Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14570 del 16/06/2010

Cassazione civile sez. I, 16/06/2010, (ud. 04/03/2010, dep. 16/06/2010), n.14570

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo – Presidente –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 8079-2009 proposto da:

A.M. (C.f. (OMISSIS)), nella qualità di madre di

AL.MA., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PIETRO DELLA

VALLE 4, presso l’avvocato LUCERI PAOLO, che la rappresenta e

difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

P.L., nella qualità di curatore speciale del minore

AL.MA., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FRANCESCO

SAVERIO NITTI 11, presso l’avvocato ANGELINI ROTA FILIPPO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MOLLICA LUCREZIA giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

COMUNE DI MILANO, PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI

MILANO;

– Intimati –

avverso la sentenza n. 49/2008 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 30/12/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/03/2010 dal Consigliere Dott. MASSIMO DOGLIOTTI;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato LUCERI che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale per i minorenni di Milano emetteva in data 13.2.2007 decreto di adottabilità del minore Ma.Al., nato a (OMISSIS), sospendendo la potestà genitoriale della madre A. M..

Proponeva opposizione A.M., chiedendo revocarsi la dichiarazione di adottabilità.

Il Tribunale per i minorenni di Milano, con sentenza 18/4-26/5/2007, rigettava l’opposizione.

L’ A. interponeva appello davanti alla Corte d’Appello di Milano. Si costituivano il tutore ed il curatore del minore, che chiedevano rigettarsi l’appello. Veniva disposta ed espletata CTU. La Corte d’appello di Milano, sezione per i minorenni, con sentenza 11/12-30/12/2008, rigettava l’appello. Ricorre per cassazione A. M. sulla base di due motivi.

Resiste, con controricorso, il curatore del minore.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Appaiono adeguati i quesiti proposti ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c.. Non va pertanto dichiarata al riguardo l’inammissibilità del ricorso, come richiesto dal curatore del minore.

Con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione dell’art. 8, nonchè motivazione inesistente o meramente apparente della sentenza impugnata, lamentando che il giudice a quo sosteneva la carenza di capacità genitoriale dell’ A., sulla base di dichiarazioni rese da un assistente sociale e da una psicologa, escludendo la valenza della CTU espletata nel giudizio di appello.

Con il secondo motivo, la ricorrente deduce violazione della L. n. 184 del 1983, art. 1 nonchè, ancora una volta, motivazione inesistente o meramente apparente della sentenza impugnata, che ha omesso di decidere, sulla base della predetta consulenza.

I due motivi possono trattarsi congiuntamente, essendo strettamente collegati.

Quanto alla L. n. 184, art. 1 va precisato che esso introduce una generale enunciazione di principio per cui il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia. Non pare evidentemente accettabile un’interpretazione del principio in senso assoluto: il minore dovrebbe essere educato sempre e comunque nella famiglia d’origine (ciò che contraddirebbe il contenuto stesso della L. n. 184 e i principi costituzionali: l’art. 30 Cost., comma 2 precisa che, anche in caso di incapacità dei genitori, devono essere comunque assicurati i compiti di educazione, mantenimento, istruzione dei figli).

Il significato dell’enunciazione che apre la L. n. 184, anche alla luce dei commi successivi dell’art. 1 (per cui sono disposti, a favore della famiglia, interventi di sostegno ed aiuto, al fine di prevenire situazioni di abbandono) è ben diverso: il minore ha diritto ad essere educato nella propria famiglia di origine finchè ciò sia possibile ed è pertanto necessario individuare gli strumenti di aiuto e di sostegno ad essa, seguendosi del resto le indicazioni dell’art. 31 Cost., perchè la famiglia possa assolvere ai suoi compiti educativi; ma ove tale programma non ottenga l’effetto sperato, si farà luogo all’adozione, sciogliendo ogni legame con la famiglia d’origine.

Quanto all’art. 8, L. n. 184, va osservato che esso, definendo l’abbandono di minore, come privazione di “assistenza morale e materiale da parte dei genitori (o dei parenti tenuti a provvedervi)”, costituisce una norma in bianco, in ordine alla quale peraltro la giurisprudenza (e segnatamente quella di questa Corte) è pervenuta a risultati sostanzialmente univoci (per tutte, Cass. n. 21817 del 2006). Soccorre, ancora una volta, il richiamo ai principi costituzionali: l’art. 30 Cost. indica l’obbligo (prima ancora che il diritto) dei genitori di educare, istruire, mantenere i figli, e il principio costituzionale trova riscontro nell’art 147 c.c. là dove si precisa che i genitori hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli.

