Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14585 del 12/06/2017


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Cassazione civile, sez. II, 12/06/2017, (ud. 16/03/2017, dep.12/06/2017),  n. 14585

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIANCHINI Bruno – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6124-2013 proposto da:

B.G., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

LARGO MARESCIALLO DIAZ 22, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO

VALENZI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato CARLO

BRUNO SCALENGHE;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO VIA (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

GIULIANELLO 26, presso lo studio dell’avvocato SANDRO MARIA MUSILLI,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MASSIMO GOTTA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 577/2012 del TRIBUNALE di TORINO, depositata

il 27/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/03/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO;

udito l’Avvocato VALENZI Fabrizio difensore del ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato Giorgia MINOZZI con delega depositata in udienza

dell’Avvocato Massimo GOTTA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

S.I. e B.G., con atto di citazione notificato il 22 ottobre 2008, adducendo difetti di legittimazione attiva e passiva, proponevano opposizione innanzi al Giudice di Pace di Torino, nei confronti del confronti del Condominio di (OMISSIS) di quella Città, avverso il D.I., col quale veniva loro intimato il pagamento della somma di Euro 1.359,52, oltre interessi.

Instauratosi il contraddittorio, l’adito Giudice – con sentenza n. 12869/2008, dichiarava la legittimazione attiva del suddetto Condominio, convalidava l’opposto D.I. limitatamente alla S., dichiarava cessata la materia del contendere quanto all’intimato B., condannando la medesima S. alla refusione delle spese di lite.

Avverso la suddetta decisione, di cui chiedeva la riforma, il B., in proprio e nella qualità di erede della predetta S., interponeva appello, resistito dall’appellato Condominio.

Il Tribunale di Torino, in funzione di Giudice di appello, con sentenza n. 572/2012, respingeva il gravame, confermava la decisione del Giudice di prime cure e condannava l’appellante alla refusione delle spese processuali.

Per la cassazione della succitata sentenza del Tribunale ricorre il B. con atto affidato a tre ordini di motivi e resistito con controricorso del Condominio intimato, il quale nell’approssimarsi dell’udienza, ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 per “violazione di norma di diritto”. Parte ricorrente, senza specifica indicazione delle norme genericamente invocate, nè puntualmente indicate, si duole della “attribuzione delle spese di causa al B.G. a seguito del riconoscimento della sua carenza di legittimazione passiva”.

Il motivo non può essere accolto.

Oltre che per l’accennata assenza del dovuto rifermento al parametro normativo in ordine al quale l’impugnata sentenza è censurata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, va rilevato – Ulteriormente – quanto segue.

Con la doglianza parte ricorrente appare censurare la regolamentazione delle “spese (operate) dal Giudice di prime cure”: orbene tale censura non può essere ammessa in questa sede ed andava – eventualmente – svolta nel giudizio di appello o, come tale e così svolta, andava addotta.

Peraltro in primo grado era stata condannata alla refusione delle spese la sola S. e, con la sentenza di appello, veniva condannato il B. quale erede della medesima S..

Il motivo è, pertanto, del tutto inammissibile.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione “norme di diritto” in ordine alla carenza di legittimazione attiva del geom. Bo..

Il motivo è, parimenti a quello innanzi già esaminato, inammissibile.

E’ del tutto assente l’indicazione del parametro normativo che si pretenderebbe violato per il lamentato vizio di violazione di legge.

In ogni caso la sentenza gravata ha dato comunque conto delle ragioni per le quali è stata affermata la legittimazione del Bo..

3.- Con il terzo motivo del ricorso si prospetta il vizio di “violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3” per violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’omessa motivazione.

Il motivo è assolutamente generico, senza specifico riferimento al parametro normativo in ordine al quale si invoca la violazione di legge.

Quanto alla pretesa apposita autorizzazione a stare in giudizio dell’Amministratore condominiale si cita in ricorso – erratamente – S.U. 18331/2010.

Tale decisione, tuttavia, si riferisce alla diversa ipotesi della impugnazione di sentenza da parte di amministratore autorizzato dall’assemblea condominiale, fattispecie del tutto differente da quella per cui è giudizio e relativa alla diversa ipotesi di D.I. per pagamento di dovute spese condominiali.

4.- Il ricorso va, dunque, rigettato.

5.- le spese seguono la soccombenza e si determinano così come in dispositivo.

Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

LA CORTE

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della parte contro ricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 giugno 2017

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