Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1460 del 25/01/2021

Cassazione civile sez. I, 25/01/2021, (ud. 24/09/2020, dep. 25/01/2021), n.1460

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14257/2016 proposto da:

G.B., elettivamente domiciliato in Roma, via Tuscolana n.

9, presso lo studio dell’avvocata Rosellina Ricci, rappresentato e

difeso dall’avvocato Giovanni Sensi, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) s.r.l., in persona del curatore Dott.

P.G., elettivamente domiciliato in Roma, via degli Scipioni n.

268/a, presso lo studio dell’avvocato Gianluca Caporossi,

rappresentato e difeso dall’avvocato Giulio Bernini, giusta procura

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di FIRENZE, depositato il

02/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/09/2020 dal Cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- G.B. ha presentato domanda di rivendica L. Fall., ex art. 101, degli arredi e degli altri beni mobili siti nella villa “(OMISSIS)” di proprietà della fallita s.r.l. (OMISSIS). Ha addotto, al riguardo, di condurre in locazione la villa da molti anni e di abitarvi.

Il giudice delegato ha respinto la richiesta rilevando, in conformità alla proposta del curatore, che era in corso il giudizio per la revocatoria del contratto di locazione e che il richiedente non aveva fornito la prova della titolarità dei beni per cui aveva mosso la rivendica.

2.- G.B. ha proposto opposizione L. Fall., ex artt. 98 e segg., avanti al Tribunale di Firenze. Che la ha respinta con decreto depositato in data 2 maggio 2016.

3.- Il Tribunale ha rilevato che l’onere di dare la dimostrazione del proprio diritto L. Fall., ex art. 103, incombe sul rivendicante e ritenuto che, nella specie, “non è stata fornita alcuna prova della proprietà dei beni” invocati da parte di G.B..

In questa direzione, il Tribunale ha in primo luogo osservato come sia da escludere “che la circostanza della conservazione del possesso in capo al G., nonostante il richiamo dei beni nell’inventario del curatore, sia indicativo del diritto di proprietà sugli stessi della rivendicabilità dei medesimi”: la “redazione dell’inventario non comporta mai la materiale apprensione delle cose da parte del curatore”; “questi ne diviene mero detentore, senza alcuna sottrazione ope legis delle stesse al fallito, ma nonostante ciò i beni entrano nel patrimonio del fallito”.

In secondo luogo, il decreto ha annotato che il “terzo, che rivendichi la proprietà dei beni compresi nell’attivo fallimentare, deve dimostrare, con atto di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento di avere acquistato in passato la proprietà del bene e altresì che il bene stesso non era di proprietà del debitore per essere stato a lui affidato per un titolo diverso dalla proprietà o altro diritto reale, trovando applicazione l’art. 621 c.p.c., che esclude che il terzo opponente possa provare per testimoni (e quindi anche per presunzioni) il proprio diritto sui beni pignorati nell’azienda o nella casa del debitore, consentendo di fornire la prova tramite testimoni o (presunzioni) nel solo caso in cui l’esercizio del diritto stesso sia reso verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore”.

4.- Avverso questo provvedimento propone ricorso per cassazione G.B., affidandolo a due motivi.

Resiste, con controricorso, il Fallimento della s.r.l. (OMISSIS).

5.- Ricorrente e resistente hanno anche depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

6.- I motivi di ricorso risultano intestati nei termini qui di seguito riportati.

Primo motivo: “violazione e/o falsa applicazione delle norme di diritto agli effetti dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla domanda di inopponibilità dell’inventario e di rivendica del signor G.B., e precisamente violazione della L. Fall., artt. 87 e 88 e della L. Fall., art. 103 e, di conseguenza, dell’art. 621 c.p.c.”.

Secondo motivo: “violazione e/o falsa applicazione delle norme di diritto agli effetti dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla domanda di rivendica del signor G.B. e precisamente violazione dell’art. 1153 c.c. e della L. Fall., art. 103 e, di conseguenza, dell’art. 621 c.p.c.”.

7.- Il primo motivo di ricorso svolge due distinti ordini di censura al decreto del Tribunale fiorentino.

7.1.- La prima censura concerne il valore che, ad avviso del ricorrente, il Tribunale ha riconosciuto all’inventario sui beni della villa “(OMISSIS)” che è stato compiuto dal curatore.

Ritiene dunque il ricorrente che il decreto abbia “conferito valore giuridico, e più in particolare valenza di elemento atto a dimostrare la proprietà dei beni in questione, all’inventario redatto dal curatore L. Fall., ex art. 87”. In realtà – si soggiunge – l’inventario “non costituisce affatto fonte di prova in relazione alla proprietà dei beni che ivi sono ineriti dal curatore”.

7.2.- La secondo censura concerne, invece, la norma dell’art. 621 c.p.c.: questa norma riguarda – si osserva – i “beni dei quali il terzo proprietario non aveva il possesso prima dell’esecuzione”. Nel caso in esame, per contro, “i beni mobili sono stati reperiti dal curatore in un luogo nel quale il terzo, il signor G.B., e non il debitore aveva la disponibilità esclusiva”: “com’è documentato dal verbale di inventario”, i beni inventariati dal curatore sono stati reperiti “presso la casa abitata dal signori G.”.

8.- La censura per prima formulata nel motivo in esame non risulta, in realtà, confrontarsi con la motivazione svolta dal Tribunale.

Questa, in realtà, si è sostanzialmente limitata a indicare il carattere neutro del compiuto inventario rispetto al tema della prova della proprietà dei beni siti nella villa “(OMISSIS)” (cfr. sopra, il secondo capoverso del n. 3).

9.- Fondata si manifesta, per contro, l’altra censura mossa dal motivo in esame.

Il decreto ha indebitamente esteso la portata della norma dell’art. 621 c.p.c.. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, questa norma va interpretata in modo rigorosamente conforme al suo dettato letterale: essa “impone un rigoroso regime probatorio al terzo che rivendichi la proprietà (o altro diritto reale) “sui beni mobili pignorati nella casa o nell’azienda del debitore”, perchè di tali beni presume l’appartenenza all’esecutato (ovvero al fallito) in ragione del collegamento spaziale tra i beni e i detti luoghi” (così Cass., 15 aprile 2011, n. 8746; cfr., altresì, Cass., 6 luglio 2015, n. 13884).

La norma dell’art. 621 c.p.c., presuppone, per essere applicata, che si tratti di beni nell’effettiva “disponibilità materiale” del debitore. Nella specie in esame, per contro, la disponibilità materiale dei beni oggetto della controversia sta al rivendicante.

10.- Il primo motivo di ricorso va quindi accolto nei termini appena indicati (cfr. il n. 9).

11.- L’accoglimento del primo motivo di ricorso comporta assorbimento del secondo.

11.- Nei termini detti, il ricorso va dunque accolto e, in via correlata, va cassato il decreto impugnato. Di conseguenza, la controversia va rinviata al Tribunale di Firenze che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa il decreto impugnato e rinvia la controversia al Tribunale di Firenze che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 24 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2021

 

 

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