Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14561 del 15/07/2016


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Cassazione civile sez. II, 15/07/2016, (ud. 07/06/2016, dep. 15/07/2016), n.14561

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12433/2012 proposto da:

B.T., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

C. MIRABELLO 18, presso lo studio dell’avvocato UMBERTO RICHIELLO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO

BASTIANINI;

– ricorrente –

contro

B.E., (OMISSIS), anche quale erede di B.M.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE G. MAZZINI, 145, presso lo

studio dell’avvocato ANNA RITA DELL’OLMO, rappresentata e difesa

dall’avvocato LUIGI SARTINI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 625/2011 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 09/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/06/2016 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI;

udito l’Avvocato UMBERTO RICHIELLO, difensore del ricorrente, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato LUIGI SARTINI, difensore della controricorrente, che

ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione del 22.X.1994 B.E. e M. convennero in giudizio davanti al Tribunale di Grosseto il fratello D. per ottenere la risoluzione per inadempimento del contratto del 13.11.1979 stipulato tra i predetti fratelli e la loro madre C.M.L., avente ad oggetto il pagamento di quanto dovuto da B.D. agli altri eredi del defunto padre B.S., pagamento cui il convenuto era tenuto quale unico assegnatario, ai sensi della L. n. 1078 del 1940, artt. 5 e 6, dell’unita’ poderale di proprieta’ del de cuius, chiedendo di conseguenza la divisione del podere in ragione di un terzo ciascuno e la restituzione dei frutti a far data dal 25.5.1979; nel caso in cui il bene fosse risultato indivisibile la vendita e la ripartizione del ricavato ed, in ulteriore subordine, la condanna di B.D. al pagamento a favore di E. di Lire 6.525.244 e di M. di Lire 19.575.733 oltre rivalutazione ed interessi, crediti nascenti anche dalle quote ereditate dai genitori.

Il convenuto contesto’ le domande assumendo che la madre e la sorella E. avevano rinunziato ai diritti di cui alla scrittura 13.11.1979 a seguito dell’assistenza ricevuta col trasferimento presso di lui.

Il giudizio fu riassunto dalle attrici nei confronti degli eredi di Domenico, si costitui’ B.T. mentre Ba.Ti., avendo rinunziato all’eredita’, eccepi’ il suo difetto di legittimazione passiva di cui le attrici presero atto rinunziando alla prosecuzione del giudizio nei suoi confronti.

Riassunta nuovamente la causa da B.E. in proprio e quale erede della sorella M., il Tribunale con sentenza n. 418/2006, dispose la vendita del podere designando per l’incombente il giudice istruttore e sancendo l’inadempimento del convenuto agli obblighi di cui alla scrittura e l’infondatezza della domanda di restituzione dei frutti mentre la Corte di appello di Firenze, con sentenza 9.5.2011, rigetto’ l’appello principale di B.T. ed accolse l’incidentale di B.E. dichiarando che T. era tenuto a pagare per il periodo successivo alla morte del padre il corrispettivo pro quota hereditaria del godimento dei frutti del podere da liquidarsi in sede di operazioni divisionali.

Era infondato il motivo sulla allegata remissione del debito, in parte infondato ed in parte inammissibile per difetto di interesse quello sull’ordine di vendita mentre non vi era motivo di dubitare che il podere fosse fruttuoso.

Ricorre B.T. con quattro motivi, resiste B.E..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo si deduce assenza di motivazione sulla ritenuta inattendibilita’ della teste Ba.Ti. particolarmente vicina a B.T., il quale accrebbe la sua eredita’ per effetto della rinuncia della sorella.

Col secondo motivo si lamenta insufficienza di motivazione sulla ritenuta inattendibilita’ della teste.

Col terzo motivo si denunzia violazione dell’art. 1236 c.c., per essere stata ritenuta non provata l’intervenuta remissione del debito riportando la comparsa di B.D. ma non la deposizione della teste.

Col quarto motivo si lamenta assenza di motivazione sulla percezione dei frutti dopo la morte di B.D..

Le censure non meritano accoglimento.

La Corte di appello ha statuito che B.T. era tenuto a pagare per il periodo successivo alla morte del padre il corrispettivo pro quota hereditaria del godimento dei frutti del podere da liquidarsi in sede di operazioni divisionali.

Era infondato il motivo sulla allegata remissione del debito, in parte infondato ed in parte inammissibile per difetto di interesse quello sull’ordine di vendita mentre non vi era motivo di dubitare che il podere fosse fruttuoso.

La prima censura e’ infondata in quanto una motivazione esiste tanto che, col secondo motivo, si deduce la insufficienza della motivazione.

Ma la valutazione della attendibilita’ della teste e’ prerogativa del giudice di merito e la Corte di appello l’ha ritenuta particolarmente vicina a B.T. il quale accrebbe la sua eredita’ per effetto della rinuncia della sorella.

Consegue il rigetto del secondo motivo.

Il terzo motivo e’ infondato in quanto si contrappone una propria tesi senza provare la rinunzia ed il fatto estintivo riportandosi solo le difese del convenuto ma non gli elementi a suffragio della riforma della sentenza che ha comunque riferito della genericita’ della deposizione (pagina nove).

Il quarto motivo e’ infondato in quanto non si impugna la ratio decidendi che trattasi di allegazione in re ipsa ne’ l’ampia motivazione da pagina quattordici a pagina sedici.

Tutte le censure si traducono nella mera ed apodittica contrapposizione d’una difforme interpretazione a quella desumibile dalla motivazione della sentenza impugnata con argomentazioni che riportano semplicemente al merito della controversia, il cui riesame non e’ consentito in sede di legittimita’ (e pluribus Cass. 9.8.04 n. 15381, 23.7.04 n. 13839, 21.7.04 n. 13579, 16.3.04 n. 5359, 19.1.04 n. 753).

In definitiva il ricorso va rigettato, con la conseguente condanna alle spese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese liquidate in Euro 3200 di cui Euro 3000 per compensi, oltre accessori.

Cosi’ deciso in Roma, il 7 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2016

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