Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14637 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 14637 Anno 2018
Presidente: DI VIRGILIO ROSA MARIA
Relatore: PAZZI ALBERTO
Data pubblicazione: 06/06/2018

ORDINANZA

sul ricorso n. 6676/2013 proposto da:
Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.a. in Amministrazione Straordinaria,
in persona dei commissari straordinari pro tempore, elettivamente
domiciliata in Roma, Via Gian Giacomo Porro n. 15, presso lo studio
dell’ Avvocato Daniele Umberto Santosuosso, che la rappresenta e
difende giusta procura in calce al ricorso;

ricorrente –

contro
Air Pullmann Noleggi S.r.l.;
-intimata –

nonchè contro
Air Pullmann Noleggi S.r.l., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Ovidio n. 20, presso

lo studio dell’ Avvocato Daniela Rescigno, rappresentata e difesa dall’

Avvocato Stefano Bastianon giusta procura in calce al controricorso e
ricorso incidentale;
– controricorrente e ricorrente incidentale contro
Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.a. in Amministrazione Straordinaria;
-intimata avverso il decreto n. 683/2013 del Tribunale di Roma depositato il
31/1/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
15/03/2018 dal consigliere Alberto Pazzi;
Rilevato che:
l. il Giudice delegato alla procedura di Alitalia Linee Aeree Italiane

s.p.a. in A.S. ammetteva al passivo il credito vantato da Air Pullman
Noleggi s.r.l. per il solo importo capitale con esclusione degli interessi
moratori previsti dal d. lgs. 231/2002, ritenendo che tale disciplina
non trovasse applicazione con riferimento ai crediti vantati nei
confronti delle procedure concorsuali.
2. Il Tribunale di Roma, a seguito dell’ opposizione proposta da
Air Pullman Noleggi s.r.l. perché fossero ammessi in via principale gli
interessi previsti dal d. lgs. 231/2002 o, in subordine, quanto meno
gli interessi ex art. 1284 cod. civ., ribadiva che i tassi previsti dal d.
lgs. 231/2002 non trovavano applicazione in sede concorsuale, poiché
l’ esclusione prevista dall’ art. l, comma 2, lett. a) del medesimo
decreto doveva essere intesa come riferita anche al periodo anteriore
all’ avvio del concorso, ma riteneva che dovessero essere riconosciuti
gli interessi al saggio previsto dall’art. 1284 cod. civ ..
3. Ha proposto ricorso per cassazione contro tale decreto Alitalia
Linee Aeree Italiane s.p.a., al fine di far valere due motivi di
impugnazione.
2

Ha resistito con controricorso Air Pullman Noleggi s.r.l., la quale ha
proposto ricorso incidentale con cui ha articolato due motivi di
impugnazione.
Considerato che:
4. il primo motivo del ricorso principale denuncia la violazione e
la falsa applicazione dell’ art. 98 legge fall., poichè il Tribunale,
sconfessando la natura impugnatoria del giudizio di opposizione,
aveva accolto la domanda nuova proposta in subordine dal creditore
istante per l’ ammissione degli interessi al saggio di cui all’ art. 1284
c.c. malgrado la stessa fosse stata avanzata soltanto e per la prima
volta con il ricorso in opposizione allo stato passivo.
Il secondo mezzo adduce, ai sensi dell’ art. 360, comma l, n. 4, cod.
proc. civ., la nullità della decisione impugnata a causa del mancato
rispetto da parte del giudice dell’opposizione degli artt. 99 e 112 cod.
proc. civ. e dell’ art. 2907 cod. civ., in quanto il Tribunale aveva
statuito su una domanda inammissibile in sede di impugnazione e
aveva così emesso una decisione esorbitante rispetto alle legittime
richieste delle parti; né era possibile sostenere che la domanda
erroneamente accolta non necessitasse di essere espressamente
articolata, risultando di tutta chiarezza la diversità tra la insinuazione
per gli interessi ai sensi delle norme contenute nel codice civile e la
domanda riguardante la diversa tipologia di interesse prevista dal d.
lgs. 231/2002.
5. Il primo motivo del ricorso incidentale lamenta la violazione e
la falsa applicazione dell’art. l, comma 2, lett. a), d. lgs. 231/2002
con riferimento all’art. 6, n. 3, lett. a), della direttiva 2000/35/CE: in
tesi del ricorrente incidentale tali norme dovevano essere intese, in
coerenza con lo scopo perseguito dalla direttiva europea, in senso
restrittivo

