Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14544 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 14544 Anno 2018
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: VIRGILIO BIAGIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CELLA Francesco, elettivamente domiciliato in Roma, viale
di Villa Grazioli n. 20, presso l’avv. Giorgio Romano,
rappresentato e difeso dall’avv. Carlo Werner giusta delega
in atti;
contro
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro

tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei

Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato,
che la rappresenta e difende;
– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale
della Lombardia n. 131/22/09, depositata il 12 novembre

Data pubblicazione: 06/06/2018

2009.
Udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio dell’Il ottobre 2017 dal Relatore Cons. Biagio
Virgilio.
Rilevato che:
1.

Francesco Cella, avvocato, propone ricorso per

cassazione, illustrato con memoria, avverso la sentenza

indicata in epigrafe, con la quale, in accoglimento
dell’appello dell’Ufficio, è stata ritenuta legittima la cartella
di pagamento emessa nei confronti del contribuente, ai
sensi dell’art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, per omesso
versamento dell’IRAP dichiarata per l’anno 2003.
Il giudice a quo ha affermato, in via preliminare ed
assorbente, che non era necessario accertare l’esistenza del
presupposto impositivo (autonoma organizzazione), avendo
il contribuente stesso dichiarato l’imposta, salvo poi a non
provvedere al suo versamento: l’oggetto del giudizio,
pertanto, “non è la debenza dell’imposta, ma l’omesso
versamento della stessa, una volta liquidata”.
2. L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.
Considerato che:
1. È fondato il secondo motivo di ricorso, con il quale il
contribuente contesta la sopra esposta ratio decidendi.
Deve, infatti, ribadirsi, in virtù del generale e ormai
consolidato principio della emendabilità delle dichiarazioni
fiscali, che, qualora il contribuente dichiari, ma poi ometta di
versare, una determinata imposta, ben può attendere,
senza che ciò comporti alcuna decadenza, l’eventuale
pretesa dell’amministrazione e, mediante l’impugnazione
dell’atto

lato sensu

impositivo notificatogli (avviso di

accertamento, cartella di pagamento, ecc.), opporsi in sede
contenziosa alla pretesa stessa, facendo valere errori, di
2

della Commissione tributaria regionale della Lombardia

fatto o di diritto, commessi in suo danno nella redazione
della dichiarazione (tra le recenti, Cass. nn. 2405, 5129 e
16747 del 2017). Ciò purché — come avvenuto nella specie alla dichiarazione non abbia fatto seguito il versamento
dell’imposta, poiché in caso contrario l’eventuale diritto al
rimborso non può essere fatto valere nel giudizio
concernente la pretesa fiscale, in ragione del carattere

incompatibile la domanda riconvenzionale), dovendo invece
essere esperite le ordinarie procedure di rimborso, nel
rispetto dei termini di decadenza prescritti (Cass. n. 5728
del 2018).
2. Resta assorbita ogni altra censura.
3. Pertanto, va accolto il secondo motivo, assorbiti i
restanti; la sentenza impugnata deve essere cassata e la
causa rinviata, per nuovo esame e per il regolamento delle
spese anche del presente giudizio di legittimità, alla CTR
della Lombardia in diversa composizione.
P.Q.M.
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti
gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa,
anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale
della Lombardia in diversa composizione.
Così deciso in Roma 1’11 ottobre 2017.

impugnatorio del processo tributario (con il quale è

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