Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14552 del 26/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 26/05/2021, (ud. 11/01/2021, dep. 26/05/2021), n.14552

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLETTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (c.f. (OMISSIS)) in persona del Direttore pro

tempore rappresentata e difeso ope legis dall’Avvocatura Generale

dello Stato, nei cui uffici in Roma via dei Portoghesi 12 è

domiciliata;

– ricorrente –

contro

CE.DI.SA. s.r.l. (cf (OMISSIS))in persona del legale rappresentante

pro tempore;

– intimata – –

avverso la sentenza n. 8104/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA depositata in data 03/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. RUSSO

RITA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. – La società CE.DI.SA. ha impugnato la cartella di pagamento emessa a seguito di iscrizione a ruolo della maggiore imposta di registro, pretesa per il decreto ingiuntivo del Tribunale di Salerno numero 2612/2011e per la sentenza n. 1050/2013, opponendo di non essere tenuta al pagamento in quanto vittoriosa in giudizio. Il ricorso è stato respinto in primo grado rilevando che la cartella è impugnabile solo per vizi propri. Ha proposto appello la società e la CTR ha parzialmente accolto l’impugnazione ritenendola fondata limitatamente alla applicazione dell’imposta di registro in misura proporzionale e non in misura fissa, considerando che il decreto ingiuntivo è stato opposto e ne è stata sospesa la provvisoria esecuzione prima della notifica dell’avviso di pagamento dell’imposta proporzionale.

2. Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia affidandosi a tre motivi. Non ha spiegato difese la contribuente. La causa è stata trattata alla adunanza camerale gennaio 2021.

Diritto

RITENUTO

Che:

3. – Con il primo motivo del ricorso, la parte lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57. Deduce che la questione relativa alla sospensione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo prima della notifica di pagamento dell’imposta proporzionale, sul quale il giudice di appello ha fondato la decisione, è un motivo di opposizione del tutto assente dal ricorso di primo grado e che pertanto avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile stante il divieto dei noni in appello. Con il secondo motivo del ricorso si lamenta l’omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti: la ricorrente rileva che la circostanza che il decreto ingiuntivo fosse stato sospeso è un mera deduzione della società e la CTR ha omesso di esaminare il ricorso di primo) grado i cui contenuti smentivano gli assunti di controparte. Con il terzo motivo del ricorso si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3. Deduce che la censura relativa alla tassazione in misura fissa, come conseguenza della sospensione dell’esecutorietà, avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile perchè relativa non a vizi propri della cartella bensì a quelli che avrebbero dovuto esplicitarsi in sede di opposizione avverso un avviso di liquidazione già notificato.

Il terzo motivo deve essere esaminato per primo in quanto fondato e assorbente.

V principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte che la cartella esattoriale recante intimazione di pagamento di credito tributario, avente titolo in un precedente avviso di accertamento notificato a suo tempo non impugnato, può essere contestata innanzi agli organi del contenzioso tributario ed essere da essi invalidata solo per vizi propri, non già per vizi suscettibili di rendere nullo o annullabile l’avviso di accertamento presupposto (Cass. 8704/2013Cass. 25995/2017; Cass. n. 4614/2018).

La sentenza di secondo grado non ha fatto buon governo di questo principio, anzi incorre in una rilevante contraddizione perchè da un lato conferma le affermazioni della sentenza di primo grado dando atto che l’Agenzia ha anche depositato la prova della regolare notificazione dell’avviso di liquidazione, dall’altro accoglie un motivo di merito afferente la pretesa impositiva – peraltro senza verificare se esso era già stato proposto in primo grado – che avrebbe dovuto farsi valere opponendo tempestivamente l’avviso di liquidazione.

Ne consegue, in accoglimento del terzo motivo del ricorso, assorbiti gli altri, la cassazione della sentenza impugnata e non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto puO decidersi nel merito, rigettando l’originario ricorso della contribuente.

le spese del doppio grado del giudizio di merito possono essere compensate e le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza della intimata e si liquidano come da dispositivo.

PQM

Accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta l’originario ricorso del contribuente; condanna parte intimata alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 3.500,00 oltre rimborso spese prenotate a debito. Compensa le spese del doppio grado di merito.

Così deciso in Roma, camera di consiglio da remoto, il 11 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2021

 

 

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