e

dunque

ritenendo

che
3

l’

esclusione

ivi

stabilita

riguardasse i soli interessi

maturati nel periodo successivo all’

apertura della procedura concorsuale.
Con il secondo motivo il decreto impugnato è censurato per violazione
e falsa applicazione dell’art. l, comma 2, lett. a), d. lgs. 231/2002 in
rapporto agli artt. 3, 76 e 77 Cost., in quanto l’ interpretazione
offerta dal Tribunale da una parte creava un’ ingiustificata disparità di
trattamento con i creditori a cui risultava applicabile la disciplina
prevista dalla legge 198/2002 in materia di subfornitura, dall’ altra
introduceva una limitazione non prevista dalla legge delega, che al
contrario

aveva

inteso

coordinare

la

nuova

disciplina

con

le

disposizioni in materia di subfornitura.
6. Il ricorso incidentale – da esaminarsi in via prioritaria, avendo
a oggetto la domanda principale avanzata dal creditore istante in
sede di insinuazione – è fondato.
6.1 Poiché è pacifico fra le odierne parti che le disposizioni del d. lgs.
231/2002 non si applicano agli interessi maturati a seguito della
dichiarazione di fallimento, ai sensi dell’ art. l, comma 2, lett. a) del
decreto in parola, a mente del quale le disposizioni del medesimo
“non trovano applicazione per debiti oggetto di procedure concorsuali
aperte a carico del debitore”, bisogna verificare se tale norma riguardi
anche agli interessi maturati prima dell’ apertura della procedura e
comporti quindi la perdita del diritto a pretendere l’ applicazione dei
saggi previsti dall’art. 5 d. lgs. 231/2002 dalle scadenze stabilite dal
precedente articolo 4 sino alla data di apertura del concorso.
6.2 La finalità della direttiva europea 2000/35/CE a cui il d. lgs.
231/2002

si

propone

di

dare

attuazione,

come

emerge

dai

consideranda nn. 7 e 16, è all’ evidenza quella di contrastare
condotte di rinvio dei pagamenti adottate come tecnica finanziaria di
gestione delle esposizioni debitorie dell’ impresa, al fine di evitare i
4

riflessi a cascata sull’ economia europea in termini non solo di
maggiori oneri finanziari e amministrativi per le imprese creditrici, ma
anche di creazione di rischi di insolvenza e di perdita dei rapporti di
lavoro.
Il disposto della norma nazionale di attuazione deve perciò essere
interpretato alla luce delle specifiche finalità perseguite dalla direttiva
europea.
6.3 Il riconoscimento della maturazione degli interessi – che si
acquistano giorno per giorno ex art. 821, comma 3, cod. civ., dalle
scadenze e ai saggi previsti dagli artt. 4 e 5 d. lgs. 231/2002 in
ragione della

morosità

dell’ imprenditore fino

all’ apertura

del

concorso – rimane del tutto coerente con le finalità della direttiva
sopra indicate.
Il disposto dell’ art. l, comma 2, lett. a), d. lgs. 231/2002 deve poi
essere inteso come un’ eccezione rispetto alla regola generale
giustificata dal fatto che, una volta aperto il concorso, il pagamento
non pronto trova causa non più nel fenomeno di procrastinazione dei
pagamenti che la direttiva europea si riprometteva di contrastare, ma
nell’ esigenza di dare regolare sviluppo alla procedura concorsuale
nell’ interesse di tutti i creditori.
6.4 La speciale disciplina riservata dal d. lgs. 231/2002 alle procedure
concorsuali è perciò finalizzata a una gestione dei diritti acquisiti al
momento dell’ apertura del concorso nell’ ottica di salvaguardare la
par condicio credito rum.
Una

lettura

che

anticipasse

la

disapplicazione

dei

tassi

cd.

commerciali a un’ epoca anteriore al fallimento priverebbe invece i
creditori concorsuali di un diritto ormai maturato al momento dell’
apertura del concorso.

