Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14660 del 26/05/2021

Cassazione civile sez. I, 26/05/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 26/05/2021), n.14660

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17683/2019 proposto da:

A.S., elettivamente domiciliato in Brescia, via Alessandro

Lussago n. 7, presso lo studio dell’avvocato Federico Scalvi, che lo

rappresenta e difende, giusta procura speciale;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BRESCIA, depositata il

10/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/02/2021 dal cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- A.S., di origine (OMISSIS), ha presentato ricorso avverso il provvedimento della Commissione territoriale di Brescia, di diniego di riconoscimento della protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria), come pure di quello di riconoscimento della protezione umanitaria.

Con decreto depositato in data 10 maggio 2019, il Tribunale di Brescia ha respinto il ricorso.

2.- Il Tribunale ha rilevato, in particolare, che il racconto delle ragioni di espatrio svolto dal ricorrente non comprendeva vicende in qualche modo coniugabili con il riconoscimento del diritto di rifugio.

Quanto alla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) ha escluso di ritenere credibile la narrazione compiuta dal richiedente, in quanto implausibile e inattendibile (“non appare plausibile che la ragazza non abbia detto il vero nome del padre del nascituro oppure non abbia indicato un nome fittizio, anzichè accusare un soggetto del tutto innocente che avrebbe potuto avere un alibi”). Sulla base di più report, ha inoltre rilevato che nel (OMISSIS) non ricorre attualmente alcuna situazione riconducibile alla norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).

In punto di protezione umanitaria, poi, il decreto ha affermato che “non paiono sussistere elementi di vulnerabilità soggettiva, il richiedente non ha problemi di salute, ha piena capacità lavorativa. Nel Paese di origine ha ancora parenti o conoscenti, sia nel villaggio di origine, sia in altre città del (OMISSIS) presso i quali potrebbe trovare sostegno o aiuto”.

3.- Avverso questo provvedimento A.S. propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.

L’intimato Ministero non ha svolto difese nell’ambito del presente grado del giudizio.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.- Il ricorrente censura la decisione del Tribunale di Brescia: (i) col primo motivo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. g) e h), art. 14 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 1, lett. f) e g) non avendo questa tenuto conto che, nella realtà delle cose, “la questione verte sia sull’altissimo tasso di criminalità che prospera in (OMISSIS), sia sul problema irrisolto del terrorismo”; (ii) col secondo motivo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 perchè, “sebbene A.S. abbia sempre offerto un racconto lineare e dettagliato”, “di tp.ìcooperazionLda parte del giudice di prime cure non vi è traccia; (iii) col terzo motivo, per violazione della normativa in materia di protezione umanitaria.

5.- Il ricorso è in ammissibile.

Il Tribunale bresciano ha motivato la propria decisione sull’attuale situazione presente nel (OMISSIS) sulla base di plurime fonti, aggiornate (all’ottobre 2018) e attendibili. Fonti che, a parte tutto, il ricorrente non prende nemmeno in esame. Nei fatti, il ricorrente – nell’invocare una nuova valutazione della situazione che attualmente presenta il (OMISSIS) e quindi nel chiedere a questo giudice un esame che gli è precluso – fa cenno generico, e neppure supportato da alcuna fonte, ad avvenimenti che sarebbero accaduti nell’ambito del detto territorio.

Per altro verso, il ricorrente non indica le ragioni per cui lo stato di “microcriminalità”, a suo dire connotante in modo strutturale la società (OMISSIS), verrebbe a coincidere con la fattispecie di conflitto armato o violenza generalizzata presa in considerazione dalla norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c.).

Quanto alla protezione umanitaria, il motivo di ricorso non provvede neanche a predicare la sussistenza di una situazione di vulnerabilità che risulti specifica alla persona del richiedente.

6.- Non vi è luogo per provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, stante la mancata costituzione del Ministero.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2021

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