Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14668 del 06/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 1 Num. 14668 Anno 2018
Presidente: BISOGNI GIACINTO
Relatore: BISOGNI GIACINTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Ogbeifun Anthony, elettivamente domiciliato in Roma,
presso la Corte di Cassazione, rappresentato e difeso, giusta
procura speciale in calce al ricorso, dall’avv. Guido Savio
(fax n. 011/4346038) che dichiara di voler ricevere le
comunicazioni relative al processo alla p.e.c.
guidoernestomariasavio@pec.ordineavvocatitorino.it ;
– ricorrente nei confronti di
Questura di Torino, quale articolazione territoriale del
Ministero dell’Interno, in persona del Questore pro tempore,
738

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12,
2017

presso gli uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato che la

Data pubblicazione: 06/06/2018

rappresenta e difende;
– controricorrente avverso il decreto del Tribunale di Torino emesso e
depositato il 26 febbraio 2016, n. 1792/16 R.G.V.G.;
udito il P.G. in persona del cons. Francesca Ceroni che ha

sentita la relazione in camera di consiglio del prTi
s Giacinto
Bisogni;
Rilevato che
1.

Il cittadino nigeriano Anthony Ogbeifun è stato

trattenuto presso il C.I.E. di Torino, in seguito a
provvedimento di convalida del Giudice di pace del 14
dicembre 2015, conseguente al decreto di espulsione
emesso, il precedente 12 dicembre, dal Prefetto di Pavia, ai
sensi dell’art. 13 comma 2 lett. c) del decreto legislativo n.
286/1998.
2.

Nel corso del trattenimento il ricorrente ha

proposto istanza di riconoscimento del diritto alla protezione
internazionale e il Questore di Torino ha emesso un nuovo
provvedimento di trattenimento presso il C.I.E. ai sensi
dell’art. 6 comma 2 lett. c) del decreto legislativo n.
142/2015 che è stato convalidato dal Tribunale di Torino in
data 30 dicembre 2015 per il periodo di sessanta giorni.
3.

La Commissione territoriale di Torino ha respinto

la istanza di protezione internazionale con provvedimento

2

concluso per l’inammissibilità del ricorso;

notificato il 15 febbraio 2016. Il Questore di Torino,
nell’approssimarsi della scadenza del periodo di
trattenimento, ne ha richiesto la proroga che è stata
disposta con il decreto del Tribunale di Torino che viene ora
impugnato per cassazione da Anthony Ogbeifun con tre

4.

Si difende con controricorso la Questura di

Torino.
Rilevato che
5.

Con il primo motivo di ricorso si deduce

violazione dell’art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c., in relazione agli artt.
6 comma 2 lett. d), 5-8 del decreto legislativo n. 142/2015.
Il ricorrente contesta la sussistenza dei presupposti per
l’emissione del decreto di proroga del trattenimento in
quanto la ragione addotta nella richiesta del Questore, e
cioè il pericolo di fuga in caso di cessazione del
trattenimento, non trova riscontro nelle ipotesi indicate dal
legislatore con il d.lgs. n. 142/2015: a) ricorso sistematico
alle false generalità; b) violazione delle misure e obblighi
disposti a garanzia delle misure alternative al trattenimento
nel C.I.E.; c) violazione del divieto di reingresso.
6.

Con il secondo motivo di ricorso si deduce

violazione dell’art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c., in relazione all’art. 6
comma 3 del decreto legislativo n. 142/2015. Il ricorrente
contesta che nel caso in esame la proroga del trattenimento
3
)

motivi di ricorso.

possa giustificarsi

con

la

proposizione

meramente

strumentale della domanda di protezione internazionale,
unica ipotesi prevista dalla citata disposizione di legge che
non è stata né accertata dalla Commissione territoriale né
posta a fondamento della richiesta e del provvedimento di

7.

Con il terzo motivo di ricorso si deduce

violazione dell’art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione all’art. 6,
comma 5, del decreto legislativo n. 142/2015. Il ricorrente
si duole della mancata comunicazione in forma scritta e in
lingua conosciuta dal destinatario della richiesta di proroga
del trattenimento e contesta la interpretazione del Tribunale
della norma sopra citata secondo cui solo il provvedimento
di trattenimento, in quanto adottato dalla autorità
amministrativa e convalidato da quella giudiziaria, comporta
l’obbligo

di

comunicazione

nelle

forme

rivendicate

dall’odierno ricorrente mentre la proroga è richiesta
dall’autorità

amministrativa

ma

adottata

da

quella

giudiziaria.
Ritenuto che
8.

