Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14505 del 26/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/05/2021, (ud. 14/04/2021, dep. 26/05/2021), n.14505

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15461-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

C.T.R. SOLUTIONS SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata presso la cancelleria della CORTE

DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa dagli

avvocati ANGELA MARIA MONTI, RAFFAELLA D’ANNA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7792/6/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL LAZIO, depositata il 13/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. VITTORIO

RAGONESI.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione tributaria provinciale di Roma, con sentenza n. 25276/16, sez. 65, accoglieva il ricorso proposto dalla CTR Solutions srl avverso l’avviso di accertamento (OMISSIS) per rendita catastale.

Avverso detta decisione l’Agenzia delle entrate proponeva appello innanzi alla CTR Lazio che, con sentenza 7792/6/2018, rigettava l’impugnazione confermando l’orientamento espresso dal giudice di primo grado.

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate sulla base di due motivi.

La società contribuente ha resistito con controricorso.

La causa è stata discussa in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate contesta la sentenza impugnata per avere ritenuto che, essendo già stata modificata la rendita catastale con procedura Docfa nel 2010, non era plausibile una rivalutazione della stessa effettuata nel 2013.

Con il secondo motivo lamenta la violazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, non essendosi la sentenza impugnata conformata ai principi stabiliti da detta norma nel valutare se la motivazione dell’avviso di accertamento fosse adeguata o meno evidenziando che, comunque, il predetto atto risultava adeguatamente motivato indicando le ragioni che giustificavano l’avvenuto riclassamento della microzona (cambiamenti del tessuto urbano, rivalutazione del patrimonio immobiliare, etc) nonchè le indicazioni delle caratteristiche dell’unità immobiliare ed anche degli immobili di riferimento utilizzati per l’attribuzione del nuovo classamento.

Va preliminarmente rigettata la richiesta di inammissibilità del ricorso per tardività avanzata preliminarmente dal controricorrente in quanto a fronte del deposito della sentenza in data 13.11.2018, il ricorso risulta notificato a mezzo pec il 10.5.19 e dunque nel termine di sei mesi.

Venendo all’esame dei motivi di ricorso, si osserva che la sentenza impugnata è fondata su due distinte rationes decidendi: la prima riguarda l’impossibilità di rivalutare un classamento a tre anni di distanza dalla precedente modifica e la seconda consiste nella contestazione alla ritenuta inadeguatezza motivazionale del provvedimento di classamento.

Ciò posto, appare opportuno esaminare per primo il secondo motivo in ragione del principio della “ragione più liquida”.

Premesso che il motivo di ricorso non prospetta alcun vizio di motivazione apparente, si osserva che la sentenza impugnata motiva il rigetto dell’appello richiamando (anche se non trascrivendo), ai fini della dimostrazione della carenza motivazionale del provvedimento di classamento, la sentenza 23130/18 che recita come segue: “di conseguenza, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorchè da questi ultimi non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato che, in concreto, abbiano inciso sul diverso classamento (Sez. 5, n. 22900 del 29/09/2017; Sez. 6-5, n. 3156 del 17/02/2015)”.

Tale peculiare motivazione lascia intendere che la Commissione regionale abbia comunque accertato la non rispondenza del provvedimento di classamento ai principi dianzi indicati.

Ciò posto, il motivo appare manifestamente infondato.

La questione su quale debba essere il contenuto motivazionale minimo necessario per rendere adeguato a parametri di tutela del contribuente e di trasparenza amministrativa la revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali è stata risolta da questa Corte, che ha ribadito il principio consolidato secondo cui è necessaria una rigorosa – e cioè completa, specifica e razionale – motivazione dell’atto di riclassamento. In particolare, quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non può consistere nella mera evoluzione del mercato immobiliare, ma deve essere accertata la variazione di valore degli immobili presenti nella microzona (Cass. 22671/2019; Cass. 27180/2019).

Ne consegue la necessità che nell’avviso di accertamento siano precisate le ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a modificare d’ufficio il classamento originario, non essendo sufficiente il richiamo agli astratti presupposti normativi che hanno giustificato l’avvio della procedura di riclassamento. L’amministrazione comunale è tenuta peraltro ad indicare in modo dettagliato quali siano stati gli interventi e le trasformazioni urbane che hanno portato l’area alla riqualificazione, risultando inidonei i richiami ad espressioni di stile del tutto avulse dalla situazione concreta (cfr. Cass. n. 3156/2015).

