Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14603 del 12/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 12/06/2017, (ud. 10/11/2016, dep.12/06/2017),  n. 14603

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8431-2015 pro-posto da:

E.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PARIOLI 12,

presso lo studio POLVERINI-AGACI STUDIO, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIUSEPPE BONSEGNA in virtù di mandato in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

CONSORZIO PER L’AREA DI SVILUPPO INDUSTRIALE DI LECCE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante, elettivamente

domiciliato in ROMA, CORSO RINASCIMENTO 11, presso lo studio

dell’avvocato BARBARA CATALDI, rappresentato e difeso dagli avvocati

ADRIANO TOLOMEO e LUIGI LEZZI in virtù di mandato speciale in calce

al controricorso e di deliberazione d’incarico n. 113 del

14/04/2015;

– controricorrente –

e contro

G.A., G.C., G.R., I.C.,

I.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 5/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE, emessa

il 25/11/2014 e depositata il 12/01/2015;

udita la relazione della causa stolta nella pubblica udienza del

10/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. VINCENZO CORRENTI;

udito l’Avvocato Giuseppe BONSEGNA, per il ricorrente, che si riporta

agli atti;

udito l’Avvocato Adriano Tolomeo, per il controricorrente, che si

riporta agli atti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

E.C. propone ricorso per cassazione contro il consorzio per lo sviluppo industriale e dei servizi reali alle imprese SISRI nonchè G.A., C., R., I.C. e M., il primo dei quali resiste con controricorso, illustrato da memoria, avverso la sentenza della corte di appello di Lecce che ha respinto il suo gravame alla sentenza del Tribunale che, a sua volta, aveva respinto la domanda riconvenzionale di usucapione ed accolto quella di rilascio.

La corte di appello ha condiviso la prima decisione che aveva escluso un possesso uti dominus non essendo sufficienti atti di sola gestione consentiti o tollerati dal proprietario.

Il ricorrente denunzia 1) violazione dell’art. 948 c.c.; 2) violazione dell’art. 1158 c.c. Le censure, pur ammissibbili dovendosi rigettare le eccezioni del controricorrente, non meritano accoglimento limitandosi a contrapporre una propria tesi alle affermazioni contenute nella sentenza.

Per la configurabilità del possesso “ad usucapionem”, è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo all’uopo previsto dalla legge, un potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di uno “ius in re aliena” (“ex plurimis” Cass. 9 agosto 2001 n. 11000), un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto, manifestato con il compimento puntuale di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa contrapposta all’inerzia del titolare del diritto (Cass. 11 maggio 1996 n. 4436, Cass. 13 dicembre 1994 n. 10652).

Nè è denunciabile, in sede di legittimità, l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alla validità degli eventi dedotti dalla parte, al fine di accertare se, nella concreta fattispecie, ricorrano o meno gli estremi di un possesso legittimo, idoneo a condurre all’usucapione (Cass. 1 agosto 1980 n. 4903, Cass. 5 ottobre 1978 n. 4454), ove, come nel caso, sia congruamente logica e giuridicamente corretta.

La domanda di usucapione è stata correttamente respinta in riferimento alla mancanza di un – possesso – uti dominus e le censure tendono solo ad un riesame del merito non consentito in questa sede.

In definitiva, il ricorso va interamente rigettato, con la conseguente condanna alle spese.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 2700 di cui 2500 per compensi, oltre accessori e spese forfettizzate, in favore del controricorrente, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. n. 115 del 2002 per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Così deciso in Roma, il 10 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 12 giugno 2017

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