Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14609 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 14609 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: GUIDA RICCARDO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 8884/2011 R.G. proposto da
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore

pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio legale in
Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato;

– ricorrente contro
NANA STEFANO, rappresentato e difeso dall’avv. Maria Grazia Pacini,
con domicilio eletto in Roma, in Corso Vittorio Emanuele II n. 18, presso io
studio Grez & Associati Sri.

– con troricorrente avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria,
sezione 8, n. 6, pronunciata il 21/12/2009, depositata il 10/02/2010.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26 aprile 2018 dal
Consigliere Riccardo Guida.

Data pubblicazione: 06/06/2018

RG n. 8884/2011
Cons. est. Riccardo Guida

RITENUTO IN FATTO
L’Agenzia delle entrate ricorre, sulla base di due motivi, nei confronti di
di Stefano Nana, che resiste con controricorso, per la cassazione della
sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria (hinc: CTR),
indicata in epigrafe che – in controversia concernente l’impugnazione di un
avviso di accertamento, per il periodo d’imposta 2003, recante il recupero a

art. 5 TUIR, in qualità di socio della società “Le Pescherie Sas di Cameli
Adamo & C.”, esercente l’attività di commercio all’ingrosso di pesce, nei
confronti della quale l’Amministrazione finanziaria aveva accertato
induttivamente maggiori ricavi, ai fini IRAP ed IVA, – ha respinto l’appello
erariale avverso la sentenza di primo grado, favorevole al contribuente.
La CTR ha dato conto delle ragioni del proprio convincimento
evidenziando che l’Ufficio, in sede di gravame, si era limitato a riproporre gli
stessi argomenti già esposti in primo grado e disattesi dalla Commissione
territoriale provinciale della Spezia (hinc: CTP), con “ampia ed esauriente
motivazione” (cfr. pag. 2 della sentenza impugnata) .

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Primo motivo di ricorso: «Vizio di motivazione apparente: nullità della
sentenza ai sensi dell’art. 360 n. 4 c.p.c.».
L’Agenzia delle entrate lamenta che la CTR abbia confermato la
sentenza di primo grado sulla base di una motivazione apparente e di
un’adesione acritica alle argomentazioni della CTP.
2. Secondo motivo: «In subordine: motivazione insufficiente ai sensi
dell’art. 360 n. 5 c.p.c.».
In subordine, rispetto alla censura di motivazione apparente, l’Ufficio
denuncia l’insufficienza dello sviluppo argomentativo della pronuncia
impugnata, priva dell’illustrazione del percorso logico posto a base della
decisione.
3.

Preliminarmente occorre vagliare l’eccezione d’inammissibilità

sollevata dal contribuente che ha sostenuto che, quando con un unico atto
impositivo si procede alla rettifica dei redditi di una società di persone e dei
suoi soci, i ricorsi contro tale accertamento vanno trattati in un unico

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tassazione, ai fini IRPEF, del reddito di partecipazione del contribuente, ex

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Cons. est. Riccardo Guida

giudizio, in quanto la società ed i soci sono litisconsorti necessari, al che
consegue l’inammissibilità del ricorso dell’Agenzia delle entrate in quanto i
ricorsi della società e dei soci non sono stati trattati congiuntamente.
3.1. Il rilievo concernente la violazione del contraddittorio nei giudizi di
merito, promossi dalla società di persone e dai suoi soci, è fondato.
È il caso di richiamare la pronuncia di questa Corte (Cass. 9/08/2016, n.

avverso lo stesso accertamento fiscale promossi, separatamente, dalla
società “Le Pescherie di Cameli Adamo & C. Sas” e dal socio Adamo Cameli,
ha così statuito: «È principio assolutamente consolidato nella giurisprudenza
di questa S.C., a partire dall’arresto di Cass., sez. un. n. 14815 del 2008 e
reiteratamente ribadito dalle sezioni semplici (cfr. Cass. n. 27337 del 2014;
n. 11459 del 2009; n. 13073,11. 17925 e n. 23096 del 2012; n. 1047 del
2013; n. 25300 e 27337 del 2014; n. 2094 del 2015; n. 11727 e n. 13737
del 2016), quello secondo cui «in materia tributaria, l’unitarietà
dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi
delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre
1986, n. 917, art. 5 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica
imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di
partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi,
comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di
rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la
società che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni
personali -, sicché tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso
procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad
alcuni soltanto di essi; siffatta controversia, infatti, non ha ad oggetto una
singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì gli elementi comuni
della fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo
impugnato, con conseguente configurabilità di un caso di litisconsorzio
necessario originario. Conseguentemente, il ricorso proposto anche da uno
soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio ai
sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14 (salva la possibilità di riunione ai
sensi del successivo art. 29) ed il giudizio celebrato senza la partecipazione

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16731) che, occupandosi della medesima controversia, in relazione ai ricorsi

