Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14663 del 18/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 18/07/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 18/07/2016), n.14663

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., a seguito della quale entrambe le parti hanno depositato memoria, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 6139/2014, depositata il 26 novembre 2014, non notificata, la CTR della Lombardia ha accolto l’appello proposto dal Supercondominio di Viale Vittorio 9, ubicato in detto Comune, nei confronti del Comune di Gallarate, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Varese, che aveva respinto il ricorso proposto dal contribuente avverso avviso di accertamento ICI relativo all’anno 2008, con il quale l’ente locale aveva assoggettato al tributo un’area condominiale di mq 1231 sulla quale erano stati realizzati due campi da tennis.

La sentenza della C.R.R ha riconosciuto la sussistenza dell’esenzione dal tributo, quale prevista del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i), ritenendo realizzate entrambe le condizioni, oggettiva (esercizio di attività sportiva) e soggettiva, in relazione al disposto dell’art. 87, ora art. 73, comma 1, lett. c), (norma peraltro non espressamente menzionata nella relativa decisione) del d.P.R. n. 917/1986. Avverso detta pronuncia il Comune di Gallarate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui resiste con controricorso il supercondominio.

I due motivi, con entrambi i quali l’ente impositore denuncia violazione, per falsa applicazione, del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i) e del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 87 (ora art. 73), comma 1, lett. c), (di seguito T.U.I.R.), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, possono essere esaminati congiuntamente, in quanto tra loro strettamente connessi, attenendo alla disamina dell’erroneità in diritto della decisione impugnata quanto alla riconosciuta sussistenza dei presupposti, soggettivo ed oggettivo, per il riconoscimento dell’esenzione.

I motivi sono fondati.

Invero, quanto al primo, è esatto il rilievo del Comune ricorrente laddove evidenzia che la decisione impugnata – richiamata, peraltro, in modo incompleto, la norma di riferimento del T.U.I.R. – si è limitata a dare atto della natura di “ente privato” del supercondominio, ciò che, ad ogni evidenza, non è sufficiente, sul piano soggettivo, a giustificare l’esenzione dall’ICI, essendo gli enti esentati solo quelli che, avendo natura di “enti non commerciali”, siano diretti utilizzatoti dell’immobile.

Premesso, altresì, che non sembra avere natura dirimente ai fini della decisione la controversa questione della natura giuridica, sul piano civilistico, del condominio (e supercondominio), non definitivamente risolta neppure alla luce della recente novella codicistica di cui alla L. 11 dicembre 2012, n. 220 – non dubitandosi, in astratto, sul piano ficcale, della qualificazione del supercondominio come soggetto passivo d’imposta – ciò che rileva nella fattispecie in esame è la verifica in concreto delle condizioni per beneficiare dell’esenzione secondo la succitata normativa di riferimento, compito precipuo del giudice di merito, che non è stato adeguatamente svolto dalla decisione impugnata.

Al riguardo non soccorre, invero, il rinvio, nella pronuncia della CTR, al citato precedente di questa Corte (Cass. sez. 5, 24 novembre 2012, n. 2821) nè quello, indiretto, alle ordinanze della Corte costituzionale n. 429/2006 e 19/2007, richiamate nella suddetta pronuncia – che ha peraltro negato la sussistenza delle condizioni per l’esenzione – poichè essa attiene ad una fattispecie del tutto peculiare (ente pubblico che esercita il possesso su immobili destinati ad esercizio di attività sportiva per il tramite di società di capitali, della quale era titolare della quasi totalità delle quote) e del tutto inconferente, quindi, con quella in esame.

Quanto alla necessità che la ratio dell’esenzione risponda a finalità solidaristiche, cui il Comune ha fatto riferimento in relazione anche alla circolare n. 2/DF del 26 gennaio 2009, contestata da controparte, essa trova ragione nel quadro dei principi costituzionali, segnatamente in riferimento al principio di sussidiarietà di cui all’art. 118 Cost., u.c.. Va, in proposito, assicurata quindi continuità all’indirizzo più di recente espresso da Cass. sez. 5, 2 aprile 2015, n. 6711.

Ne consegue, riguardo anche alla verifica della sussistenza del requisito oggettivo, che, in ragione della natura della norma attributiva di un beneficio fiscale, è pur sempre onere del contribuente dimostrarne la sussistenza dei presupposti (oltre alla citata Cass. n. 6711/15, si veda anche Cass. sez. 5, 29 febbraio 2008, a 5845); ciò mediante la prova che l’attività cui l’immobile è destinato (nella specie ad attività ricreative – sportive), non sia svolta con le modalità di un’attività commerciale ed abbia quelle finalità solidaristiche alla base delle ragioni dell’esenzione.

Il ricorso deve essere pertanto accolto per manifesta fondatezza, con rinvio per nuovo esame, sulla base del principio di diritto sopra affermato, a diversa sezione della CTR della Lombardia, che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso e, per l’effetto, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa a diversa sezione della CTR della Lombardia anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 luglio 2016

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