Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14584 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 14584 Anno 2018
Presidente: VIRGILIO BIAGIO
Relatore: FUOCHI TINARELLI GIUSEPPE

ordinanza
sul ricorso iscritto al n. 27934/2011 R.G. proposto da
Sintema Sport Sri,

rappresentata e difesa dall’Avv. Amerigo

Motta, con domicilio eletto presso l’Avv. Susanna Mazzà, in Roma
via E. Manfredi n. 17, giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente contro
Agenzia delle dogane, rappresentata e difesa dall’Avvocatura
Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei
Portoghesi n. 12;
– con troricorrente avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della
Lombardia n. 52/27/11, depositata il 19 aprile 2011.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 7 marzo 2018
dal Consigliere Giuseppe Fuochi Tinarelli.
RILEVATO CHE
– l’Agenzia delle dogane di Milano contestava alla società Sintema
Sport Srl la non corretta dichiarazione della merce importata dalla
Repubblica Popolare Cinese con la bollette del 8.6.2006, costituita
da parti di biciclette, perché mancanti della prescritta

Data pubblicazione: 06/06/2018

autorizzazione alla destinazione particolare, e dunque con
inapplicabilità dell’esenzione dal dazio antidumping, sicché
procedeva, con atto di contestazione, ad irrogare le sanzioni
conseguenti all’omesso parziale versamento, oggetto di separato
recupero;
– l’impugnazione, accolta dalla Commissione tributaria provinciale

– la società contribuente propone ricorso per cassazione con cinque
articolati motivi; resiste l’Agenzia delle dogane con controricorso;
CONSIDERATO CHE
– il primo motivo denuncia la nullità della sentenza per errores in
procedendo,

deducendo l’inefficacia, la nullità, l’illegittimità e

inammissibilità dell’atto d’appello 1) per vizi di notifica quanto al
destinatario (l’avvocato e non la parte), il domicilio eletto, nonché
per l’omessa indicazione del nominativo del legale rappresentante
della società contribuente; 2) per mancata sottoscrizione degli atti
da un avvocato in assenza della possibilità di agire personalmente
in giudizio;
– le doglianze, inammissibili per difetto di autosufficienza attesa la
mancata riproduzione degli atti asseritannente viziati (tanto più
necessaria attesa l’espressa contraria statuizione della CTR, che ha
accertato la regolarità degli atti e della notifica), sono comunque
infondate atteso che, quanto agli asseriti vizi di notifica, è in ogni
caso assorbente l’avvenuta sanatoria, con efficacia retroattiva, di
ogni eventuale vizio per l’avvenuta costituzione della contribuente
(in via generale v. Sez. U, n. 14916 del 20/07/2016), mentre,
quanto al profilo 2, la legittimazione processuale degli uffici locali
dell’Agenzia delle entrate trova fondamento nelle norme del
regolamento di amministrazione n. 4 del 2000, adottato ai sensi
dell’art. 66 del d.lgs. n. 300 del 1999, cui va riconosciuta la
posizione processuale di parte e l’accesso alla difesa davanti alle
commissioni tributarie (Cass. n. 20911 del 03/10/2014);
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di Milano, era rigettata dal giudice d’appello;

- il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art.
14, lett. c, Reg. CE n. 88 del 1997, nonché omessa ed insufficiente
motivazione sull’interpretazione della citata norma;
– la censura, da qualificare solo come violazione di legge, esclusa la
possibilità di censurare per vizio motivazionale l’interpretazione
delle norme, è infondata;

illustrato dalla CTR, prevede in termini chiari e lineari la necessità
della preventiva autorizzazione per poter fruire del regime di
esenzione dal dazio antidumping; in particolare:
1) l’art. 82 del Codice Doganale Comunitario (CDC) prevede che la
merce, in caso di importazione in esenzione in ragione
dell’utilizzazione “per fini particolari”, resta “soggetta a vigilanza
doganale”,

