Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14645 del 18/07/2016


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Cassazione civile sez. III, 18/07/2016, (ud. 05/04/2016, dep. 18/07/2016), n.14645

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20424/2013 proposto da:

M.A., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZALE CLODIO 12, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO MAZZETTA,

rappresentato e difeso dall’avvocato DOMENICO OROPALLO giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

P.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

MACCARI 123, presso lo studio dell’avvocato P.V.

difensore di sè medesimo;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 240/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 15/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/04/2016 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO;

udito l’Avvocato ANTONIO MAZZETTA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per l’improcedibilità del ricorso.

Fatto

I FATTI

L’avv. M.A. veniva sottoposto a processo penale per aver falsificato la firma per autentica apposta in alcuni atti giudiziari dall’avv. P.V., all’epoca suo collaboratore e veniva assolto per non aver commesso il fatto.

La Corte d’Appello di Roma rigettava l’appello della parte civile.

La Corte di cassazione, sezione 4^ penale, accoglieva invece il ricorso della parte civile e, con sentenza n. 38322 del 2009, rinviava gli atti al giudice d’appello civile per le sue valutazioni.

L’avv. P. riassumeva il giudizio dinanzi alla Corte d’Appello di Roma ai sensi dell’art. 622 c.p.p..

La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza qui impugnata, riformava le statuizioni civili della precedente sentenza assolutoria e condannava l’avv. M. al pagamento di Euro 10.000,00 a titolo di risarcimento del danno in favore del collega, oltre alle spese dei vari gradi di giudizio.

L’avv. M.A. propone ricorso per cassazione (notificato il 16 settembre 2013) nei confronti dell’avv. P.V., per la cassazione della sentenza n. 240 del 2013 depositata dalla Corte d’Appello di Roma in data 15 gennaio 2013, notificata il 4.6.2013, che non risulta essere stata depositata in copia notificata.

L’avv. P. resiste con controricorso.

Diritto

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

Va esaminata pregiudizialmente una questione idonea a definire il giudizio, in quanto il ricorso appare destinato, alla luce di essa, ad essere dichiarato improcedibile.

Il ricorrente ha egli stesso dichiarato, nel ricorso proposto, di aver ricevuto in data 4.6.2013 la notifica della sentenza impugnata.

Ciò nondimeno, non ha ottemperato all’obbligo, imposto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, a pena di improcedibilità, di depositare insieme al ricorso nella cancelleria della Corte copia autentica della sentenza impugnata con la relazione di notificazione se questa – come nella specie riferisce lo stesso ricorrente – è avvenuta, il tutto entro il termine fissato dal primo comma del medesimo art. 369 c.p.c., ovvero nel termine di venti giorni dall’ultima notificazione alle parti contro le quali il ricorso è proposto.

Il ricorrente si è limitato a depositare – come verificato da un attento riscontro nel fascicolo – copia della sentenza depositata il 15 gennaio 2013, attestata come conforme all’originale in data 19.2.2013 dalla cancelleria del giudice che l’ha emessa e non la copia notificata della sentenza stessa.

La copia notificata della sentenza non è stata reperita neppure all’interno del fascicolo del controricorrente.

Nel corso della udienza pubblica di discussione della causa, ove in sede di relazione orale è stata evidenziata la mancanza della copia notificata del provvedimento impugnato, nulla ha evidenziato in proposito il procuratore del ricorrente, presente all’udienza.

Lo stesso ha poi provveduto a depositare un atto denominato “note di chiarimento per il Collegio” non nel corso della stessa udienza nè entro il termine di essa, ma in data 6.4.2016, ovvero il giorno successivo all’udienza, in cui svolge le sue osservazioni in merito alle conclusioni nel senso della “inammissibilità” (rectius improcedibilità) del ricorso formulate dal P.G. in udienza.

Di tali osservazioni non si può tener alcun conto in quanto tardive, in base alla previsione contenuta nell’art. 379 c.p.c., u.c., che consente agli avvocati delle parti, all’esito della relazione e della discussione orale, di presentare brevi osservazioni scritte indirizzate alla Corte nel corso della stessa udienza e fino al termine di essa, relative esclusivamente alle conclusioni del pubblico ministero.

A ciò si aggiunga che il ricorso, notificato il 16 settembre 2013 non risulta essere stato proposto entro il termine breve a decorrere dalla pubblicazione della sentenza, risalente al 15 gennaio 2013. Non può quindi farsi applicazione dell’orientamento giurisprudenziale di questa Corte secondo il quale pur in difetto di produzione di copia autentica della sentenza impugnata e della relata di notificazione della medesima (adempimento prescritto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2), il ricorso per cassazione deve egualmente ritenersi procedibile ove risulti, dallo stesso, che la sua notificazione si è perfezionata, dal lato del ricorrente, entro il sessantesimo giorno dalla pubblicazione della sentenza, poichè il collegamento tra la data di pubblicazione della sentenza (indicata nel ricorso) e quella della notificazione del ricorso (emergente dalla relata di notificazione dello stesso) assicura comunque lo scopo, cui tende la prescrizione normativa, di consentire al giudice dell’impugnazione, sin dal momento del deposito del ricorso, di accertarne la tempestività in relazione al termine di cui all’art. 325 c.p.c., comma 2 (Cass. n. 17066 del 2013).

Tutto ciò premesso, deve dichiararsi l’improcedibilità del ricorso per omesso deposito nel termine fissato a pena di improcedibilità dall’art. 369 c.p.c., comma 1, della copia notificata del provvedimento impugnato, il cui riscontro precede anche quello dell’eventuale inammissibilità ed esime dall’esaminare e finanche dal dover riportare i motivi di ricorso.

E’ noto che la prima sezione di questa Corte, con ordinanza interlocutoria n. 1081 del 21 gennaio 2016, ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione riguardante la procedibilità, o meno, del ricorso per cassazione quando la copia notificata della sentenza impugnata, non depositata dal ricorrente che pure abbia dichiarato l’esistenza di tale evento, sia stata prodotta da un’altra parte nel giudizio di legittimità. Tuttavia, non si ravvisa la necessità di attendere la decisione delle Sezioni Unite atteso che, nel caso di specie, neppure tra i documenti depositati nel giudizio di cassazione dalla parte controricorrente, riportati nell’indice in calce al controricorso, compare la copia notificata della sentenza di appello, per cui la definizione della questione da parte delle Sezioni Unite nessuna incidenza potrebbe spiegare nel presente giudizio.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al dispositivo.

Atteso che il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della soccombenza del ricorrente, la Corte, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte dichiara improcedibile il ricorso. Pone a carico del ricorrente le spese di giudizio sostenute dal controricorrente, che liquida in complessivi Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre contributo spese generali ed accessori.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, il 5 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 luglio 2016

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