Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14614 del 12/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 12/06/2017, (ud. 15/03/2017, dep.12/06/2017),  n. 14614

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12486/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

R.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TORTONA 4,

presso lo studio dell’avvocato STEFANO LATELLA, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANDREA AMATUCCI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 10277/47/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI, depositata il 18/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/03/2017 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso in Cassazione affidato a un motivo, nei cui confronti, si è costituita la parte contribuente con controricorso, illustrato da memoria, l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR della Campania, relativa all’impugnazione di un avviso d’accertamento in materia di Irpef 2007, lamentando, la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, comma 2 e la falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto erroneamente i giudici d’appello avrebbero ritenuto inammissibile la produzione in appello della copia del PVC della GdF richiamato nell’avviso stesso a sostegno della ragioni dell’atto impositivo emanato a carico del contribuente.

Il motivo è fondato, è infatti, insegnamento di questa Corte, che “In materia di produzione documentale in grado di appello nel processo tributario, alla luce del principio di specialità espresso dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, comma 2 – in forza del quale, nel rapporto fra norma processuale civile ordinaria e norma processuale tributaria, prevale quest’ultima – non trova applicazione la preclusione di cui all’art. 345 c.p.c., comma 3 (nel testo introdotto dalla L. 18 giugno 2009, n. 69), essendo la materia regolata dall’art. 58, comma 2, del citato D.Lgs., che consente alle parti di produrre liberamente i documenti anche in sede di gravame, sebbene preesistenti al giudizio svoltosi in primo grado” (Cass. n. 18907/11, 3661/15, ord. 22776/15, 655/14, 20109/12). Nel caso di specie, il PVC della GdF risulta pacificamente prodotto entro il termine previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32, comma 1, stante il richiamo dell’art. 61 del medesimo D.Lgs. cit. alle norme di primo grado, quindi, tempestivamente e ritualmente, ai sensi dell’art. 58, comma 2 D.Lgs. cit. e fuorviante ed erronea risulta la distinzione fissata dalla CTR fra mezzi di prova, di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, comma 1 e documenti nuovi di cui al successivo comma 2, per la quale per documenti nuovi “dovrebbero piuttosto intendersi…documenti ulteriori rispetto a quelli già acquisiti, come nel caso in cui sussista la necessità di integrarli o anche di produrli per la prima volta in relazione alla sopravvenienza di argomentazioni fattuali o giuridiche…”. Infatti, il predetto PVC non può essere certo considerata come prova nuova in quanto è il documento sul quale si fonda l’atto d’accertamento dell’ufficio e che risulta menzionato nella motivazione dello stesso oltre che comunicato alla parte prima dell’emissione dell’atto impositivo, è, infatti, ius receptum il principio di eterointegrazione dell’atto d’accertamento con il pvc (v. Cass. n. 407/15).

La sentenza va, pertanto, cassata e rinviata nuovamente alla sezione regionale della Campania, in diversa composizione, affinchè riesami il merito della controversia, alla luce dei principi sopra esposti.

PQM

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 giugno 2017

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