Il primo motivo di ricorso è infondato. Il

Tribunale ha chiarito nel suo provvedimento che il
trattenimento è stato disposto perché il sig. Anthony
Ogbeifun versa nelle condizioni di cui all’art. 6 comma 2
lettera c) del decreto legislativo n. 142/2015 e che il
4
4—

proroga.

riferimento al rischio di fuga, contenuto nella istanza della
Questura di Torino, che ha chiesto la proroga del
trattenimento, non va inteso come nuovo e diverso
presupposto del trattenimento ma come riferimento alla
perdurante sussistenza delle ragioni che avevano

domanda di protezione internazionale, il suo trattenimento
presso il C.I.E. Questa precisazione vale ad escludere che la
proroga sia stata richiesta e disposta come automatica
conseguenza della pendenza del procedimento volto
all’accertamento del diritto alla protezione internazionale.
Infatti la persistenza delle ragioni che avevano giustificato il
trattenimento ha costituito il presupposto della richiesta e
della concessione della sua proroga. Non vi è quindi, nella
specie, come asserisce il ricorrente, una situazione di
pregiudizio, derivante dalla automatica rinnovazione del
trattenimento, che si sarebbe realizzata di fatto durante la
pendenza del procedimento per l’accertamento del diritto
alla protezione internazionale. Quest’ultimo procedimento
che attribuisce, nella normativa applicabile ratione temporis,
il diritto del richiedente a permanere nel territorio nazionale
sino alla sua definizione, comporta la proroga del
trattenimento disposto in relazione ad altri elementi
giustificativi sempre che però persistano gli elementi che lo
hanno giustificato originariamente. Per altro verso, come
5

giustificato, prima ancora che il sig. Ogbeifun proponesse

rileva l’Amministrazione controricorrente, una volta escluso
che sia stata richiesta la proroga come effetto automatico
della pendenza del procedimento per la concessione della
protezione internazionale, non vi è alcuna ragione logica per
ritenere che la proroga del trattenimento venga richiesta in

integrativa del pericolo di fuga. L’Amministrazione, stante il
regime di trattenimento in atto, non può che fare
riferimento alla situazione esistente al momento della sua
disposizione e della sua convalida e richiederne la proroga
sul presupposto della persistenza delle ragioni che lo hanno
giustificato.
9.

Il secondo motivo di ricorso va respinto per le

stesse ragioni che giustificano il rigetto del precedente
motivo dato che, contrariamente a quanto asserito dal
ricorrente, e per quanto si è detto in precedenza, il
trattenimento non è avvenuto e non è stato prorogato in
ragione della proposizione della domanda di protezione
internazionale ma per la sussistenza delle condizioni di cui
all’art. 6 comma 2 lett. c) del decreto legislativo n.
152/2015. Questa la ragione per cui nessuna valutazione
sulla pretestuosità della proposizione della domanda di
protezione internazionale è stata effettuata e richiesta.
10.

Il terzo motivo è anche esso infondato. La norma

invocata dal ricorrente si riferisce infatti all’ipotesi in cui sia
6

ragione del determinarsi di una situazione nuova e

il trattenimento sia la sua proroga siano stati disposti dal
Questore mentre la competenza a disporre la proroga spetta
al tribunale in composizione monocratica quando si riferisca
al trattenimento del cittadino straniero in un centro di
identificazione ed espulsione, ove sia ancora pendente il

internazionale reso dalla Commissione territoriale, e ciò
anche nel caso in cui il ricorrente sia stato attinto da
provvedimento di espulsione e trattenuto in attesa di essere
rimpatriato. Va inoltre rilevata la genericità e astrattezza
della censura sia con riguardo alla mancanza di forma scritta
della richiesta del Questore che al difetto di motivazione
dato che il ricorrente ha allegato la richiesta e ne ha
contestato la motivazione. Mentre, quanto alla sua mancata
traduzione in lingua comprensibile dal ricorrente, il giudice
del merito ha rilevato che essa, oltre a non costituire causa
di nullità del procedimento, non ha impedito la
partecipazione all’udienza e la difesa da parte del ricorrente
il quale, anche in questo giudizio, ha omesso ogni
specificazione circa la lesione del suo diritto di difesa.
11. Il ricorso va pertanto respinto con condanna del
ricorrente alle spese del giudizio di cassazione. Va rilevata
l’esenzione del ricorrente dall’obbligo di pagamento del
contributo unificato.

»

7

termine per l’impugnazione del diniego di protezione

t

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio cassazione liquidate in
complessivi euro 2.700, di cui 100 per spese, oltre spese
forfettarie e accessori di legge.

n.115/2002, dà atto della insussistenza dei presupposti per
il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo
a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma dell’art. 13 comma 1 bis del D.P.R. n.
115/2002.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 27
ottobre 2017.
Il Presidente

Funzionario Giud ziar’o
Dott.s.s. a rubri:la BA ■ 0

Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA