Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1453 del 20/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/01/2017, (ud. 16/11/2016, dep.20/01/2017),  n. 1453

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26711/2015 proposto da:

ASSICURAZIONI MESSAPICHE DI L.F., in persona del

socio accomandatario, elettivamente domiciliata in ROMA PIAZZA

CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

VINCENZO CAPRIOLI, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1853/24/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di BARI SEZIONI DISTACCATA di LECCE dell’1/07/2014,

depositata il 23/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO MANZON.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Atteso che ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata e ritualmente comunicata la seguente relazione:

“Con sentenza in data 1 luglio 2014 la Commissione tributaria regionale della Puglia, sez. distaccata di Lecce, respingeva l’appello proposto dalla Assicurazioni Messapiche di L.F. & C. sas avverso la sentenza n. 147/2/09 della Commissione tributaria provinciale di Brindisi che ne aveva respinto il ricorso contro l’avviso di accertamento IRPEF, IRAP 2003.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione la società contribuente deducendo quattro motivi.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Va preliminarmente rilevata d’ufficio la nullità assoluta ed insanabile della sentenza impugnata, perchè, così come quella di primo grado, è stata pronunciata a contraddittorio non integro, non essendo mai stati evocati in giudizio tutti i soci della ricorrente.

E’ infatti principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte che “In materia tributaria, l’unitarietà dell’accertamento, che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società, riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali – sicchè tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa, a pena di nullità assoluta rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento, limitatamente ad alcuni soltanto di essi. (Nella specie, la S.C., nell’annullare la sentenza impugnata, ha escluso la possibilità di disporre la riunione dei procedimenti, attesa l’assenza di un “simultaneus processus” nei gradi di merito, posto che la causa riguardante la pretesa azionata nei confronti della società era stata decisa in appello oltre due anni prima rispetto a quella relativa al socio)” (Sez. 6-5, Ordinanza n. 25300 del 28/11/2014, Rv. 633451). Nè peraltro al fine del rispetto di questo principio di diritto può considerarsi sufficiente il fatto che il processo sia stato avviato e proseguito dal socio accomandatario della società contribuente/accertata sia perchè lo stesso ha speso esclusivamente la propria qualità rappresentativa e non si è assunto la lite anche in proprio sia, soprattutto, perchè non risulta evocato in giudizio il socio/i soci accomandanti, essendo comunque ciò processualmente necessario (in senso conforme, Sez. 5, n. 27737 del 2014).

Per tali dirimenti/assorbenti ragioni la sentenza impugnata merita dunque cassazione.

Si ritiene pertanto la sussistenza dei presupposti di cui alì art. 375 c.p.c., per la trattazione del ricorso in camera di consiglio e se ne propone l’accoglimento, con rinvio alla Commissione tributaria provinciale di Brindisi”.

Il Collegio condivide la relazione depositata.

Pronunciando sul ricorso, la sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio al giudice a quo per nuovo esame.

PQM

La Corte pronunciando sul ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria provinciale di Brindisi anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 16 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2017

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