sicché, in forza dell’art. 292 disp. att. CDC,

“è

necessaria una autorizzazione scritta”;
2) il quarto considerando del Reg. CE n. 88 del 1997 prevede, poi,
che “le importazioni di parti essenziali di biciclette sono esonerate
dal pagamento del dazio esteso qualora siano ammesse nell’ambito
del controllo della destinazione particolare”, mentre l’art. 2 del Reg.
n. 88 cit. espressamente condiziona l’esenzione “al controllo della
destinazione particolare conformemente all’articolo 14”,
3) detto art. 14, infine, dispone “Le importazioni di parti essenziali
di biciclette dichiarate per l’immissione in libera pratica da un
soggetto che non sia esentato, a partire dalla data di entrata in
vigore del regolamento di riferimento sono esentate
dall’applicazione del dazio esteso se sono dichiarate in conformità
della struttura Taric di cui all’allegato III e delle condizioni di cui
all’articolo 82 del Regolamento (CEE) n. 2913/92 e agli articoli da
291 a 304 del Regolamento (CEE) n. 2454/93 che si applicano in
quanto compatibili nei casi seguenti:
a) consegna di parti essenziali di biciclette ad una parte esentata a
norma degli articoli 7 o 12,
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– la disciplina in questione, infatti, come pure correttamente

b) consegna di parti essenziali di biciclette ad un altro titolare di
un’autorizzazione in conformità dell’articolo 291 del Regolamento
(CEE) n. 2454/93, oppure
c) dichiarazione, su base mensile, di un quantitativo inferiore alle
300 unità per tipo di parti essenziali di biciclette per l’immissione in
libera pratica da una parte o sia ad essa consegnato. Il numero di

parti essenziali di biciclette dichiarate da una parte, oppure
consegnate ad una parte qualsiasi, viene calcolato con riferimento
al numero di parti di biciclette dichiarate o consegnate a tutte le
parti associate o legate da accordi di compensazione con detta
parte; oppure
d) impiego delle parti essenziali di biciclette nell’assemblaggio di
velocipedi con motore ausiliario”;
– questa interpretazione, del resto, ha trovato pieno conforto nella
giurisprudenza della Corte di Giustizia che, con la sentenza 29
luglio 2010, C-371/09, che, proprio con riguardo al dazio per
l’importazione di parti di biciclette, ha affermato la necessità
dell’autorizzazione, non surrogabile dal mero riscontro dei
presupposti materiali per il suo rilascio ( par. 41-42: “l’art. 14 del
regolamento di esenzione, … nel concedere l’esenzione dai dazi
antidumping di cui trattasi, rinvia esplicitamente alle condizioni di
cui agli artt. 291-304 del regolamento di applicazione, con riserva
di queste ultime. Tra tali condizioni figura quella relativa al rilascio
di un’autorizzazione preventiva ex art. 292 del regolamento di
applicazione … il legislatore ha esplicitamente e specificamente
subordinato il beneficio dell’esenzione al rilascio di una siffatta
autorizzazione … la sola circostanza che l’importatore abbia
rispettato il limite quantitativo di cui all’art. 14, lett. c), del
regolamento di esenzione sarebbe sufficiente per concludere che
«le altre condizioni per l’applicazione» sono soddisfatte,
equivarrebbe a rendere lettera morta l’imposizione della condizione
dell’autorizzazione preventiva … detto articolo prevede
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un’esenzione dai dazi antidumping e, pertanto, va interpretato
restrittivamente”;

v. anche successivamente Corte di Giustizia,

sentenza 17 settembre 2014, C-3/13);
– ne deriva l’irrilevanza del quantitativo (più o meno di 300 unità)
ai fini dell’autorizzazione, che resta sempre necessaria, esclusa
ogni obbiettiva incertezza nel dettato normativo;
resta conseguentemente destituita di fondamento anche

l’ulteriore censura, articolata nel corpo del motivo, in ordine alla
disagevole ed oscura interpretazione della norma e, dunque,
all’asserita buona fede del contribuente, profilo su cui la CTR ha, in
ogni caso, compiutamente ed adeguatamente motivato, neppure
assumendo rilievo, a tal fine, il dedotto avvenuto proscioglimento
in

