Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14598 del 04/07/2011

Cassazione civile sez. I, 04/07/2011, (ud. 09/02/2011, dep. 04/07/2011), n.14598

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.G. e F.G., elettivamente domiciliati in

Roma, via Quintilio Varo 133, presso l’avv. Giuliani Angelo, che li

rappresenta e difende per procura in atti;

– ricorrenti –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente pro

tempore;

– intimata –

avverso il decreto della Corte di appello di Roma del 23 gennaio 2009

nei procedimenti riuniti sub n. 57621/2006 V.G.;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 9

febbraio 2011 dal relatore, cons. Stefano Schirò;

udito il P.M., in persona del sostituto procuratore generale, dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

M.G. e F.G. ricorrono per cassazione, sulla base di tre motivi, avverso il decreto in data 23 gennaio 2009, con il quale la Corte di appello di Roma ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in loro favore della somma di Euro 3.750,00, ciascuno, oltre agli interessi legali a decorrere dalla data del decreto impugnato, a titolo di equo indennizzo per la violazione del termine ragionevole di durata di un giudizio promosso davanti al giudice amministrativo. La Presidenza del Consiglio dei Ministri non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti la mentano la liquidazione dell’equo indennizzo in misura non conforme ai parametri stabiliti dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Con il secondo motivo censurano la decorrenza degli interessi legali dalla data del decreto anzichè dalla data della domanda.

Con il terzo motivo deducono che le spese processuali del giudizio di merito sono state liquidate in misura inferiore ai minimi tariffari.

Il primo motivo è privo di fondamento poichè il criterio di liquidazione seguito dalla Corte di appello, pari ad Euro 1.000 ad anno per un periodo di durata non ragionevole di tre anni e nove mesi, è superiore a quello applicato in casi simili da questa Corte, sulla scorta dei principi fissati dalla giurisprudenza della CEDU, per un ammontare di Euro 750,00 ad anno per i primi tre anni di durata non ragionevole e di Euro 1.000,00 per ogni ulteriore anno successivo.

Il secondo motivo è fondato in quanto, per costante giurisprudenza, sulla somma dovuta a titolo di equa riparazione vanno riconosciuti gli interessi legali a decorrere dalla data della domanda proposta davanti alla corte di appello e non da quella del decreto impugnato (Cass. 2003/2382; 2005/18105; 2009/27193).

Resta assorbito il terzo motivo di censura, relativo alla liquidazione delle spese processuali, dovendosi comunque procedere ad una nuova liquidazione delle medesime in conseguenza dell’accoglimento del secondo motivo.

TI decreto impugnato deve essere dunque cassato in ordine alla censura accolta e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, disponendosi che gli interessi legali da applicare sull’indennizzo liquidato a ciascuno dei ricorrenti devono essere conteggiati a decorrere dalla data della domanda e non da quella del decreto di condanna.

Le spese del giudizio di merito e quelle del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, compensate per la metà quelle del giudizio di cassazione in considerazione dell’accoglimento parziale del ricorso e limitatamente alla decorrenza degli interessi legali, in base alle tariffe professionali previste dall’ordinamento italiano con riferimento al giudizio di natura contenziosa (Cass. 2008/23397; 2008/25352) e tenuto conto della pluralità di ricorrenti, che però nel giudizio presupposto avevano agito unitariamente (cfr. Cass. 2010/10634), con distrazione delle stesse in favore del difensore dei ricorrenti medesimi, dichiaratosi antistatario.

PQM

La Corte rigetta il primo motivo, accoglie il secondo, assorbito il terzo. Cassa il decreto impugnato in ordine alla censura accolta e, decidendo nel merito, dispone che gli interessi legali da conteggiarsi sull’indennizzo liquidato in favore di ciascuno dei ricorrenti M.G. e F.G. decorrano dalla domanda.

Condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese del giudizio di merito, che si liquidano in Euro 951,00, di cui Euro 456,00 per competenze ed Euro 50,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge, nonchè di quelle del giudizio di cassazione, compensate per la metà, che si liquidano per l’intero in Euro 350,00 di cui Euro 250,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge con distrazione, per le spese di entrambi i giudizi, in favore del difensore dei ricorrenti, avv. Angelo Giuliani, dichiaratosi antistatario.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 4 luglio 2011

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