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di tutti i litisconsorti necessari è affetta da nullità assoluta, rilevabile in ogni
stato e grado del procedimento, anche di ufficio>. 7.2. È pur vero che
l’accertamento a carico della società riguarda anche l’IVA e che, secondo la
giurisprudenza di questo giudice di legittimità, l’accertamento di maggior
imponibile IVA a carico di una società di persone, se autonomamente
operato, non determina, in caso di impugnazione, la necessità del

necessario, mancando un meccanismo analogo a quello previsto dal
combinato disposto di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 40, comma 2 e
D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5, di unicità di accertamento ed automatica
imputazione dei redditi della società ai soci in proporzione alla
partecipazione agli utili, con connessa comunanza di base imponibile tra i
tributi a carico della società e dei soci. Va tuttavia precisato che, qualora
l’Agenzia abbia contestualmente proceduto con un unico atto impositivo ad
accertamenti per IVA ma, come nel caso qui vagliato, anche per IRAP a
carico di una società di persone, fondati su elementi in parte comuni,
seppur non coincidenti, il profilo dell’accertamento impugnato concernente
l’imponibile IVA, ove non suscettibile di autonoma definizione in funzione di
aspetti ad esso specifici, non si sottrae al vincolo necessario di “simultaneus

processus”, attesa l’inscindibilità delle due situazioni (in termini, Cass. n.
12236 del 2010; conf. n. 11240 del 2011; n. 21340 del 2015). 7.3. Nel caso
di specie, poi, l’esigenza sostanziale del simultaneus processus non può
ritenersi soddisfatta neanche nella prospettiva affermata da questa Corte
nella sentenza n. 3830 del 2010, secondo cui «nel processo di cassazione,
in presenza di cause decise separatamente nel merito e relative,
rispettivamente, alla rettifica del reddito di una società di persone ed alla
conseguente automatica imputazione dei redditi stessi a ciascun socio, non
va dichiarata la nullità per essere stati i giudizi celebrati senza la
partecipazione di tutti i litisconsorti necessari (società e soci) in violazione
del principio del contraddittorio, ma va disposta la riunione quando la
complessiva fattispecie, oltre che dalla piena consapevolezza di ciascuna
parte processuale dell’esistenza e del contenuto dell’atto impositivo
notificato alle altre parti e delle difese processuali svolte dalle stesse, sia

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“simultaneus processus” nei confronti dei soci e, quindi, un litisconsorzio

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caratterizzata da: (1) identità oggettiva quanto a

“causa petendi” dei

ricorsi; (2) simultanea proposizione degli stessi avverso il sostanzialmente
unitario avviso di accertamento costituente il fondamento della rettifica delle
dichiarazioni sia della società che di tutti i suoi soci e, quindi, identità di
difese; (3) simultanea trattazione degli afferenti processi innanzi ad
entrambi i giudici del merito; (4) identità sostanziale delle decisioni adottate

diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo (derivante
dall’art. 111, secondo comma, Cost. e dagli artt. 6 e 13 della Convenzione
europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali), evitando che con
la (altrimenti necessaria) declaratoria di nullità ed il conseguente rinvio al
giudice di merito, si determini un inutile dispendio di energie processuali per
conseguire l’osservanza di formalità superflue, perché non giustificate dalla
necessità di salvaguardare il rispetto effettivo del principio del
contraddittorio>. 7.4. Al riguardo va infatti rilevato che nel caso in esame,
con riferimento alla posizione del socio Cameli, non ricorrono tutte le
condizioni sopra indicate, posto che in appello la controversia decisa con la
sentenza pronunciata nei confronti del predetto socio non è stata trattata né
simultaneamente a quella della società né dal medesimo collegio. 8. Ma,
nella specie, ad invalidare irrimediabilmente i procedimenti di merito è la
circostanza che dal contenuto dell’avviso di accertamento riprodotto
integralmente nel ricorso per cassazione (a mezzo copia fotostatica inserita
in quello iscritto al n. 10483/10 R.G.) risulta che, oltre al Cameli, fa parte
della compagine societaria anche tale Stefano Nana, il quale, seppure gli sia
stato imputato pro quota

il maggior reddito imponibile accertato nei

confronti della predetta società, non risulta che sia stato parte dei
precedenti giudizi di merito né che abbia promosso autonomo giudizio
trattato con modalità tali da soddisfare le condizioni indicate nella sopra
citata pronuncia giurisprudenziale.».
4. In definitiva, l’accoglimento del rilievo, preliminare allo scrutinio dei
motivi di ricorso della difesa erariale, comporta la cassazione della sentenza
impugnata, la declaratoria di nullità dell’intero giudizio e il rinvio alla CTP, in
diversa composizione, per la celebrazione del giudizio di primo grado nei

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da tali giudici. In tal caso, la ricomposizione dell’unicità della causa attua il

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Cons. est. Riccardo Guida

confronti di tutti i litisconsorti necessari, previa integrazione del
contraddittorio, ai sensi dell’art. 14, d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, ed
anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
cassa la sentenza impugnata;
dichiara la nullità dell’intero giudizio;

composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 26 aprile 2018
Il Presidente

rinvia alla Commissione tributaria provinciale della Spezia, in diversa

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