Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14672 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 14672 Anno 2018
Presidente: GIANCOLA MARIA CRISTINA
Relatore: CAIAZZO ROSARIO

ORDINANZA
sul ricorso n. 14691/15, proposto da:

C c„,_

Colao Saverio; Ilacqua Rosalia; elett.te domic. in Roma, alla via G. Cuboni
n.12,presso l’avv. A. Gangemi, rappres. e difesi dall’avv. Giovanni Gulino, con
procura speciale a margine del ricorso;
RICORRENTI
CONTRO
Unicredit s.p.a., in persona del procuratore speciale, con procura notarile del
2.5.13, elett.te domic. in Roma alla via Della Fontanella Borghese n.72, presso
l’avv. A. Voltaggio, rappres. e difesa dall’avv. Tito Monterosso, con procura
speciale in calce al controricorso;
CONTRORICORRENTE
avverso la sentenza n. 221/2014 emessa dalla Corte d’appello di Messina,
depositata il 24.3.2014;
udita la relazione del consigliere, dott. Rosario Caiazzo, nella camera di
consiglio del 24 gennaio 2018.
RILEVATO CHE
Il Tribunale di Messina, con sentenza emessa nel 2003, decidendo le
opposizioni proposte da Saverio Colao e Rosalia Ilacqua avverso il decreto
ingiuntivo emesso su ricorso della Unicredito Italiano s.p.a. (già Credito

Data pubblicazione: 06/06/2018

Italiano s.p.a.), così provvedeva: revocava il decreto opposto; dichiarava la
nullità delle fideiussioni a firma apocrifa dell’Ilacqua; determinava il credito
della banca nei confronti del Colao, condannandolo al relativo pagamento;
dichiarava non determinabile, allo stato degli atti, il saldo debitorio dei conti
correnti intestati ai coniugi Colao-Ilacqua; rigettava le domande risarcitorie
proposte dagli opponenti.

suddetta sentenza; si costituì Unicredit banca s.p.a. quale avente causa della
Unicredito Italiano s.p.a., proponendo appello incidentale.
La Corte d’appello di Messina accolse l’appello principale e, in parziale riforma
della sentenza di primo grado: accertò l’illegittimità dell’annotazione di ipoteca
in danno di Rosalia Ilacqua e ne ordinò la cancellazione; accertò il diritto dei
coniugi appellanti al risarcimento dei danni causati dalla tardiva cancellazione
dell’ipoteca, a norma dell’art. 96, 2°c., c.p.c., per somma da liquidarsi in
separata sede, confermando per il resto la sentenza impugnata.
L’Unicredit banca s.p.a. propose ricorso per cassazione limitatamente al capo
della sentenza di secondo grado con cui fu riconosciuto il diritto degli appellanti
al risarcimento dei danni da tardiva cancellazione dell’ipoteca giudiziale.
La Corte di Cassazione, con sentenza del 3.2.2012, accolse il primo motivo di
ricorso, cassò la sentenza impugnata per violazione del predetto art. 96, 2°c.,
c.p.c., avendo erroneamente la Corte d’appello rimesso ad altro giudizio la
liquidazione del danno, una volta accertata la responsabilità risarcitoria della
banca, e ritenne assorbito il secondo motivo.
I suddetti coniugi hanno riassunto il giudizio; si è costituita Unicredit s.p.a.,
eccependo l’infondatezza della domanda risarcitoria e rilevando che il Colao era
ancora un suo debitore per il debito derivante da cinque assegni insoluti. La
banca ha eccepito altresì di aver cancellato l’ipoteca non proseguendo le azioni
esecutive intraprese nei confronti della Ilacqua.
Il giudice del rinvio ha rigettato la domanda risarcitoria degli appellanti,
rilevando che: la Suprema Corte aveva accolto il primo motivo del ricorso della
banca ribadendo la qualificazione della responsabilità della banca ex art. 96
c.p.c.; l’assorbimento del secondo motivo (con cui la banca aveva lamentato
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)))

I coniugi Colao-Ilacqua, con due distinti atti proposero appello avverso la

che la Corte avesse riconosciuto un danno da tardiva cancellazione dell’ipoteca
giudiziale non prospettato dalle parti, e che la domanda del Colao non avrebbe
potuto essere esaminata nel merito a causa del rinvio che la Corte d’appello
aveva fatto al separato giudizio di liquidazione) implicava una nuova
valutazione in merito alla responsabilità in questione; tuttavia, dato l’oggetto
del giudizio (risarcimento dei danni da illegittima iscrizione ipotecaria nel primo

