Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14587 del 16/06/2010

Cassazione civile sez. I, 16/06/2010, (ud. 19/05/2010, dep. 16/06/2010), n.14587

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PROTO Vincenzo – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso iscritto al n. 31636 del Ruolo Generale degli affari

civili dell’anno 2005, proposto da:

COMUNE DI NAPOLI, in persona del sindaco, elettivamente domiciliato

in Roma, Via A. Catalani n. 26 presso l’avv. D’Annibale Enrico,

unitamente all’avv. Edoardo Barone del foro di Napoli, che lo

rappresenta e difende, per procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.T., già elettivamente domiciliato in Napoli alla Via

Andrea Mariconda n. 5, presso il difensore domiciliatario avv.

Guglielmi Federico Maria;

– intimato –

avverso la sentenza del Tribunale di Napoli in composizione

monocratica n. 7353 del 24 – 30 giugno 2005, notificata il 8 ottobre

2005, con formula esecutiva;

Udita, all’udienza del 19 maggio 2010, la relazione del Cons. dr.

Fabrizio Forte e sentito il P.G. dr. Umberto Apice, che conclude per

l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Napoli in composizione monocratica, con la pronuncia di cui in epigrafe del 30 giugno 2005, ha accolto l’appello di C.T. contro la sentenza del giudice di pace di Napoli del 1 marzo 2002, che aveva revocato il decreto ingiuntivo per il pagamento di L. 4.000.000 dall’ente locale all’appellante a titolo di compenso per l’attività di subcommissario ad acta, accogliendone l’opposizione per essere il credito prescritto, come eccepito dall’opponente.

L’appello proposto dall’opposto C. con citazione notificata il 27 marzo 2003, non essendosi l’appellante tempestivamente costituito in giudizio, è stato riassunto dallo stesso con atto del 27 marzo 2004.

Nella contumacia del Comune di Napoli, il gravame è stato accolto per essere incerta l’applicabilità al caso dell’art. 2956 c.c. e della prescrizione triennale in esso prevista, confermandosi il decreto ingiuntivo già revocato, con condanna alle spese del giudizio per l’ente locale. Per la cassazione di tale pronuncia, il Comune di Napoli propone ricorso di un unico motivo, notificato al C. il 7 dicembre 2005 e l’intimato non si difende in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso censura la sentenza di merito per violazione dell’art. 348 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4 (error in procedendo), deducendo la nullità della sentenza del tribunale per avere esaminato ed accolto il gravame che, ai sensi della norma richiamata doveva essere invece dichiarato improcedibile, non potendo trovare applicazione la riassunzione dell’art. 307 c.p.c., comma 1, che il Tribunale ha invece applicato (si cita in tal senso: Cass. 17 gennaio 2002 n. 483).

2. L’art. 348 c.p.c., comma 1, sancisce che “l’appello è dichiarato improcedibile, anche d’ufficio, se l’appellante non si costituisce nei termini”.

La lettera della legge non offre margini d’interpretazione che possano derogare alla sanzione di improcedibilità in essa prevista che correttamente si è estesa in via ermeneutica anche alla ipotesi di invalida costituzione in giudizio nei termini (Cass. 4 gennaio 2010 n. 10, 1 luglio 2008 n. 18009), ferma restando l’mprocedibilita del gravame nel caso di contumacia dell’appellante, non costituito in giudizio dopo la notifica della impugnazione (con la sentenza citata in sede di merito, cfr. pure Cass. 6 aprile 2004 n. 6782 e 28 maggio 2003 n. 8530). L’accoglimento del ricorso comporta la cassazione senza rinvìo della sentenza impugnata, emessa nonostante la causa non potesse essere proseguita ai sensi dell’art. 382 c.p.c., u.c., in secondo grado, con conseguente reviviscenza della pronuncia del giudice di pace di Napoli del 7 marzo 2002 che aveva accolto l’opposizione del Comune di Napoli al decreto ingiuntivo in favore del C. e lo aveva revocato.

La cassazione senza rinvio della pronuncia che ha erroneamente riformato la sentenza di primo grado invece di rilevare l’improcedibilità del gravame, rende la pronuncia oggetto di ricorso tamquam non esset come impone la legge (Cass. 13 novembre 2009 n. 24047 e 12 maggio 2003 n. 7258) ed esclude ogni effetto dell’annullamento della sentenza di primo grado da essa statuito illegittimamente. Per la soccombenza, le spese del giudizio di cassazione devono porsi a carico dell’intimato, nella misura che si liquida in dispositivo, nulla disponendosi per quelle del giudizio d’appello nel quale il Comune di Napoli non ha svolto attività difensiva e rimanendo fermo quanto deciso in primo grado sul punto, con la sentenza del giudice di pace rimasta immodificata.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso e cassa senza rinvio la sentenza d’appello impugnata; condanna l’intimato a pagare le spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 900,00 (novecento/00) di cui Euro 200/00 (duecento/00) per esborsi, oltre alle spese generali e accessorie come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 1^ sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 19 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA