Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14559 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 14559 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: D’ORAZIO LUIGI

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 23767/2011 R.G. proposto da
Agenzia delle entrate, in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale in
Roma, Via dei Portoghesi n. 12 domicilia;
– ricorrente contro
Elettrolido s.r.l. in liquidazione, in persona del legale rappresentante pro
tempre, rappresentata e difesa dall’Avv. Mauro Fernando, in forza di procura
speciale a margine del controricorso, domiciliata in Roma, Via Banco di Santo
Spirito, n. 48, presso lo studio dell’Avv. Augusto D’Ottavi;

Data pubblicazione: 06/06/2018

- con troricorrente avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Liguria
depositata il 2 luglio 2010.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 30 gennaio 2018 dal

RITENUTO IN FATTO
1.Con avviso di accertamento l’Agenzia delle Entrate rettificava in aumento i
ricavi dichiarati dalla Elettrolido srl per l’anno 2004 ai sensi dell’art. 62 sexies
del d.l. 331/1993 (studi di settore), convertito in legge 427 del 1993, ai fini
delle imposte dirette, dell’iva e dell’irap, per la somma di C 66.561,00. Tre
parametri risultavano congrui (durata delle scorte, rendimento per addetto e
margine operativo lordo), mentre non era congruo il parametro dei ricavi
indicati dalla contribuente in C 175.171,00 e calcolati in C 241.752,00, con
minimo ammissibile di C 223.735,00.
L’Agenzia delle entrate notificava alla contribuente l’invito a presenziare ai fini
della instaurazione del contraddittorio e per l’eventuale definizione
dell’accertamento con adesione ai sensi dell’art. 5 del d.lgs. 218/1997.
2.11 difensore della società deduceva che i ricavi erano diminuiti nel corso degli
anni ed erano passati da C 772.726,00 nel 1998 sino ad C 175.171,00 nel 2004
ed a C 153.900,00 nel 2005, che l’attività della società si svolgeva nell’ambito
della telefonia mobile, ove la concorrenza dei Centri commerciali l’aveva
costretta ad abbandonare il ramo di attività, e nell’installazione di antifurto per
auto, impianti radio e condizionatori, ma le auto venivano ora prodotte
completamente accessoriate, che le banche avevano chiesto il rientro dai fidi
concessi, che un socio aveva chiesto un mutuo ipotecario su un immobile di
proprietà personale per finanziaria la società per lire 140.000.000, che gli
amministratori avevano ridotto i loro compensi, che due soci lavoratori
avevano lasciato la società, che nel luglio 2003 la società aveva ridotto il
capitale sociale per perdite.
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Consigliere Luigi D’Orazio.

A seguito del contraddittorio l’Agenzia confermava la rettifica dei ricavi in C
241.752,00.
3.Avverso tale avviso presentava ricorso la contribuente.
4.La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso ritenendo che la
documentazione prodotta dalla ricorrente aveva dimostrato l’effettiva
contrazione del volume d’affari (cessazione del rapporto contrattuale con la
Tim, perdita di fideiussioni, rapporti problematici con l’istituto San Paolo,

limiti stabiliti dagli studi di settore.
5.Avverso tale pronuncia presentava appello l’Agenzia delle Entrate rilevando
che la ricorrente non aveva ottemperato all’onere della prova, che la maggior
parte dei documenti prodotti riguardava l’anno 2003 e non il 2004, che il
mutuo ipotecario era stato contratto dal socio per sopperire a necessità
finanziarie connesse alla costruzione di un immobile da adibire ad abitazione
principale del socio, che l’Agenzia, a seguito del contraddittorio, aveva proposto
di applicare il valore dei ricavi più confacente alla situazione reddituale della
società, e quindi la somma di C 223.735,00 anziché quella di C 241.752,00.
6.Con sentenza depositata il 2-7-2010 la Commissione Tributaria Regionale
della Liguria rigettava il gravame rilevando che “come ampiamente ricordato
nella sentenza impugnata, la società interessata ha dato concrete
dimostrazioni delle difficoltà incontrate: perdita di importanti clienti, difficili
rapporti con le banche, intervento dei soci per ripianare il passivo; il tutto
inquadrato nella fisiologica riduzione del lavoro, dato che le auto nuove sono
ora fornite di tutti i possibili accessori”.
7.Avverso tale pronuncia proponeva ricorso per Cassazione l’Agenzia delle
entrate.
8.Notificava e depositava controricorso la Elettrolido srl in liquidazione.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.Con il primo motivo di impugnazione l’Agenzia delle entrate censura la
sentenza della Commissione Tributaria Regionale “per motivazione omessa o
comunque insufficiente circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ex
art. 360, 1 comma, c.p.c. n. 5. Violazione e falsa applicazione dell’art. 2697
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sottoscrizione di mutuo ipotecario da parte del socio), con ricavi minori dei