l’intervenuta revoca del decreto ingiuntivo) e dato che i coniugi non avevano
dimostrato il danno sofferto, avendo allegato generiche indicazioni senza
nessuna concreta rappresentazione di pregiudizi, patrimoniali e morali
(soggiungendo che la richiesta c.t.u. era inammissibile perché esplorativa),
l’accertamento sulla responsabilità della banca si rendeva assolutamente
inutile.
I coniugi Colao-Ilacqua hanno proposto ricorso per cassazione affidato a due
motivi.
Resiste Unicredit s.p.a. con controricorso, illustrato da memoria.
Il Sostituto Procuratore Generale ha depositato relazione chiedendo il rigetto
del ricorso.
CONSIDERATO CHE
Con il primo motivo è stata denunziata violazione e falsa applicazione dell’art.
394, 2°c., c.p.c., avendo la Corte d’appello affermato la responsabilità
risarcitoria della banca, pur essendo ad essa preclusa ogni decisione sulla
stessa responsabilità, non costituente l’oggetto del giudizio di rinvio.
Con il secondo motivo è stata denunziata violazione degli artt. 96, 2°c. e 394,
3°c., c.p.c., avendo la Corte d’appello negato il risarcimento che era tenuta a
quantificare, e omettendo anche la necessaria attività istruttoria, considerando
che la prima sentenza d’appello era stata cassata limitatamente al capo
relativo al rinvio ad altro giudizio sulla sola liquidazione dei danni.
Il ricorso è infondato.
Il primo motivo ha denunziato la violazione dell’art. 394, 2°c., c.p.c.,
sostenendo che la sentenza che cassò la precedente decisione della Corte
d’appello avrebbe affermato che la condotta della banca era da qualificare
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grado, e nel secondo anche i danni da mancata cancellazione nonostante

come una responsabilità aggravata, a norma dell’art. 96, 2°c., c.p.c., con
pronuncia vincolante in ordine all’an della responsabilità. Il motivo è
inammissibile in quanto, per quanto esposto, la sentenza della Suprema Corte,
nell’accogliere il primo motivo e nel ritenere assorbito il secondo motivo del
ricorso della banca, non si pronunciò espressamente sulla sussistenza della
responsabilità risarcitoria della banca e, a sua volta, la Corte del rinvio ha

demandatole dalla sentenza rescindente, fosse superfluo in mancanza di
allegazioni del danno. Questa ratio decidendi è rimasta non impugnata.
Il secondo motivo è infondato. I ricorrenti hanno lamentato che la Corte di
rinvio sarebbe stata obbligata a liquidare i danni sofferti a causa della tardiva
cancellazione dell’ipoteca giudiziale, data l’asserita vincolatività della sentenza
della Corte di Cassazione in ordine all’an della responsabilità di cui all’art. 96
c.p.c., facendo ricorso, anche d’ufficio, ad ogni elemento o mezzo di prova
utile
Invero, è principio consolidato quello per cui le ipotesi di responsabilità
configurate dall’art. 96 c.p.c. (quanto meno nei primi due commi, e
prescindendo dal terzo comma di più recente introduzione) costituiscono
fattispecie speciali di responsabilità civile in rapporto a quella generale
prevista dall’art. 2043 c.c., e la loro specificità (che ne giustifica la particolare
disciplina, anche sul piano della tutela giudiziale) è costituita proprio dal
peculiare fatto illecito dannoso, rappresentato da una condotta processuale.
Ne consegue che, non essendo possibile concorso tra la fattispecie generale di
cui all’art. 2043 c.c. e quella speciale di cui all’art. 96 c.p.c., il danno
riconducibile alla scorretta condotta processuale è soggetto esclusivamente alla
speciale disciplina di cui all’art. 96 c.p.c. (Cass., ord. n. 12029/17).
Inoltre, in applicazione del principio dispositivo e della regola generale dettata
dall’art. 2697 c.c., la prova del danno da illecito incombe sul soggetto leso
istante, il quale ha l’onere di dimostrare l’esistenza e l’entità di un evento
pregiudizievole derivante causalmente dalla illecita condotta della controparte,
sorretto dal necessario elemento soggettivo. Nel caso concreto, il giudice di
rinvio, pur premettendo che ai fini della responsabilità in esame occorreva
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conclusivamente ed argomentatamente ritenuto che quell’accertamento, pur se

verificare se la banca avesse o meno agito con la normale prudenza, ha
ritenuto preliminarmente che i ricorrenti non avevano allegato, sia in primo
grado che in appello, alcuna prova dei danni lamentati, avendo essi indicato
solo generiche cause di danni senza però rappresentare i concreti pregiudizi, di
carattere patrimoniale o morale, che si sarebbero verificati. Questo
accertamento di fatto, logicamente motivato, è insindacabile in questa sede.

l’orientamento consolidato di questa Corte secondo cui la domanda di
risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c. non può trovare accoglimento tutte le
volte in cui la parte istante non abbia assolto all’onere di allegare (almeno) gli
elementi di fatto necessari alla liquidazione, pur equitativa, del danno
lamentato (Cass., n. 21798/15; SSUU, n. 7583/04; n. 20444/16).
Ne consegue altresì l’infondatezza della specifica doglianza circa il mancato
ricorso della Corte di merito a mezzi di prova officiosi, di cui è stata
ineccepibilmente argomentata l’insussistenza dei presupposti processuali
(Cass., n. 512/17; n. 3191/06).
Le spese seguono la soccombenza; il pieno rigetto comporta l’obbligo dei
ricorrenti di versamento della somma pari all’ulteriore importo del contributo
unificato.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso, condannando la parte ricorrente al pagamento, in
favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio che liquida nella
somma di euro 5000,00 per compensi, oltre euro 200,00 per esborsi e la
maggiorazione del 15% per rimborso forfettario delle spese generali.
Ai sensi dell’art. 13, comma

lquater, del d.p.r. n.115/02, dà atto della

sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso principale, a norma del comma lbis dello stesso articolo 13.
Così deciso nella camera di consiglio del 24 gennaio 2018.
Il Presidente
Il Consigliere est.

Il Funzio. ari()
iario
Dott.ssa FÀhrLJ, BA RONE

Giova poi ricordare, in conformità del parere espresso dal Pubblico Ministero,

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