Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1451 del 23/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 23/01/2020, (ud. 26/11/2019, dep. 23/01/2020), n.1451

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2309-2019 proposto da:

T.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIO FRATERNALE;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA di PESARO ed URBINO;

– intimata –

avverso l’ordinanza n. 53/2018 del GIUDICE DI PACE di PESARO,

depositata il 05/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/11/2019 dal Presidente Relatore Dott. MARIA

GIOVANNA C. SAMBITO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con decreto del 5.12.2018, il GdP di Pesaro ha respinto l’impugnazione proposta da T.S. avverso il provvedimento di espulsione dal territorio nazionale, adottato in suo danno il 26.9.2018. Per la cassazione ricorre lo straniero con un motivo, deducendo la violazione dell’art. 46 Dir. 2013/32/UE in combinato con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 4. La Prefettura non ha svolto difese. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Va, preliminarmente, rilevato che il ricorso per cassazione, correttamente proposto nei confronti del Prefetto che ha emanato il decreto impugnato, è stato tuttavia notificato non a tale Autorità, ma presso l’Avvocatura dello Stato senza che, nella precedente fase di merito, quest’ultima abbia assunto il patrocinio dell’ufficio del Prefetto, talchè la notifica è nulla (Cass. n. 12665 del 2019). Il Collegio ritiene tuttavia di non disporne la rinnovazione, in ossequio al principio della ragionevole durata del processo, che impone al giudice, ai sensi degli artt. 175 e 127 c.p.c., di evitare comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali.

1.1. Tale natura finirebbe con l’avere la rinnovazione della notifica, in quanto il ricorso è manifestamente infondato.

2. Il GdiP ha affermato che la domanda di asilo politico è stata ritenuta dalla Commissione territoriale manifestamente infondata ed ha aggiunto che il Tribunale adito ha rigettato l’istanza dello straniero volta alla sospensione del provvedimento negativo. A norma del menzionato D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 3 e 4, l’espulsione è dunque legittima, e non contrasta col diritto ad un ricorso effettivo, tenuto conto che l’invocato art. 46 Dir. 2013/32/UE, par. 5, rimette alla legislazione degli Stati membri di autorizzare “i richiedenti a rimanere nel loro territorio fino alla scadenza del termine entro il quale possono esercitare il loro diritto a un ricorso effettivo oppure, se tale diritto è stato esercitato entro il termine previsto, in attesa dell’esito del ricorso” ed aggiunge al par. 6, che nell’ipotesi, ricorrente nella specie, in cui la domanda proposta sia reputata manifestamente infondata, compete ad un giudice di decidere, su istanza del richiedente o d’ufficio, se autorizzare o meno la permanenza del richiedente nel territorio dello Stato membro. Il che nella specie è appunto ciò che è avvenuto.

2.1. Se, dunque, la giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 19819 del 2018) citata nel ricorso, in tema di diritto alla permanenza nel territorio nazionale fino alla decisione della commissione territoriale sulla domanda di asilo (e non del successivo giudizio d’impugnazione) non è richiamata a proposito dal ricorrente, va rilevato che, pur non venendo direttamente in rilievo nel presente giudizio, avente ad oggetto l’espulsione dello straniero, la Corte giust. UE 26 luglio 2017, C-348/16, Moussa Sacko, consente, in ipotesi di un ricorso avverso la decisione di rigetto di una domanda di protezione internazionale manifestamente infondata, di respingerlo senza procedere all’audizione del richiedente, il che, in altri termini, implica che non la impone sempre, senza che ciò implichi la violazione del diritto ad un giusto processo.

3. Non va provveduto sulle spese, dato il mancato svolgimento di attività difensiva della parte pubblica. Trattandosi di procedimento esente non si fa luogo al raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 23 gennaio 2020

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