Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14540 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 14540 Anno 2018
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: VIRGILIO BIAGIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
AGENZIA DEL TERRITORIO, in persona del Direttore pro
tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei

Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato,
che la rappresenta e difende;
– ricorrente –

contro
DI CRISTOFARO s.r.l. Impresa Edile e Stradale,
persona del legale rappresentante

in

pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via Gramsci n. 34,
presso l’avv. Vincenzo Ioffredi, rappresentata e difesa
dall’avv. Francesco Mancini, giusta delega in atti;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 06/06/2018

nonché
BANCA POPOLARE DI LANCIANO E SULMONA S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale

Udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio dell’il ottobre 2017 dal Relatore Cons. Biagio
Virgilio.
Rilevato che:
1. L’Agenzia del territorio propone ricorso per cassazione
avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale
del Molise indicata in epigrafe, con la quale, rigettando
l’appello dell’Ufficio, è stata confermata l’illegittimità di tre
avvisi di liquidazione di imposta ipotecaria e accessori, in
conseguenza della revoca delle agevolazioni fiscali previste,
per le operazioni di credito a medio e lungo termine, dall’art.
15 del d.P.R. n. 601 del 1973, in relazione ad atti di
restrizione e cancellazione di ipoteca iscritta a garanzia di un
contratto di apertura di credito concessa alla Di Cristofaro
s.r.l. Impresa Edile e Stradale dalla Banca Popolare di
Lanciano e Sulmona s.p.a.
Il giudice a quo ha affermato la spettanza dei benefici
fiscali trattandosi di contratto di durata biennale (superiore,
quindi, a quella minima di diciotto mesi stabilita dalla norma
citata), senza che assumesse rilievo, in contrario, il fatto che
nelle clausole contrattuali aggiuntive fosse prevista la facoltà
dell’istituto di credito di recedere dal contratto di
finanziamento in qualsiasi momento.
2. La società contribuente resiste con controricorso.
Considerato che:
1. Il ricorso, con il cui unico motivo l’Agenzia del
2

del Molise n. 24/4/09, depositata il 26 marzo 2009.

territorio denuncia la violazione dell’art. 15 del d.P.R. n. 601
del 1973 sostenendo la tesi secondo la quale la clausola di
recesso unilaterale e senza preavviso a favore dell’istituto di
credito priva l’operazione della necessaria caratteristica
temporale richiesta dalla norma di agevolazione, è fondato.
È pacifico in causa che nell’allegato al contratto di
finanziamento, costituente parte integrante dello stesso per

della Banca di recedere dal contratto «in qualsiasi momento,
anche con comunicazione verbale».
Ciò posto, è applicabile nella specie il consolidato
principio della giurisprudenza di questa Corte in virtù del
quale, ai fini dell’applicabilità, ai sensi dell’art. 15 del d.P.R.
29 settembre 1973, n. 601, dell’imposta sostitutiva delle
ordinarie imposte ipotecarie alle operazioni relative ai
finanziamenti a medio e lungo termine, la durata del vincolo
contrattuale, fissata «in più di diciotto mesi» dall’ultimo
comma del predetto art. 15, ricorre soltanto se l’assunzione
del vincolo dell’operazione di finanziamento – desunta dal
complesso di tutte le clausole contrattuali – superi di almeno
un giorno detto periodo; in tale prospettiva, il beneficio non
è applicabile alla convenzione che, come nella specie, pur
prevedendo un finanziamento superiore a diciotto mesi,
consenta all’azienda di credito di risolvere anticipatamente il
rapporto con recesso unilaterale, atteso che tale pattuizione
viene a privare l’operazione della necessaria caratteristica
temporale richiesta dalla disposizione agevolatrice (tra altre,
Cass. nn. 28879 del 2008 e 12928 del 2013 – fra le stesse
parti -; cfr. anche le recenti Cass. nn. 7649 e 9506 del
2018, le quali, nell’affermare l’operatività del beneficio per il
caso di facoltà di recesso per giusta causa, ne confermano
l’esclusione nel caso di facoltà di recesso ad nutum).
2. In conclusione, il ricorso va accolto, la sentenza
3

espressa volontà delle parti (art. 2), era prevista la facoltà

impugnata deve essere cassata e, non essendo necessari
ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito,
con il rigetto del ricorso introduttivo della contribuente.
3. Mentre, in considerazione dell’epoca in cui la
giurisprudenza di questa Corte si è consolidata, le spese dei
gradi di merito vanno compensate, quelle del presente
giudizio di cassazione seguono la soccombenza e sono

P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata
e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo della
contribuente.
Compensa le spese dei gradi di merito e condanna la
controricorrente alle spese del presente giudizio, che liquida
in C. 2000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma 1 1 11 ottobre 2017.

liquidate in dispositivo.

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