Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14616 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 14616 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: VENEGONI ANDREA

Data pubblicazione: 06/06/2018

ORDINANZA
sul ricorso 2270-2013 proposto da:
PEDROLLO SPA, elettivamente domiciliato in
ROMA VIA DELLA SCROFA 64, presso lo studio
dell’avvocato VINCENZO CELLAMARE,
2018
1516

rappresentato

e

difeso

dagli

avvocati

STEFANO ZUNARELLI, LORENZO DEL FEDERICO;
– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE

in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,

che lo rappresenta e difende;
– controricorrente nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE CENTRO OPERATIVO DI
PESCARA;

avverso

la

sentenza

COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST.

n.

intimata

529/2012
di

della

PESCARA,

depositata il 23/05/2012;
udita la relazione della causa svolta nella
camera di consiglio del 26/04/2018 dal
Consigliere Dott. ANDREA VENEGONI.

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO,

FATTI DI CAUSA
La società Pedrollo spa ricorreva alla CTP di Pescara per l’annullamento del
provvedimento di diniego di nulla osta alla fruizione del credito di ricerca e sviluppo di
cui alla legge 296 del 2006, a seguito di domanda introdotta secondo le procedure di
cui al d.l. n. 185 del 2008.

Ricorreva, quindi, per la cassazione della suddetta sentenza, sulla base di sei motivi.
Questa Corte, in altro procedimento avente identico oggetto, con ordinanza
interlocutoria n. 3576 del 2015, recependo alcune considerazioni della società in esso
ricorrente, dichiarava non manifestamente infondata, e rilevante, la questione di
legittimità costituzionale dell’art. 29 comma 1 d.l. n. 185 del 2008, convertito in legge
n. 2 del 2009, nella parte in cui non fa salvi i diritti di terzi per le spese sostenute, ai
sensi della legge n. 296 del 2006, prima della entrata in vigore del suddetto d.l. n.
185, nonché dell’art. 2 lett a) e art. 3 dello stesso provvedimento, e dell’art. 29 lett a),
in relazione all’art. 3 Cost.
Trasmetteva, pertanto, gli atti alla Corte Costituzionale e sospendeva quel giudizio.
La Corte Costituzionale si pronunciava sulla questione con sentenza n. 149 del 2017,
con cui la dichiarava in parte inammissibile ed in parte infondata.

RAGIONI DELLA DECISIONE
E’ opportuno, preliminarmente, ripercorrere le vicende normative relative al suddetto
credito di imposta.
La legge 296 del 2006 attribuiva un credito di imposta del 10% (poi innalzato al 40%
ex legge 244 del 2007 per i contratti con università) per il periodo 2007-2009 in
relazione al sostenimento di costi di ricerca e sviluppo (la norma è stata poi abrogata
nel 2012).
I costi non potevano superare per ciascuna impresa e ciascun periodo di imposta 15
milioni di euro (poi 50 milioni ex legge 244 del 2007)
Successivamente, l’art 29, comma 1, d.l. 185 del 2008, affermando che
1. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2, dell’articolo 5, del decreto-legge 8 luglio 2002,
n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, sul
monitoraggio dei crediti di imposta si applicano anche con riferimento a tutti i crediti
di imposta vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto tenendo conto
degli oneri finanziari previsti in relazione alle disposizioni medesime. In applicazione
del principio di cui al presente comma, al credito di imposta per spese per attività di
ricerca di cui all’articolo 1, commi da 280 a 283, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
si applicano le disposizioni di cui ai commi seguenti.
stabilì che tutti i crediti di imposta vigenti (inclusi quelli della legge 296 del 2006)
fossero soggetti ad un tetto massimo fruibile dalle imprese (375 milioni per 2008, 533
1

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