Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14501 del 09/06/2017


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Cassazione civile, sez. II, 09/06/2017, (ud. 18/01/2017, dep.09/06/2017),  n. 14501

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIANCHINI Bruno – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14485-2012 proposto da:

D.G.F., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIALE DELLE MILIZIE 9, presso lo studio dell’avvocato STEFANO

D’ACUNTI, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONELLO RIVELLESE,

SEBASTIANO TANZOLA;

– ricorrente –

contro

C.R., C.C., C.V.,

S.A., C.R., C.G., C.O.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 453/2011 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 07/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/01/2017 dal Consigliere Dott. RAFFAELE SABATO;

udito l’Avvocato TANZOLA Sebastiano, difensore del ricorrente, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL

CORE Sergio, che ha concluso per l’inammissibilità in sub rigetto

del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Il giudice onorario aggregato presso il tribunale di Sala Consilina ha accolto parzialmente le domande proposte con citazione notificata l’11/06/1993 da D.R. – proprietaria di un immobile abitativo in (OMISSIS) – nei confronti di D.G.F. – proprietario di altro stabile eretto in aderenza laterale all’immobile dell’attrice. In particolare, ha condannato D.G.F. a liberare il davanzale e il telaio della finestra dalle sovrapposizioni rilevate dal c.t.u., a ripristinare lo stato dei luoghi e a eliminare il tubo del gas, con rigetto della domanda riconvenzionale di condanna di D.R. al risarcimento dei danni.

2. – Pronunciando sull’appello principale proposto da D.G.F., sulla resistenza e sull’appello incidentale di D.R. (come erede della quale, dopo interruzione per decesso, si è costituita C.R., mentre gli altri successori + ALTRI OMESSI

3. – Avverso tale decisione ricorre per cassazione D.G.F. sulla base di tre motivi. Non svolgono difese gli intimati.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo – deducendo ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 324, 329 e 346 c.p.c. – il ricorrente lamenta ultrapetizione e nullità della sentenza. Avendo il g.o.a. presso il tribunale condannato esso D.G.F. a quanto risultante dalla sentenza (cioè a liberare il davanzale e il telaio della finestra dalle sovrapposizioni rilevate dal c.t.u., a ripristinare lo stato dei luoghi e a eliminare il tubo del gas), e non avendo proposto appello incidentale la D. se non in ordine al governo delle spese di c.t.u., la corte d’appello non avrebbe dovuto emettere – secondo il ricorrente – alcuna pronuncia, invece emessa, in ordine alla quota di colmo del tetto.

2. – Il motivo è infondato. Come risulta dalla stessa sentenza impugnata (pp. 2, 4, 5, 13-24) oltre che dagli atti del giudizio accessibili a questa corte in ragione della natura processuale della doglianza, con la citazione originaria D.R. ha lamentato, oltre che l’apposizione di tubazioni per il gas, l’innalzamento della quota di colmo della copertura dell’immobile del signor D.G. che ha ridotto veduta da finestra il cui davanzale era stato superato da una falda e sostituito da cordolo di cemento, con apertura in danno dell’immobile della signora D.; con l’atto di appello, poi, D.G.F. ha posto in discussione le risultanze della c.t.u., con doglianze ritenute parzialmente fondate dalla corte d’appello, che quindi ha sostituito una più specifica condanna (al ripristino di falda del tetto in modo da eliminare innalzamento di cm. 40 e alla rimessione nell’originaria conformazione) rispetto a quella pronunciata dal g.o.a., comunque nell’ambito del thema decidendum tracciato dall’originaria citazione e dall’appello dello stesso D.G.. Ne deriva che nessuna ultrapetizione sussiste.

3. – Con il secondo motivo, formulato in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1 (sic) e comma 3, il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 101 e 194 c.p.c. e degli artt. 3 e 24 Cost., per avere la corte d’appello – investita di doglianza del signor D.G. che aveva lamentato la nullità della c.t.u. – pronunciato solo parzialmente tale nullità.

4. – Il motivo è inammissibile. Anche a prescindere da ogni considerazione circa i parametri di doglianza richiamati tra quelli contemplati dall’art. 360 c.p.c. per il ricorso innanzi alla corte di legittimità, il motivo manca di autosufficienza, in quanto i passaggi della c.t.u. che si baserebbero su “documenti non meglio individuati”, acquisiti dal c.t.u. in violazione del contraddittorio, non sono in alcun modo indicati, nè sono riportati le eccezioni sollevate nel giudizio di primo grado, il motivo di appello sul punto, nonchè le statuizioni della corte d’appello impugnate, di tal che questa corte di legittimità è messa nell’impossibilità di esaminare la censura. Solo per completezza, allora, deve rilevarsi che alle pp. 9-13 della sentenza impugnata emerge un’analitica trattazione della questione da parte della corte di merito, ove si dà atto dell’esistenza di eccezioni svolte dal signor D.G. in primo grado e del motivo di appello dallo stesso proposto sul tema, peraltro parzialmente accolto dalla corte salernitana, che ha ritenuto di tener conto delle sole risultanze della c.t.u. non basate sui documenti irritualmente acquisiti; statuizione quest’ultima – separatamente impugnata come in prosieguo – che, da sola, priva di rilevanza il motivo, ulteriormente inammissibile nella misura in cui lo stesso non dà specifico conto delle ragioni, meramente asserite, per le quali la dedotta nullità della c.t.u. si estenderebbe oltre gli accertamenti basati sui documenti contestati.

