Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14559 del 09/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 09/07/2020, (ud. 26/06/2019, dep. 09/07/2020), n.14559

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO M.G. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 1691/2015 R.G. proposto da:

M.G. (C.F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso dall’Avv.

Prof. ANDREA CARINCI e dell’Avv. Prof. GIUSEPPE MARIA CIPOLLA,

elettivamente domiciliato presso lo studio del secondo in Roma,

Viale Giuseppe Mazzini, 134;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– controricorrente –

avverso le sentenze della Commissione Tributaria Regionale della

Lombardia nn. 2706/2014, 2713/2014, 2711/2014 e 2707/2014 del 22

maggio 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26 giugno

2019 dal Consigliere Dott. D’Aquino Filippo;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott.ssa SANLORENZO RITA, che la

concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RILEVATO

CHE:

L’Agenzia delle Entrate notificò in data 6.11.2011 a M.G. diversi avvisi di accertamento, relativi agli anni 2005 2008 emessi a termini del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), a seguito di una verifica in loco conclusasi con la notificazione di un PVC relativo a più annualità;

il contribuente richiese l’accertamento con adesione a termini del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 6, comma 2, per ciascuna annualità, istanze spedite in data 29.11.2011, che furono ritenute tardive;

i ricorsi successivamente proposti dal contribuente avverso gli avvisi di accertamento furono respinti dalla CTP di Pavia;

la CTR della Lombardia, con diverse sentenze depositate in data 22 maggio 2014, ha accolto parzialmente gli appelli del contribuente contro le prime decisioni, evidenziando che:

– i ricorsi erano stati proposti tempestivamente, ovvero nel termine di 90 giorni dalla proposizione delle istanze di accertamento con adesione;

– il ricorrente ha parzialmente fornito la prova contraria circa la non debenza di parte delle riprese a tassazione, sulla base delle movimentazioni bancarie “in entrata ed in uscita”, con rideterminazione dei ricavi oggetto di recupero;

il M. propone un unico ricorso per cassazione avverso tutte le suindicate sentenze del giudice di appello affidato a sei motivi, depositando memoria ex art. 378 c.p.c.; resiste con controricorso l’Ufficio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

con il primo motivo si deduce nullità delle sentenze impugnate per violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere la CTR omesso di pronunciarsi sulla non applicabilità delle sanzioni; il ricorrente sostiene di avere sollevato con ciascuno dei quattro ricorsi introduttivi la questione che le violazioni addebitategli erano imputabili al comportamento penalmente illecito del suo commercialista, il quale non aveva presentato le dichiarazioni, nei cui confronti egli aveva presentato denuncia-querela; rileva che la questione non è stata affrontata dalla CTP in quanto rimasta assorbita ed è stata riproposta in appello, laddove è stata invocata l’applicazione della L. 11 ottobre 1994, n. 423, art. 1 e D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 6;

con il secondo motivo si deduce violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 3, non avendo le Corti di merito fatto applicazione del principio di non punibilità, nonostante che il mancato pagamento del tributo fosse dipeso da causa addebitabile al comportamento di terzi;

con il terzo motivo si deduce omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, avendo la CTR omesso, nelle sentenze impugnate, di valutare la documentazione prodotta a sostegno del ricorso;

con il quarto motivo si deduce violazione degli artt. 115,116 c.p.c. e nullità delle sentenze impugnate, dalle quali non si potrebbe trarre, secondo parte ricorrente, alcuna indicazione circa la valutazione del materiale probatorio;

con il quinto motivo si deduce nullità delle sentenze impugnate per mancanza del requisito della motivazione a termini del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 3, n. 4, in quanto le sentenze impugnate si sono limitate a dichiarare parzialmente dimostrata la pretesa erariale in base alla documentazione prodotta;

con il sesto motivo si deduce violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 59, anche in relazione agli artt. 3,24 e 111 Cost., nella parte in cui la CTR non ha rinviato le sentenze alla CTP anzichè decidere la causa nel merito; rileva il ricorrente di avere sollevato, innanzi al giudice di appello, la questione della rimessione al primo giudice, questione sulla quale la CTR non si è pronunciata; deduce come il dato costituzionale lascino ritenere che una interpretazione costituzionalmente orientata del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 59 facciano rientrare il caso di specie nella rimessione al primo giudice, non avendo egli potuto svolgere alcun contraddittorio di merito con l’Ufficio in prime cure;

il primo motivo è ammissibile in relazione al principio di specificità dl ricorso ed è fondato, posto che nella motivazione delle sentenze cumulativamente impugnate non vi è menzione della trattazione della questione della inapplicabilità delle sanzioni per essere le stesse conseguenti al comportamenti di terzi e, quindi, non imputabili al contribuente, questione sulla quale il giudice di appello avrebbe dovuto pronunciarsi;

il secondo motivo è, conseguentemente, assorbito per effetto dell’accoglimento del primo;

il quinto motivo, il quale va esaminato con priorità, è ugualmente fondato, posto che la CTR, nelle sentenze impugnate, con motivazione identica, si è limitata ad affermare: “Il Collegio ritiene meritevole di parziale accoglimento laddove il contribuente ha dimostrato che parte delle riprese a tassazione delle movimentazioni bancarie in entrata ed in uscita, considerate quali ricavi omessi, risultano essere stati opposti con idonea documentazione prodotta dal ricorrente”; si tratta, all’evidenza, di una motivazione meramente apparente in quanto, benchè graficamente esistente, non rende, tuttavia, percepibile il fondamento delle decisioni, perchè recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche, congetture (Cass., Sez. VI, 23 maggio 2019, n. 13977); soluzione conforme al principio di economia processuale, e a quello di ragionevole durata del processo, che impedisce di adottare decisioni che, senza utilità per il diritto di difesa, comportino l’allungamento dei tempi del giudizio (Cass., Sez. V, 30 dicembre 2014, n. 27496);

in conclusione, le pronunce impugnate vanno cassate in relazione al primo e al quinto motivo, con rinvio alla CTR della Lombardia in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il primo e il quinto motivo, rigetta il sesto e dichiara assorbiti il secondo, il terzo e il quarto motivo, cassa le sentenze impugnate in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla CTR della Lombardia in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 26 giugno 2019.

Depositato in cancelleria il 9 luglio 2020

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