Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14634 del 06/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 1 Num. 14634 Anno 2018
Presidente: CRISTIANO MAGDA
Relatore: TRICOMI LAURA

sul ricorso 11422/2014 proposto da:
Universal Studium S.r.l., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Panama n.100,
presso lo studio dell’avvocato Caroppo Francesco, che la rappresenta
e difende unitamente all’avvocato Sperti Diego, giusta procura in
calce al ricorso;
-ricorrente contro

1
R.G.N. 11422/2014
Cons. est. Laura Tricorni

Data pubblicazione: 06/06/2018

Unicredit S.p.a., e per essa la mandataria Unicredit Credit
Management Bank S.p.a., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Lungotevere A. da
Brescia n. 9-10, presso lo studio dell’avvocato Fioretti Andrea,
rappresentata e difesa dall’avvocato Erroi Luca, giusta procura in
calce al controricorso;

e contro
Amato Paolo;
– intimato –

avverso la sentenza n. 62/2014 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
del 15/01/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
01/02/2018 dal cons. TRICOMI LAURA.

RITENUTO CHE:
La Universal Studium SRL ricorre con cinque mezzi per la
cassazione della sentenza della Corte di appello di Lecce, in epigrafe
indicata, che ha parzialmente riformato la decisione di primo grado,
in controversia concernente i contratti di conto corrente bancario
intrattenuti dalla società con la Banca Vincenzo Tamborino, in seguito
Rolo Banca 1473, poi incorporata da Unicredit Banca di Roma SPA, il
primo (n.254043 – già 7972) aperto il 30/06/1993 e chiuso il

2
R.G.N. 11422/2014
Cons. est. Laura Tricorni

-controricorrente –

23/09/2003, ed il secondo (n. 278340) aperto il 05/02/2002 e chiuso
il 21/10/2004.
La Unicredit SPA, succeduta alla Unicredit Banca di Roma SPA
nella titolarità dei rapporti controversi, e per essa la mandataria
Unicredit Credit Management Bank SPA replica con controricorso;
rimane intimato il fideiussore Paolo Amato.

contratti o, in subordine, per sentirli annullare per vizio del consenso,
o in ulteriore subordine, per l’accertamento della nullità delle clausole
di determinazione degli interessi debitori mediante rinvio agli usi su
piazza, di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, nonché
della non debenza di tutto quanto addebitatole a titolo di prezzi, tassi
e condizioni non pattuiti per iscritto e per ottenere la condanna della
convenuta alla ripetizione delle somme indebitamente pagate oltre
che al risarcimento dei danni. La banca, contestate le avverse
pretese, ed ottenuta la chiamata in causa del fideiussore, aveva
spiegato domanda riconvenzionale chiedendo il pagamento del saldo
debitore del secondo conto.
Il giudice di primo grado accoglieva in parte la domanda
riconvenzionale e condannava la società e Paolo Amato al pagamento
a favore della banca di €.33.246,84, oltre interessi; accoglieva altresì
la domanda principale e condannava la banca al pagamento a favore
della società e di Paolo Amato della somma di €.16.205,50, oltre
interessi.
A seguito di appello principale proposto dalla Universal e di
appello incidentale proposto dalla Unicredit, la Corte di appello, per
quanto interessa il presente giudizio: a) con esclusivo riferimento al
contratto 278340 stipulato nel 2002, sul quale assumeva appuntarsi
la censura dell’appellante principale, ribadiva la nullità della clausola
3
R.G.N. 11422/2014
Cons. est. Laura Tricorni

La correntista aveva agito per sentir accertare la nullità dei

di pattuizione degli interessi anatocistici, già affermata dal primo
giudice, e rilevava che, contrariamente a quanto da questi ritenuto,
gli interessi passivi non potevano essere annualmente capitalizzati; b)
riteneva che la commissione di massimo scoperto dovesse essere
riconosciuta alla banca per il periodo (gennaio/ottobre 2004) in cui

lamentava il superamento del tasso soglia negli anni 2003/2004, in
quanto la società non aveva assolto all’onere di indicare i periodi o le
operazioni in relazione alle quali il tasso era stato superato; d)
rigettava la domanda di risarcimento del danno derivato alla
Universal dall’illegittima segnalazione della sua posizione a
sofferenza, rilevando che il credito della banca giustificava sia il
recesso dal contratto, sia la segnalazione; e) premesso che si era
formato il giudicato sul conto 254043, rideterminava il credito di
Unicredit e, operata la compensazione, condannava la società ed il
fideiussore al pagamento della differenza risultante a favore
dell’appellante incidentale; poneva le spese di CTU al 50% a carico di
ciascuna parte e compensava le spese di lite.
Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai
sensi degli artt. 375, ultimo comma, e 380 bis 1, cod. proc. civ.
CONSIDERATO CHE:

