Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1454 del 23/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 23/01/2020, (ud. 26/11/2019, dep. 23/01/2020), n.1454

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3156-2019 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONINO NOVELLO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto n. R.G. 2921/2017 del TRIBUNALE di CALTANISSETTA,

depositato il 04/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/11/2019 dal Presidente Relatore Dott. MARIA

GIOVANNA C. SAMBITO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con decreto del 4.12.2018, il Tribunale di Caltanissetta ha rigettato le istanze di protezione internazionale avanzate da S.A. nato in Pakistan, il quale aveva dichiarato di aver lasciato il suo Paese, temendo per la propria incolumità, perchè, a seguito degli scontri tra i sostenitori del partito (OMISSIS), di cui esso richiedente era simpatizzante, ed il partito (OMISSIS) era deceduto un uomo dell’opposta fazione. Il fratello di un personaggio di spicco del (OMISSIS), tale A.R., gli aveva proposto di addossarsi la responsabilità dell’omicidio in cambio di denaro, proposta che aveva rifiutato, e che aveva indotto il predetto soggetto a tendergli un tranello facendolo salire su di un’auto che trasportava armi, costringendolo a fuggire, cosa che aveva fatto, per non essere arrestato dalla polizia. In seguito, aveva appreso di esser ricercato per omicidio. Il Tribunale ha ritenuto il richiedente non credibile, ha escluso i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, la sussistenza di una situazione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale e non ha ravvisato situazioni di vulnerabilità. S.A. propone ricorso per cassazione per tre motivi. Il Ministero non ha depositato controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo, il ricorrente deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5. Il ricorrente afferma che egli aveva fornito un racconto del tutto verosimile, e lamenta che non è stata tenuta in considerazione la gravità degli scontri che si verificano in Pakistan. In applicazione del principio dell’onere di prova attenuato, afferma il ricorrente, doveva ritenersi compiuto ogni suo sforzo per circostanziare la domanda, essendo notorio che nel Paese da cui egli proviene vengono quotidianamente perpetrate detenzioni abusive, torture e violazioni dei diritti umani.

2. Col secondo motivo, il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ed afferma che, in caso di violenza indiscriminata, ravvisabile nella specie, non sono rilevanti le motivazioni che hanno spinto il singolo migrante ad abbandonare il suo Paese.

3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 112 c.p.c., del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19 e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 32, per non esser stata riconosciuta la protezione umanitaria.

4. Esclusa, anzitutto, l’ammissibilità delle censure riferite all’art. 112 c.p.c., la cui violazione è enunciata in tutti e tre i motivi, non essendo stata dedotta alcuna omessa pronuncia nè, comunque, la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, i primi due motivi, da valutarsi congiuntamente, presentano profili d’inammissibilità e d’infondatezza.

5. Premesso che il ricorso confonde e sovrappone il momento della valutazione di credibilità soggettiva col dovere di cooperazione istruttoria, va rilevato che il motivo tende ad una diversa ricostruzione dei fatti. Dopo aver esposto i dati fattuali della vicenda narrata, il Tribunale ha dato conto delle ragioni della ritenuta incongruenza intrinseca del racconto e della sua inverosimiglianza, e la valutazione di inattendibilità, che il Tribunale ha compiuto condividendo quella formulata dalla Commissione territoriale, costituisce un apprezzamento di fatto, incensurabile in questa sede di legittimità, laddove, in presenza di dichiarazioni che siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non occorre procedere ad un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria nel Paese di origine, salvo che la mancanza di veridicità derivi esclusivamente, ma non è questo il caso, dall’impossibilità di fornire riscontri probatori.

6. Il Tribunale ha escluso il caso della “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), coerentemente alle indicazioni dei più recenti reports sulla regione del Punjab ed al lume di principi affermati dalla Corte di Giustizia UE (17 febbraio 2009, Elgafaji, C-465/07, citata nel ricorso, e 30 gennaio 2014, Diakitè, C-285/12; vedi pure Cass. n. 13858 del 2018), ed il relativo accertamento implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il cui risultato può essere censurato, con motivo di ricorso per cassazione, nei limiti di cui al novellato art. 360 c.p.c., n. 5, il che non è stato dedotto, talchè, anche per tale profilo, la censura tende ad una diversa valutazione di fatto.

7. Il terzo motivo è inammissibile. La censura non deduce alcuna situazione di vulnerabilità, non rilevata dal Tribunale, e tale situazione deve riguardare la vicenda personale del richiedente, diversamente, infatti, verrebbe in rilievo non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo Paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti.

6. Non va provveduto sulle spese in assenza di attività difensiva della parte intimata.

P.Q.M.

rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara che sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 23 gennaio 2020

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