sede

penale

per

difetto

dell’elemento

soggettivo

(inammissibilmente introdotto in totale carenza di autosufficienza
attesa la mancata puntuale riproduzione dell’invocata decisione),
esclusa, comunque, ogni sua automatica rilevanza nel processo
tributario (v. tra le tante Cass. n. 16262 del 28/06/2017);
– il terzo motivo denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c. per omessa
pronuncia sulle doglianze prospettate in via subordinata dalla
contribuente, nonché difetto di motivazione su punti decisivi della
controversia, doglianza che ripropone con il quarto motivo;
– la contribuente, in particolare, lamenta omessa pronuncia per: 1)
esclusione della responsabilità per aver agito in buona fede; 2)
carenza dell’elemento soggettivo; 3) errore non imputabile a fatto
doloso o raggiro dell’importatore; 4) mancata concessione dello
sgravio ex art. 79, lett. d, (per equità) ovvero ex art. 82 (errore
non agevolmente scopribile e in buona fede) ovvero ex art. 83
(mancanza di circostanze implicanti frode o manifesta negligenza
dell’operatore) Reg. CE n. 450 del 2008; 5) rideterminazione del
quantum;
– la censura è infondata avendo la CTR espressamente pronunciato
su tutte le domande, sia escludendo la buona fede, nonché
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l’assenza di colpa (avendo la contribuente “consapevolmente e
volontariamente posto in essere – come, nel caso che ci occupa,
l’utilizzo del numero TARIC riservato ad importatori esenti per
autorizzazione – l’atto vietato”), sia l’assenza e non configurabilità
di un errore sulla norma o sulla sua portata o di altro errore
(affermando, tra l’altro, che l’accertamento non si “fonda su errori,

all’esenzione dei dazi antidumping”),

nonché statuendo

esplicitamente che va rigettata “qualsivoglia altra eccezione che le
parti hanno formulato nonostante del tutto inattendibili in diritto”;
– parimenti infondata è la denuncia per vizio motivazionale, pur in
disparte l’inammissibilità della censura afferente all’interpretazione
della legge, atteso il ragionamento operato dalla CTR – e sopra
riprodotto – logico e lineare quanto all’insussistenza della buona
fede, all’asserita carenza di colpa od alla configurabilità di errori; è
correlativamente adeguatamente motivato, esclusa ogni omessa
pronuncia, il mancato riconoscimento dello sgravio previsto dal
Reg. CE n. 450 del 2008 in tutte le sue ipotesi (ferma, sul punto,
anche l’inammissibilità della censura perché del tutto generica e
carenza di autosufficienza quanto alle circostanze per cui si sarebbe
trovato in una situazione eccezionale rispetto agli altri operatori, e
in assenza delle quali non avrebbe subìto il pregiudizio della
riscossione dell’importo del dazio all’importazione, ovvero con
riferimento all’asserito errore delle autorità competenti) nonché il
rigetto dell’applicazione dell’esimente di cui all’art. 303, comma 2,
CDC (non fondandosi l’accertamento su errori);
– il quinto motivo denuncia la violazione del diritto di difesa per non
essere stati gli atti preceduti da un preventivo contraddittorio;
– la censura, formulata in termini del tutto generici, è inammissibile
per novità della questione, che non risulta trattata in alcun modo
nella sentenza impugnata né indicata nelle conclusioni ivi in
epigrafe: in tale evenienza, infatti, il ricorrente ha l’onere, a pena
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bensì sull’indebito, consapevole utilizzo di codici riservati autorizzati

di inammissibilità, “non solo di allegare l’avvenuta deduzione della
questione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in
quale scritto difensivo o atto del giudizio precedente lo abbia fatto,
onde dar modo alla Corte di cassazione di controllare “ex actis” la
veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la
questione stessa” (Cass. n. 8206 del 22/04/2016);

dispositivo, per soccombenza;
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento
delle spese a favore dell’Agenzia delle dogane, che liquida in euro
2.500,00, oltre spese prenotate a debito.
Deciso in Roma, nell’adunanza camerale del 7 marzo 2018

– il ricorso va pertanto rigettato e le spese liquidate, come in

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