Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14648 del 09/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 09/07/2020, (ud. 26/02/2020, dep. 09/07/2020), n.14648

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9980-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (OMISSIS), AGENZIA DELLE ENTRATE

(OMISSIS), in persona dei rispettivi Direttori pro tempore,

elettivamente domiciliate in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che le rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrenti –

contro

ITALCOSTRUZIONI SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 58/3/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 08/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/02/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CROLLA

COSMO.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. La soc. Italcostruzioni srl impugnava la cartella di pagamento, asseritamente non notificata, concernente tributi Ires, Irap e Iva per un importo complessivo di Euro 57.056,21 riferita all’anno di imposta 2011.

2. La Commissione Tributaria Provinciale di Napoli dichiarava inammissibile il ricorso non avendo la contribuente indicato l’epoca di conoscenza dell’atto esattivo.

3. Sull’impugnazione della soc. Italcostruzioni srl la Commissione Tributaria Regionale della Campania accoglieva l’appello rilevando, per quanto di interesse in questa sede, l’invalidità della notifica della cartella effettuata via pec in quanto compiuta in estensione pdf anzichè in estensione p7m la sola a garantire il contenuto dell’atto nel messaggio e a confermare l’identità del mittente.

4. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate sulla base di tre motivi. La società intimata non si è costituita.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, per avere la CTR ritenuto la tempestività dell’impugnazione del ruolo individuando il dies a quo dalla dichiarazione del contribuente e dalla stampa dell’estratto ruolo dal cassetto fiscale

1.1 Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 19 e 21, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la CTR dichiarato inammissibile il ricorso avverso dell’estratto ruolo in presenza di regolare notifica delle cartelle esattoriali non impugnate nei termini.

1.2 Con il terzo motivo si censura violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, nonchè del D.P.R. n. 68 del 2005, artt. 5 e 6, richiamati dal D.Lgs. n. 159 del 2015, art. 14, in relazione agli artt. 1335 e 2697 c.c. a all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver l’impugnata sentenza erroneamente dichiarato l’invalidità della notifica della cartella esattoria avvenuta eseguita a mezzo posta elettronica secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

2. Il secondo e il terzo motivo, da esaminarsi preliminarmente e congiuntamente stante la loro intima connessione, sono fondati con assorbimento del primo.

2.1 In punto di impugnazione dell’estratto di ruolo le Sezioni Unite di questa corte hanno fissato il seguente principio: “E’ ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario, senza che a ciò sia di ostacolo il disposto dell’ultima parte del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, posto che una lettura costituzionalmente orientata di tale norma impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non escluda la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale quando ciò non sia imposto dalla stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione (Cass., S.U, n. 19704/2015)”. La successiva giurisprudenza delle sezioni semplici si è uniformata al principio di diritto sopra riportato (cfr. Cass. 1302/2018.).

2.2 Sussiste, quindi, l’attuale e concreto interesse del contribuente, riconosciuto dalla ormai consolidata giurisprudenza, ad impugnare la cartella di pagamento solo ove la stessa non sia stata debitamente notificata.

2.3 Nella fattispecie la CTR ha accertato che la cartella esattoriale è stata notificata a mezzo del servizio di posta elettronica certificata, modalità di partecipazione dell’atto, consentita ai sensi del combinato disposto di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 2, e del richiamato D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 7.

2.4 I giudici di seconde cure hanno, tuttavia, affermato l’invalidità di tale forma di notifica per essere stata compiuta in estensione pdf anzichè p7m atteso che soltanto quest’ultima estensione garantisce l’integrità e l’immodificabilità del documento informatico e, quanto alla firma digitale, l’identificabilità del suo autore e conseguentemente la paternità dell’atto.

2.5 La sentenza della Cassazione nr. 6417/2019 ha fatto il punto in materia affermando: “per quanto riguarda invece la possibilità di notificare un atto mediante PEC è stato affermato dalle sezioni unite sia che l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna dello stesso ha comunque prodotto il risultato della sua conoscenza e determinato così il raggiungimento dello scopo legale (Cass. 28 settembre 2018 n. 23620) sia che l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica (nel caso affrontato dalla Cassazione il file era in “estensione.doc”, anzichè “formato.pdf”) ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale (Cass. 18 aprile 2016, n. 7665), sia ancora che in tema di processo telematico, a norma del D.Dirig. 16 aprile 2014, art. 12, di cui al D.M. n. 44 del 2011, art. 34 – Ministero della Giustizia -, in conformità agli standard previsti dal Reg. UE n. 910 del 2014, ed alla relativa decisione di esecuzione n. 1506 del 2015, le firme digitali di tipo “CAdES” e di tipo “PAdES” sono entrambe ammesse e equivalenti, sia pure con le differenti estensioni “.p7m” e “.pdf”. Tale principio di equivalenza si applica anche alla validità ed efficacia della firma per autentica della procura speciale richiesta per il giudizio in cassazione, ai sensi dell’art. 83 c.p.c., comma 3, del D.M. n. 44 del 2011, art. 18, comma 5 e del cit. D. Dirig., art. 19 bis, commi 2 e 4 (Cass. 27 aprile 2018, n. 10266), dovendosi altresì tenere conto che è stato affermato che la natura sostanziale e non processuale della cartella di pagamento non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria; sicchè il rinvio disposto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26,comma 5, (in tema di notifica della cartella di pagamento) al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 (in materia di notificazione dell’avviso di accertamento), il quale, a sua volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile, comporta, in caso di nullità della notificazione della cartella di pagamento, l’applicazione dell’istituto della sanatoria per raggiungimento dello scopo, di cui all’art. 156 c.p.c.” (Cass. 30 ottobre 2018, n. 27561).

2.5 Ne consegue, pertanto che, essendo stata la notificazione della cartella validamente eseguita, la mancata impugnazione della cartella nei termini previsti dalla legge rende inammissibile ricorso avverso l’estratto ruolo.

3. Il ricorso va, quindi, accolto con cassazione dell’impugnata sentenza e rinvio alla CTR in diversa composizione anche in ordine al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte:

accoglie il primo e secondo motivo di ricorso assorbito il terzo, cassa l’impugnata sentenza in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Commissione Regionale della Campania in diversa composizione anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 26 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 luglio 2020

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