E’ necessario da un lato trasmettere al minore, con l’educazione e l’istruzione, i valori necessari per fargli progressivamente acquistare le capacità e posizioni proprie di ogni membro della collettività: a svolgere tale alta e delicatissima funzione la famiglia non è lasciata sola (vi sono altri soggetti istituzionali:

ad es. la scuola); essa ha comunque un ruolo preminente ed insostituibile. Ma è pure indispensabile provvedere anche finanziariamente al soddisfacimento dei bisogni del minore e alle sue esigenze di crescita: si tratta evidentemente di un compito assai complesso ed articolato, ben più ampio di quella minima prestazione di cure che serve a mantenere in vita il soggetto.

Va precisato che solo all’interesse del minore deve farsi comunque riferimento; non si sanziona il comportamento del genitore, ma ci si deve preoccupare esclusivamente di eliminare le conseguenze che tale comportamento determina o potrebbe determinare sullo sviluppo psico- fisico del fanciullo. Dunque, ove la situazione familiare fosse tale da compromettere in modo grave e irreversibile tale sviluppo, si dovrebbe far luogo ad adozione. Non alla figura di un minore astratto, nè a tutti i minori di quell’età o di quell’ambiente sociale ci si dovrà peraltro richiamare ma, a quel minore particolare, con la sua storia, il suo “vissuto”, le sue caratteristiche fisiche e psicologiche, la sua età, il suo grado di sviluppo ( o meglio le potenzialità, le possibilità di sviluppo).

L’esigenza è dunque sempre la medesima: garantire una crescita armonica e compiuta del fanciullo. L’adozione presuppone una situazione grave ed irreversibile (laddove il giudizio di gravità ed irreversibilità va fatta con riferimento alla posizione del singolo minore). Consegue da quanto osservato che, alla luce dell’esclusivo interesse del minore, una mera espressione di volontà dei genitori, una “speranza” di recupero delle capacità genitoriali non è sicuramente idonea al superamento dell’abbandono.

Quanto alla consulenza tecnica espletata, va precisatacene il giudice di merito può liberamente apprezzarne le risultanze ed eventualmente non condividerle (e tale valutazione è insuscettibile di sindacato di legittimità) purchè tale decisione sia sorretta da adeguata motivazione (tra le altre, Cass. n. 24589/2005). In effetti il CTU – come ammette lo stesso giudice a quo – afferma che l’ A. avrebbe acquisito maggior consapevolezza nei confronti del figlio e raggiunto una sufficiente capacità genitoriale. L’ A., sentita dei giudici d’appello, ha dato – secondo la sentenza impugnata – risposte vaghe sulla modalità di accudimento del figlio e invocato comunque l’aiuto esterno. La stessa consulente, sentita a chiarimenti – prosegue il giudice a quo – ha affermato che era soltanto “possibile” l’accudimento del figlio da parte dell’ A., ipotizzando la necessaria presenza, per un periodo del tutto indeterminato, di una puericultrice e di una psicologa: ritiene il giudice a quo che tali supporti finirebbero per divenire sostitutivi del ruolo della madre.

Ma la sentenza impugnata, al di la dell’anomalia delle risultanze della CTU, esamina ulteriori elementi: la vicenda pregressa, caratterizzata da trascuratezza ed inadeguatezza non transitorie da parte dalla madre nell’accudimento del figlio, incapacità di riconoscere ed emendare i propri errori, atteggiamenti oppositivi verso il mondo esterno.

Si esaminano pure le relazioni di una psicologa e di un assistente sociale che hanno confermato – secondo la sentenza impugnata – l’incapacità dell’ A. nell’accudimento del figlio, l’inadeguatezza introspettiva e la sottovalutazione della gravità della propria situazione, nonchè un deficit della memoria visiva e del contatto emotivo.

Ancora, il giudice a quo evidenzia l’assenza totale ed il disinteresse del nucleo familiare: il padre del bambino non si è mai presentato ai colloqui; i genitori dell’ A. e la zia materna non sono disponibili ad occuparsi del bambino. Una successiva affermata disponibilità dei nonni, totalmente labiale, non può condurre – secondo la Corte di merito – alla possibilità concreta di occuparsi del minore, in sostituzione della madre.

Non si ravvisano dunque violazioni di legge, e la motivazione della sentenza appare adeguata e no illogica.

I motivi sono dunque infondati, e conclusivamente il ricorso va rigettato.

La natura della causa richiede la compensazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; dichiara compensante le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 4 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA