Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1467 del 22/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1467 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: CRISCUOLO MAURO

ORDINANZA

sul ricorso 16184-2016 proposto da:
CANNAVO’ ANTONINO, CANNAVO’ ANGELA, CANNAVO’
SALVATORE, CANNAVO’ ROSARIO, elettivamente domiciliati in
ROMA, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, e
rappresentati e difesi dall’avvocato MASSIMILIANO SPITALERI
in virtù di procura in calce al ricorso;
– ricorrenti contro

CANNAVO’ GIUSEPPA, CANNAVO’ GAETANA;
– intimate-

avverso la sentenza n. 1867/2015 della CORTE D’APPELLO di
CATANIA, depositata il 14/12/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
del 19/10/2017 dai Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;

Data pubblicazione: 22/01/2018

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE
La Corte d’Appello di Catania con la sentenza n. 1867 del 14
dicembre 2015 rigettava l’appello proposto da Cannavò Angela,
Cannavò Salvatore, Cannavò Gaetana, Cannavò Antonio e
Cannavò Rosario nei confronti della sorella Cannavò Giuseppa,

rigettato la domanda di nullità del contratto di vitalizio del 6
marzo 2002 con il quale la defunta Patanè Orazia aveva ceduto
all’appellata un appartamento in Aci S. Antonio alla via
Boccaccio nn. 9 ed 11, in cambio delle prestazioni di cura,
assistenza, vitto ed alloggio da parte della cessionaria.
I giudici di appello rilevavano che risultava infondata la
deduzione di parte appellante secondo cui il contratto era privo
di alea al momento della stipula, dovendosi ritenere che le
complessive difese dell’appellata fossero volte anche a
contestare l’affermazione contraria degli attori.
Nel caso di specie risultava che la vitaliziata al momento della
conclusione del contratto non era affetta da particolari malattie
che ne facessero presagire la prossima scomparsa, come
confermato anche dal fatto che era poi deceduta cinque anni
dopo.
Non era invero prevedibile la durata della vita della cedente,
così che ben poteva individuarsi l’alea necessaria per la validità
del vitalizio.
Una volta disattesa la domanda di nullità del contratto, doveva
quindi escludersi che si fosse venuta a creare una comunione
ereditaria sul bene, ormai già fuoriuscito dal patrimonio della
de cuius alla data della sua morte, dovendo quindi essere
rigettata la domanda di divisione.
Quanto invece alla domanda di rendiconto, la Corte distrettuale
riteneva che la stessa era stata formulata in maniera generica,

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avverso la sentenza del Tribunale di Catania che aveva

mancando la stessa allegazione del titolo in base al quale la
convenuta avrebbe gestito i beni materni.
Cannavò Antonino, Angela, Salvatore e Rosario hanno proposto
ricorso per la cassazione di tale sentenza.
Le intimate non hanno svolto difese in questa fase.

ricorso risultino individuati 6 motivi di ricorso, in base alle
lettere da A) ad F), lo sviluppo argomentativo dell’atto in
questione consente di individuarne solo tre, di cui due (quello
concernente il rigetto della domanda di scioglimento della
comunione e quello relativo al carico delle spese di lite)
formulati chiaramente in via conseguenziale all’auspicato
accoglimento del primo motivo che invece verte sul rigetto
della domanda di nullità del vitalizio assistenziale.
Ed, infatti, il fulcro delle doglianze di parte ricorrente è
rappresentato proprio dalla affermazione della erroneità, sotto
vari profili, della decisione di rigetto della domanda in
questione.
In primo luogo si sottolinea l’illogicità della motivazione della
Corte d’Appello nella parte in cui non ha ritenuto che vi fosse
stata una non contestazione da parte della convenuta in merito
all’affermazione degli attori in punto di assenza di alea.
Successivamente, dopo aver sostanzialmente ritenuto corretta
la qualificazione del contratto quale vitalizio assistenziale, si
deduce che la decisione gravata non avrebbe fatto corretta
applicazione dei principi giurisprudenziali elaborati in merito a
tale figura contrattuale, pervenendo all’affermazione circa la
natura aleatoria del contratto, senza nemmeno avvalersi
dell’ausilio di una consulenza tecnica d’ufficio, che avrebbe
permesso di riscontrare in maniera obiettiva la presenza o
meno di una equivalenza tra le prestazioni a carico delle parti.

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Preliminarmente occorre rilevare che ancorchè a pag. 5 del

Il motivo è infondato.
Quanto all’apprezzamento della condotta processuale della
convenuta, la doglianza, oltre a far richiamo alla nozione di
motivazione illogica che riecheggia l’ormai abrogata
formulazione dell’art. 360 co. 1 n. 5 c.p.c., si risolve in una non

interpretazione delle difese della convenuta, dovendosi
escludere che sia connotata da illogicità la lettura offerta dalla
Corte di appello, secondo cui il tenore della comparsa di
risposta, lungi dal voler confermare l’assenza di alea, era volta
piuttosto a ribadire che dal contratto erano scaturite delle ben
precise obbligazioni a carico della cessionaria del bene,
sebbene la durata e l’entità delle prestazioni fossero legate alla
variabile aleatoria rappresentata dalla sopravvivenza della
alienante.
Per quanto invece attiene alla valutazione in merito
all’esistenza dell’alea, reputa il Collegio che la decisione abbia
fatto corretta applicazione dei principi di diritto elaborati sul
punto da questa Corte.
Anche di recente (cfr. Cass. n. 15904/2016) si è riconosciuta
l’ammissibilità del contratto atipico di vitalizio improprio o
assistenziale che si differenzia dalla donazione per l’elemento
dell’aleatorietà, essendo caratterizzato dall’incertezza obiettiva
iniziale circa la durata di vita del beneficiario e il conseguente
rapporto tra valore complessivo delle prestazioni dovute
dall’obbligato e valore del cespite patrimoniale cedutogli in
corrispettivo, sicchè solo l’originaria macroscopica sproporzione
del valore del cespite rispetto al minor valore delle prestazioni
fa presumere lo spirito di liberalità tipico della donazione,
eventualmente gravata da “modus”.

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consentita contestazione del potere del giudice di merito di

In tal senso è stato poi ribadito che (Cass. n. 22009/2016)
l’alea contrattuale appare correlata non solo alla durata della
vita del beneficiario ma anche alla variabilità e discontinuità
delle prestazioni suddette, suscettibili di modificarsi secondo i
bisogni (anche in relazione all’età ed alla salute del

palese sproporzione, deve essere compiuto con riferimento al
momento di conclusione del contratto nonchè al grado ed ai
limiti di obiettiva incertezza all’epoca esistenti in ordine alla
durata della vita ed alle esigenze assistenziali del vitaliziato
(conf. ex multis Cass. n. 15848/2011).
Con specifico riferimento a tale valutazione hanno avuto modo
di pronunciarsi anche le Sezioni Unite con la sentenza n.
6532/1994, citata anche dalla difesa dei ricorrenti, nella quale
si è affermato che l’indicata comparazione e l’indagine circa
l’incertezza dell’alea rappresentano apprezzamenti di fatto,
incensurabili in sede di legittimità se congruamente motivati.
Trattasi di affermazioni maturate nella previgente formulazione
dell’art. 360 n. 5 c.p.c., laddove era dato censurare il
ragionamento del giudice di merito per insufficienza ovvero
contraddittorietà della motivazione, laddove oggi, alla luce
della novella del 2012, è da escludersi che la valutazione
compiuta in sentenza possa esser sindacata semplicemente
allegando la non corretta valutazione di elementi di fatto
invece presi in considerazione dal giudice di merito.
Ciò chiarito,

la decisione gravata, con

un evidente

apprezzamento in fatto, come tale insuscettibile di sindacato in
questa sede, ha rilevato che la de cuius al momento della
stipula del contratto non era affetta da alcuna particolare
patologia (non apparendo a tal fine rilevante una frattura del
femore avvenuta circa un anno prima, alla quale era

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beneficiario), sicchè il giudizio di presumibile equivalenza o di

conseguita la completa guarigione), sicchè, proprio avendo
riguardo alle aspettative di vita, alle quali fanno riferimento gli
stessi ricorrenti come indice primario per la valutazione della
ricorrenza dell’alea, non era dato prevedere un’immediata
dipartita dell’alienante (fattore questo che ha invece in altri

contratto di vitalizio per assenza di alea).
Peraltro, secondo l’apprezzamento in fatto della decisione
impugnata, l’età avanzata della Patanè, se non faceva
presagire una morte imminente, tuttavia prospettava un
indubbio fattore di rischio collegato alla necessità di un
impegno maggiore da parte della figlia, potendo ipotizzarsi
l’insorgenza di malattie tipiche dell’anzianità, con la necessità
di dover sostenere rilevanti oneri economici per far fronte agli
impegni assunti in contratto.
Il ricorso, che peraltro appare carente del requisito della
specificità, laddove pur richiamando il contenuto di alcuni
elaborati peritali, omette di riprodurne, sia pure per sintesi il
contenuto, in violazione di quanto prescritto dall’art. 366 co. 1
n. 6 c.p.c., appare evidentemente volto a sollecitare un diverso
apprezzamento in fatto ad opera di questa Corte, in violazione
dei limiti posti al sindacato di legittimità, e quindi non può
trovare accoglimento, soprattutto in presenza di una
valutazione del giudice di merito connotata da intrinseca
logicità e coerenza.
Il rigetto del primo motivo volto specificamente a contestare il
rigetto della domanda di nullità del contratto di vitalizio,
determina poi l’infondatezza degli altri due motivi, come detto,
avanzati logicamente in via conseguenziale all’accoglimento del
primo motivo, restando esclusa, quanto al secondo,
l’insorgenza di una comunione ereditaria.

Ric. 2016 ti. 16184 sez. M2 – ud. 19-10-2017 -6-

casi indotto la giurisprudenza a concludere per la nullità del

La conferma del rigetto delle domande attoree dà altresì
contezza della corretta applicazione del principio della
soccombenza in punto di spese di lite.
Il ricorso deve pertanto essere rigettato.
Nulla per le spese atteso il mancato svolgimento di attività

Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30
gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare
atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre
2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013),
che ha aggiunto il comma 1-quater dell’art. 13 del testo unico
di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza
dell’obbligo di versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per
la stessa impugnazione.
PQM
Rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115/2002,
inserito dall’art. 1, co. 17, I. n. 228/12, dichiara la sussistenza
dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti del
contributo unificato dovuto per il ricorso principale a norma
dell’art. 1 bis dello stesso art. 13.
Così deciso nella camera di consiglio del 19 ottobr 20 7
Il
CEPOSITATO IN CANCELLERIA

2 2 GEN, 2018

1-unzionarie
Ci uio

tk),1‘2

Ric. 2016 n. 16184 sez. M2 – ud. 19-10-2017 -7-

e

difensiva da parte delle intimate.

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