c.c., ex art. 360, 1 comma, c.p.c., n. 3”, ed anche per “nullità della sentenza,
ex art. 360 1 O comma 1 c.p.c., n. 4”, in quanto “I Secondi Giudici non si sono
affatto pronunciati, non motivando alcunchè in merito alle censure formulate
nel ricorso in appello, ma basandosi solamente su quanto asserito dal
contribuente e recepito dai Primi Giudici”.
2.Con il secondo motivo di impugnazione l’Agenzia deduce la violazione e falsa
applicazione del dpr n. 600 del 1973, art. 39, del dpr n. 633 del 1973, art. 54,

relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c., non avendo la contribuente fornito
prova contraria con il supporto di idonea documentazione per l’anno 2004.
Inoltre, deduce anche l’omessa o insufficiente motivazione circa un fatto
decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360 comma 1 n 5. c.p.c., non avendo la
Commissione tributaria regionale fornito sufficiente motivazione in ordine alla
assenza di elementi probatori addotti dal contribuente per superare le
presunzioni gravi, precise e concordanti poste a base dell’accertamento
induttivo.
2.1.Tali motivi, che per ragioni di stretta connessione vanno esaminati
congiuntamente, sono fondati.
Anzitutto, si rileva che correttamente la ricorrente ha censurato la decisione di
secondo grado anche ai sensi dell’art. 360 comma 1 n. 4 c.p.c., stante la
dedotta omessa pronuncia della Commissione Regionale sui singoli motivi di
impugnazione della sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 112 c.p.c.
(Cass.Civ., 16 marzo 2017, n. 6835; Cass.Civ., 5 dicembre 2014, n. 25761).
2.2.11 ricorso è, poi, autosufficiente in quanto nel corpo dello stesso sono stati
trascritti i motivi di appello sui quali la Commissione Regionale ha omesso di
pronunciarsi (Cass.Civ., 4 marzo 2013, n. 5344).
Si legge, infatti, nel ricorso per cassazione, riportando il primo motivo di
appello, che “costituisce presunzione grave, precisa e concordante sui cui
fondare l’accertamento in questione, lo scostamento dei ricavi e dei compensi
dichiarati rispetto a quelli attribuibili al contribuente sulla base dello studio di
settore.. .l’accertamento in base agli studi di settore si fonda su una
presunzione alla quale non occorrono altre prove per giustificare se stessa”.
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del d.l. n. 331 del 1993, artt. 62 bis e sexies, e dell’art. 2697 c.p.c., in

Con il secondo motivo di appello si era evidenziato che “la maggior parte dei
documenti prodotti si riferisce all’anno 2003 e quindi le circostanze addotte non
vanno ad incidere, se non in parte, sul volume d’affari dell’anno d’imposta in
discussione”.
Con il terzo motivo di appello si era sottolineato che “d’altra parte lo stesso
contratto di mutuo ipotecario asseritamente contratto per finanziare la società
nel mese di luglio 2003 risulta, invece, contratto per sopperire a necessità

Volpi esclusivamente ad abitazione principale”.
Con il quarto motivo di appello l’Agenzia aveva rimarcato che “L’Ufficio, nel
corso del contraddittorio…considerate le ragioni addotte dalla parte.. .aveva
proposto di considerare quale valore meglio confacente alla situazione.. .quello
minimo.. .pari ad C 223.735…”.
La Commissione Tributaria Regionale si è limitata a riportarsi alla motivazione
della decisione di prime cure, aggiungendo alcune generiche considerazioni
(“come ampiamente ricordato nella sentenza impugnata, la società interessata
ha dato concrete dimostrazioni delle difficoltà incontrate: perdita di importanti
clienti, difficili rapporti con le banche, intervento dei soci per ripianare il
passivo; il tutto inquadrato nella fisiologica riduzione del lavoro, dato che le
auto nuove sono ora fornite di tutti i possibili accessori”), senza esaminare
alcuna delle specifiche doglianze formulate dalla Agenzia delle entrate nei
motivi di appello, in violazione dell’art. 112 c.p.c..
La motivazione è risultata, peraltro, del tutto insufficiente, in violazione dell’art.
360 comma 1 n. 5 c.p.c., non avendo valutato la Commissione regionale se le
prove contrarie addotte dalla contribuente potevano superare le presunzioni
proprie dell’accertamento induttivo, in quanto i documenti, secondo la
ricorrente, attenevano ad anni diversi da quello in esame (anno 2004) ed il
mutuo ipotecario era stato contratto per sopperire a necessità finanziarie
connesse ad un immobile personale del socio Volpi da utilizzare abitazione
principale.
3.La sentenza va, quindi, cassata con rinvio alla Commissione Regionale della
Liguria in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio
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finanziarie connesse alla costruzione di un immobile che verrà adibito dal sig.

di legittimità.
P.Q.M.
Accoglie il primo ed il secondo motivo di impugnazione; cassa la sentenza
impugnata, con rinvio, anche per le spese, alla Commissione Regionale della
Liguria in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 30 dicembre 2018

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