5

In proposito questa Corte ha già avuto modo di precisare che il
peculiare statuto dei crediti nati nelle transazioni commerciali tra
imprese imposto dal diritto comunitario, i cui interessi si producono
automaticamente e senza la necessità formale della messa in mora
del debitore secondo il meccanismo previsto dall’ art. 4 del d. lgs.
231/2002, ha natura speciale rispetto alle preesistenti disposizioni
comuni nel diritto concorsuale (gli artt. 54 e 55 legge fall.) e non può
essere oggetto di interpretazioni abroganti da parte del giudice
comune che si pongano in contrasto con il principio di effettività della
normativa europea.
Sarà quindi necessario ritenere che i presupposti per l’ applicazione
del diritto comunitario (e cioè l’ automatico addebito degli interessi
moratori nei rapporti a cui è applicabile la direttiva menzionata)
ricorrano, proprio perché imposti ex /ege e senza necessità di un
provvedimento
dichiarazione

giudiziale,
di

fallimento

fino

a

dell’

quando

impresa

ad

non
essa

intervenga

la

assoggettata

(avente, peraltro, natura costitutiva: Cass., S.U., n. 26619/2007 e
successive conformi) e senza che tale statuizione possa avere effetto
retroattivo, disponendo la cancellazione del relativo ammontare ormai
legittimamente maturato.
6.5 Non convince la tesi sviluppata nel provvedimento impugnato
secondo cui, ove si ritenesse che i tassi in parola si applicano sino alla
data del fallimento, la norma in questione non farebbe altro che
ribadire quanto già previsto in via generale dall’art. 55 legge fai l..
In realtà, a prescindere dal fatto che la coerenza di due norme non
impone di andare ad assegnare ad una delle due un significato
distonico al fine di non ritenere la stessa inutile, l’ art. 55 legge fall.
mantiene la sua utilità, perché stabilisce non solo la regola generale
della sospensione del corso degli interessi, ma prevede anche la
6

scadenza anticipata dei debiti del fallito ai fini del concorso nella
logica della cristallizzazione del passivo e, soprattutto, il protrarsi del
decorso degli interessi per i crediti privilegiati o garantiti da pegno o
ipoteca.
6.6 Occorre pertanto ribadire in questa sede i principi già affermati
dalla giurisprudenza di questa corte secondo cui l’ art. l, comma 2,
lett. a), d. lgs. n. 231/2002, il quale stabilisce l’ inapplicabilità delle
disposizioni dettate dal medesimo decreto per i debiti oggetto di
procedure concorsuali aperte a carico del debitore, dev’ essere
interpretato nel senso che, conformemente alla regola dettata in via
generale dall’ art. 55 r.d. 16 marzo 1942, n. 267, l’ esclusione del
tasso d’ interesse maggiorato previsto dagli artt. 4 e 5 d. lgs.
231/2002 opera soltanto a decorrere dalla data della dichiarazione di
fallimento, fermo restando il diritto al riconoscimento di quelli già
maturati in epoca anteriore all’accertamento dello stato d’insolvenza
del debitore (cfr. Cass. 8/2/2017 n. 3300; Cass. 5/6/2016 n. 8979);
il Giudice delegato, in mancanza di una sentenza passata in giudicato
che abbia accertato il credito maturato a titolo di interessi moratori,
dovrà compiere l’ accertamento dell’ ammontare degli interessi
maturati in sede di ammissione al passivo del credito, secondo le
regole

stabilite

dalla

legge

speciale,

attuativa

della

direttiva

comunitaria menzionata.
7.

L’

accoglimento

del

ricorso

incidentale

comporta

l’

assorbimento dell’ intero ricorso principale, vertente sulla domanda
proposta in via subordinata in sede di opposizione.
Sarà perciò necessario in conclusione cassare il decreto impugnato e
rinviare al Tribunale di Roma, il quale nel tornare a esaminare la rev.
iudicanda si atterrà al principio di diritto sopra formulato e avrà cura

di liquidare anche le spese di lite relative a questo grado di giudizio.
7

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiarate assorbite
le altre censure, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa al
Tribunale di Roma in diversa composizione anche per provvedere in
ordine alle spese di questo grado di giudizio.

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Così deciso in Roma in data 15 marzo 2018.

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