1.1. Primo motivo – Violazione e falsa applicazione dell’art. 1283
cod. civ. in combinato disposto con l’art.342 cod. proc. civ.
La ricorrente, dopo avere dato atto dell’accoglimento del motivo
di appello concernente la nullità della previsione negoziale
dell’anatocismo con riferimento al conto aperto successivamente al
1999, n. 278340, sostiene che – contrariamente a quanto statuito
dalla Corte di appello – l’impugnazione aveva riguardato con
sufficiente specificità ogni forma di capitalizzazione ex art.1283 cod.
4
R.G.N. 11422/2014
Cons. est. Laura Tricorni

risultava pattuita; c) rigettava il motivo d’appello principale che

civ. degli interessi relativamente ad entrambi i conti, giacché la parte
non aveva riproposto solo la richiesta di nullità e/o annullabilità dei
contratti.
Quindi sostiene, proprio perché il motivo di appello concerneva la
nullità di ogni forma di capitalizzazione, che gli importi dovuti alla

massimo scoperto.
1.2. Il motivo è inammissibile perché non coglie la ratio decidendi
espressa dal giudice del gravame e non la censura in modo
pertinente.
1.3. Giova ricordare che nella sentenza impugnata si legge che
«Le contrapposte critiche si appuntano esclusivamente sul contratto
di c/c del 2002» e che «si è formato il giudicato sul conto corrente del
1993, sul quale vi è un saldo a credito del correntista di €.16.205,50»
(fol. 13 della sent.) e non risulta che la decisione abbia proceduto ad
esaminare il contratto del 1993 sotto alcun profilo, avendo ravvisato
per l’appunto un giudicato interno.
1.4. La censura proposta risulta inammissibile perché presuppone
una pronuncia della Corte territoriale di mancata specificità dei motivi
di appello concernenti il primo contratto di conto corrente, che non si
evince dalla lettura della sentenza, né risulta evidenziata in ricorso: la
Corte territoriale si è infatti limitata a riconoscere il giudicato sulla
scorta della ritenuta assenza di motivi di appello concernenti il
contratto in questione.
Ne consegue che la parte avrebbe dovuto proporre una censura
per violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. e/o dell’art. 2909 cod. civ.,
di guisa che la doglianza non appare in linea con la ratio decidendi.

5
R.G.N. 11422/2014
Cons. est. Laura Tricorni

banca avrebbero dovuto essere decurtati anche dalla commissione di

2.1. Secondo motivo – Violazione e falsa applicazione degli
artt.1418, commi primo e secondo, in combinato disposto con l’art.
1283 cod. civ. e 1346 cod. civ.
Secondo la ricorrente la decisione impugnata è errata laddove ha
riconosciuto la legittimità della clausola di commissione di massimo
scoperto (nel periodo in cui risultava pattuita contrattualmente),

quanto prevedente un onere aggiuntivo, capitalizzato trimestralmente
in misura percentuale, e volto a remunerare per la seconda volta lo
stesso servizio, sommandosi agli interessi passivi che la banca già
percepiva sulla somma per effetto dell’utilizzo del cliente.
2.2. Il motivo è fondato e va accolto nei termini di seguito
precisati.
2.3. In disparte dalla contestazione mossa al motivo dalla
controricorrente – che sostiene che in appello la società avrebbe
proposto la questione delle illiceità della commissione di massimo
scoperto solo con riferimento agli importi utilizzati entro il fido,
ritenendola legittima per gli importi utilizzati avvalendosi dello
scoperto di conto corrente -, atteso che tale contestazione non risulta
adeguatamente supportata dai richiami all’avverso atto di appello,
tanto più che la domanda originariamente proposta dalla società
riguardava la declaratoria di nullità dell’intero contratto ( cfr. Cass.
15/02/2016, n.2910), va osservato che, ad ogni modo, la statuizione
impugnata non opera alcuna distinzione tra le operazioni (entro il
fido/su scoperto di conto corrente), ma ravvisa la legittimità della
clausola della commissione di massimo scoperto esclusivamente in
ragione dell’esistenza di un accordo contrattuale e per il periodo di
vigenza dello stesso, senza entrare nel merito della doglianza relativa
allo specifico contenuto della clausola ed alla cadenza del computo
6
R.G.N. 11422/2014
Cons. est. Laura Tricorni

ancorché si trattasse di clausola priva di valida causa negoziale, in

della commissione, riverberata nella richiesta applicazione dell’art.
1283 cod. civ., e quindi senza procedere ad una compiuta disamina
delle ragioni per le quali la nullità in concreto andava esclusa: il mero
accertamento della previsione contrattuale della clausola non può
dunque ritenersi appagante.
3.1. Terzo motivo – Violazione e falsa applicazione della legge

dell’art.1421 cod. civ.
Secondo la ricorrente, la Corte di appello erroneamente ha
ritenuto che il tasso applicato dalla banca complessivamente non
fosse superiore al tasso soglia per la genericità dei termini, stante
l’omessa indicazione dei periodi e/o delle operazioni in relazione alle
quali il tasso soglia era stato superato.
La ricorrente, sostenendo che

«gli interessi ultralegali,

commissione di massimo scoperto, spese per operazione, spese fisse
di chiusura, spese assicurative, spese revisione fido, giorni di perdite
di valuta sulle operazioni di prelevamento e di versamento, interessi
anatocistici calcolati su detti oneri e riferiti a singoli trimestri (peraltro
illegali), costituiscono il costo effettivo sopportato dal cliente per il
credito e rientrano tutte nel calcolo dell’usura, civile e penale»

(fol.

14), osserva che la nullità delle clausole che prevedono un tasso di
interesse usurario è rilevabile anche d’ufficio, e quindi anche in
appello, a condizione che nel fascicolo vi siano le prove e sottolinea
che, nello specifico, i periodi oggetto di superamento del tasso soglia
erano stati espressamente indicati nell’atto di appello e corroborati
dal deposito della consulenza del consulente del Pubblico Ministero,
che aveva rilevato gli sforamenti.
3.2. Innanzi tutto va osservato che non si ravvisa il giudicato
interno, che la controricorrente sostiene che si sarebbe formato (fol.
7
R.G.N. 11422/2014
Cons. est. Lauro Tricorni

n.108/1996 e dei successivi D.M. attuativi, dell’art. 2697 cod. civ. e

16 del controricorso) per non avere appellato la ricorrente la
decisione di primo grado nella parte in cui aveva affermato che la
commissione di massimo scoperto non poteva essere sommata al
TEG per il computo dell’usura prima dell’entrata in vigore dell’art. 2
bis del d.l. 185/2008: tale prospettazione appare incompatibile con

commissione, oggetto della statuizione censurata con il secondo
motivo, oltre che con la statuizione oggetto della censura in esame,
che non si fonda sul preteso giudicato.
3.3. Il motivo è fondato e va accolto.
3.4. Il motivo critica la valutazione compiuta dalla Corte circa il
mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte della società,
sostanzialmente affermando che tali elementi potevano ricavarsi dalla
consulenza redatta in sede penale. La motivazione del giudice è
contraddittoria, dato che il periodo di superamento era stato indicato
negli anni 2003 e 2004, (come si legge proprio nella sentenza, fol.12)
e che la ricorrente aveva anche effettuato più specifiche allegazioni,
richiamando e producendo una ct redatta in sede penale, sulle quali
la Corte di appello ha omesso di pronunciarsi, trincerandosi dietro la
genericità della censura, così violando l’art.2697 cod. civ.
4. All’accoglimento del secondo e del terzo motivo del ricorso
conseguono la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio della
causa alla Corte di appello di Lecce, in diversa composizione, che
liquiderà anche le spese del giudizio di legittimità.
5. Restano assorbiti il quarto ed il quinto motivo di ricorso, con i
quali la ricorrente si duole, rispettivamente, del rigetto della domanda
risarcitoria e della compensazione delle spese di ctu e prospetta
perciò questioni subordinate all’esito del nuovo giudizio, che dovranno
essere riesaminate dal giudice del rinvio.
8
R.G.N. 11422/2014
Cons. est. Laura Tricorni

l’impugnazione proposta proprio avverso l’applicazione di detta

P.Q.M.

Accoglie il secondo ed il terzo motivo di ricorso, dichiara

inammissibile il primo ed assorbiti gli altri;
– Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e
rinvia la causa alla Corte di appello di Lecce in diversa composizione

Così deciso in Roma, il giorno 1° febbraio 2018.

anche per le spese del giudizio di legittimità.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA