciò censurabile sotto il profilo dedotto l’ errore nella
lettura delle carte di causa e nella valutazione della quietanza
rilasciata, nel senso lamentato dalla banca ricorrente (la quale
peraltro neppure si confronta – come a voler sollecitare la
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con riferimento alle ipotesi tassative formalizzate dal codice di rito;

rinnovazione dell’ esame del merito della vicenda, inammissibile in
questa sede di legittimità – con la motivazione offerta dalla corte
distrettuale, che in realtà ha spiegato le ragioni per cui non riteneva
sufficiente la dichiarazione di quietanza del mutuatario, dato che non
risultava dimostrato chi, a seguito della triangolazione interbancaria

titolare del conto presso quest’ ultimo istituto di credito su cui erano
stati accreditati gli assegni circolari con i quali la somma era stata
erogata).
6. In forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto

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dichiarato inammissibile.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente
al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in C
6.200, di cui C 200 per esborsi, oltre accessori come per legge e
contributo spese generali nella misura del 15%.
Ai sensi dell’ art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002, si
dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte
della ricorrente dell’ ulteriore importo a titolo di contributo unificato
pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1bis dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma in data 15 marzo 2018.
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B.N.L./Banca di Credito Cooperativo di Spinazzola/ B.N.L., fosse il

Il President

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