Il provvedimento di classamento non appare essersi conformato a tali principi risultando insufficiente il generico riferimento fatto alla microzona Delle (OMISSIS) ove si è detto “è stata riscontrata una consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare e della connessa redditività riconducibile anche ad interventi di riqualificazione urbana ed edilizia”. Tale riferimento è infatti assolutamente generico e del tutto privo di concreti elementi di riferimento.

L’obbligo di motivazione in tali fattispecie, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione – come affermato anche dalla Corte Costituzionale, che ha convalidato la legittimità del peculiare strumento introdotto con la legge finanziaria 2005, in quanto esente da profili d’irragionevolezza deve essere assolto in maniera rigorosa, in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento (Corte Cost. n. 249/17).

E’ stato altresì affermato che nella procedura di revisione di classamento si debba tener conto, nel medesimo contesto cronologico, dei caratteri specifici di ciascuna unità immobiliare, del fabbricato e della microzona ove l’unità è sita, siccome tutti incidenti comparativamente e complessivamente sulla qualificazione della stessa (Cass. n. 10403/2019).

Con specifico riferimento al riclassamento di unità immobiliari site nel Comune di Roma, questa Corte ha statuito che il provvedimento di riclassamento, atteso il carattere diffuso dell’operazione, deve essere adeguatamente motivato in ordine agli elementi (da individuarsi tra quelli indicati nel D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato e della singola unità immobiliare) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento della singola unità immobiliare, affinchè il contribuente sia posto in condizione di conoscere “ex ante” le ragioni che ne giustificano in concreto l’emanazione (Cass. Sez. 5 n. 23051/2019; Cass. sez.6-5, n. 9770 dell‘08/04/2019).

In definitiva, il contribuente, assoggettato all’iniziativa dell’ente, rivolta a modificare un quadro già stabilizzato di definizione della capacità contributiva, deve essere posto in condizione di poter compiutamente controllare e se del caso contestare – sul piano giuridico oltre che sul piano fattuale – la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della revisione del classamento di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.

Conclusivamente, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che – come nella specie – faccia esclusivamente riferimento in termini sintetici, e quindi generici, al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento (nel caso di specie si sono citate le Istruzioni catastali ed il provvedimento direttoriale del comune di Roma), senza specificare le fonti, i modi e i criteri con cui questi dati sono stati ricavati ed elaborati.

Viceversa, l’atto deve contenere l’indicazione: a) degli elementi che hanno in concreto interessato una determinata microzona; b) di come essi incidano sul diverso classamento della singola unità immobiliare (Cass. n. 27180/2019; Cass. n. 22671/2019; Cass. n. 23051/2019).

Quanto poi alla incongruità rispetto a fabbricati similari, l’atto impositivo deve indicare la specifica individuazione di tali fabbricati, del loro classamento e delle caratteristiche analoghe che li renderebbero similari all’unità immobiliare oggetto di riclassamento, consentendo in tal modo al contribuente il pieno esercizio del diritto di difesa nella successiva fase contenziosa conseguente alla richiesta di verifica dell’effettiva correttezza della riclassificazione. (Cass. n. 25037/17).

Nel caso di specie non appare sufficiente il mero richiamo fatto nel provvedimento di classamento a due immobili ritenuti similari riportandone esclusivamente gli estremi catastali, dovendosi invece indicare necessariamente le caratteristiche ai fini di consentire al contribuente una effettiva comparazione.

Il motivo va quindi respinto.

Il primo motivo è inammissibile poichè un suo eventuale accoglimento non comporterebbe in ogni caso l’annullamento della sentenza impugnata restando questa comunque sorretta dall’altra ratio decidendi dianzi esaminata.

In tal senso questa Corte ha già avuto occasione di precisare che qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle “rationes decidendi” rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa. (vedi Cass. n. 11493/18)

In ragione della incertezza giurisprudenziale esistente durante la pendenza della presente causa si compensano le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso; compensa le spese di giudizio.

Così deciso in Roma, il 14 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2021

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