5. – Con il terzo motivo, formulato in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 101 c.p.c. in quanto il c.t.u. avrebbe introdotto elementi non richiesti rispetto ai quesiti e il giudice di secondo grado li avrebbe utilizzati al pari di documenti acquisiti irritualmente, allegandone perfino uno alla sentenza.

6. – Anche tale motivo è inammissibile in quanto manca di autosufficienza, poichè non sono indicati i passaggi della c.t.u. che concreterebbero l’introduzione degli “elementi non richiesti” nè le posizioni delle parti e le statuizioni impugnate della sentenza. Anche a tale riguardo, solo per completezza deve rilevarsi che emerge una trattazione del tema nella sentenza impugnata (v. ad es. p. 25, oltre altre), e che il presunto documento allegato alla sentenza è in effetti un elaborato grafico, allegato n. 7 alla c.t.u., formato dal tecnico nominato d’ufficio o da esso fatto proprio, lodevolmente riprodotto in dispositivo per facilitare l’esecuzione del provvedimento.

7. – Con il quarto motivo, in conseguenzialità rispetto ai due precedenti, la ricorrente deduce anche “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione” in base all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 “in relazione alla prospettata nullità della c.t.u.”, in quanto la “corte territoriale con una motivazione solo apparente in sostanza ha omesso di motivare”.

8. – La totale pretermissione degli elementi contenutistici minimi per un motivo di ricorso rende lo stesso inammissibile in quanto generico e non autosufficiente; manca, tra l’altro, l’indicazione del fatto controverso su cui la motivazione sarebbe omessa o altrimenti viziata. Si richiamano solo per completezza i precedenti rilievi circa l’ampio spazio dedicato alle questioni in parola nella sentenza impugnata.

9. – Con il quinto motivo si deducono a un tempo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5, violazioni degli artt. 345 c.p.c. in relazione all’art. 833 c.c. e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione. Il ricorrente deduce che erroneamente la corte d’appello abbia ritenuto proposta solo in appello, e quindi vietata ex art. 345 c.p.c., domanda di accertamento di violazione del divieto degli atti emulativi da parte della D., in quanto invocante il rispetto del diritto a distanze da fabbricato diruto.

10. – Il motivo è inammissibile, per difetto di autosufficienza, essendo omessa una per quanto sintetica trascrizione della domanda quale proposta in primo grado e come coltivata con l’atto di appello, oltre che delle statuizioni impugnate nella sentenza di merito. Solo per completezza, può rilevarsi anche a tale riguardo che dall’esame del motivo emergerebbe che, a dire dello stesso ricorrente, la domanda sarebbe stata proposta con la comparsa conclusionale di primo grado, in maniera cioè intempestiva, e che la questione appare ampiamente trattata alle pp. 9 e 27 della sentenza impugnata, in tal ultimo luogo la corte salernitana non esimendosi dall’esaminare comunque la presunta violazione dell’art. 833 c.c. quale eccezione, escludendone la fondatezza con richiami di giurisprudenza di legittimità; statuizioni queste ultime la presenza delle quali – non facendosene carico il ricorrente in sede di ricorso di legittimità – concorre nel senso dell’inammissibilità anzidetta.

11. – Con il sesto e il settimo motivo il ricorrente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5, da un lato violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. e art. 889 c.c. e, dall’altro, omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione. I due motivi, che in effetti conglobano più doglianze, sono strettamente connessi in quanto mentre con il primo si censura, anche sul piano dell’adeguatezza della motivazione, la scelta dei giudici di merito di non chiamare in causa il comune di Polla, che avrebbe emesso provvedimenti rivendicanti la demanialità stradale di parte del fondo D. con beni diruti, con la conseguenza che la distanza delle tubazioni di gas ex art. 889 c.c. sarebbe invocata rispetto ad originaria strada, con il secondo si censura – anche a tal proposito pur con riferimento alla motivazione – la statuizione affermativa dell’applicabilità della distanza ex art. 889 c.c. dal confine non edificato (essendo l’edificio a dieci metri) e con riguardo a impianto quale la tubazione per gas che sfuggirebbe alla relativa disciplina trattandosi di impianto tecnologico necessario.

12. – I motivi sono entrambi in varia guisa inammissibili, per difetto di autosufficienza, essendo carenti – tra l’altro – di ogni trascrizione delle statuizioni impugnate, e in particolare, quanto alle presunte violazioni di legge, dell’indicazione delle regulae iuris come applicate dalla corte di merito, oltre che della precisa indicazione di quelle invocate; per i vizi motivazionali, poi, manca l’indicazione dei fatti storici su cui la motivazione sarebbe carente; ciò al di là di quanto concerne le domande proposte in primo grado e in appello. Solo per completezza, anche in questo caso, pare opportuno evidenziare che, in ordine alla chiamata del comune, i giudici d’appello si sono diffusi sul punto con statuizioni alle pp. 8 e 9 della sentenza, delle quali il sesto motivo non si fa alcun carico; e che, in ordine ai profili relativi all’applicazione della distanza ex art. 889 c.c., comma 2 alle tubazioni in discorso, la stessa sentenza congruamente si pronuncia alle pp. 25 27, esaminando le questioni relative alla presunta antica sede stradale, ai confini nonchè all’applicabilità della disciplina alle tubazioni del gas rispetto al confine, con ampi richiami anche alla giurisprudenza di legittimità.

13. – Il ricorso va conclusivamente rigettato. Non deve pronunciarsi sulle spese per non aver svolto difese gli intimati.

PQM

 

La corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione seconda civile, il 18 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2017

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