Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1450 del 23/01/2014


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 1450 Anno 2014
Presidente: BURSESE GAETANO ANTONIO
Relatore: CARRATO ALDO

servitutis —
ricorso avverso
sentenza emessa
in sede di rinvio

SENTENZA
sul ricorso (iscritto al N.R.G. 287671’07) proposto da:

FERRICCIONI ELVIRA; ROMANELLA UMBERTO e BIAGIOLI ADRIANA, rappresentati e
difesi, in forza di procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv. Lorenzo Squarcia ed
elettivamente domiciliati presso lo studio dell’Avv. Maria Chiara Morabito, in Roma, via
Benaco, n. 5 (come da dichiarazione di trasferimento in atti);
– ricorrenti principali –

contro
TOMASSINI ROMEO e TOMASSINI NELLO, rappresentati e difesi, in forza di procura
speciale a margine del controricorso (contenente ricorso incidentale), dall’Avv. Massimo
Ortenzi ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’Avv. Livia Ranuzzi, in Roma, via
del Vignola, n. 5; – controricorrenti1

Data pubblicazione: 23/01/2014

e
MILOZZI ORLANDO;

– intimato nonché

sul ricorso (iscritto al N.R.G. 335/’08) proposto da:
TOMASSINI ROMEO e TOMASSINI NELLO, rappresentati e difesi, in forza di procura

Ortenzi ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’Avv. Livia Ranuzzi, in Roma, via
del Vignola, n. 5; – ricorrenti incidentali —
contro
FERRICCIONI ELVIRA; ROMANELLA UMBERTO e BIAGIOLI ADRIANA, rappresentati e
difesi, in forza di procura speciale a margine del ricorso principale, dall’Avv. Lorenzo
Squarcia ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’Avv. Maria Chiara Morabito, in
Roma, via Sabotino, n. 46; – controricorrenti al ricorso incidentale e
– intimato –

MILOZZI ORLANDO;

Avverso la sentenza n. 9811’06 della Corte di appello di Bologna, depositata il 28 settembre
2006 (e non notificata);
Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 13 dicembre 2013 dal

Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;
udito l’Avv. Livia Ranuzzi (per delega) nell’interesse dei ricorrenti incidentali;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Carmelo Sgroi, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso principale e per il rigetto del
ricorso incidentale.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione notificato nel gennaio 1981, la sig.ra Ferriccioni Elvira, in qualità di
proprietaria di un terreno sito in Piane di Montegiorgio, conveniva in giudizio, dinanzi al
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speciale a margine del controricorso (contenente ricorso incidentale), dall’Avv. Massimo

Tribunale di Fermo, i sigg. Tomassini Romeo e Tomassini Nello, quali proprietari dei fondi
vicini, nonché il sig. Milozzi Orlando, venditore del bene, deducendo che i primi due le
impedivano l’esercizio della servitù di passaggio sul loro fondo, che era stata costituita in
suo favore dal precedente proprietario Milozzi Orlando con l’atto di vendita del 25 ottobre
1964 e, per quanto riguardava i rogiti dei convenuti Tomassini, in data 3 agosto 1965 e 20

Nella contumacia del Milozzi e nella costituzione degli altri due convenuti, oltre che con
l’intervento volontario in giudizio dei sigg. Romanella Umberto e Biagioli Adriana (che
avevano acquistato, successivamente alla notificazione dell’atto di citazione, una porzione
dell’immobile dell’attrice, alla cui domanda aderivano), il Tribunale adito, con sentenza del
31 maggio 1995, accoglieva la domanda della Ferriccioni, ordinando ai convenuti la
rimozione degli ostacoli impeditivi all’esercizio della servitù dedotta in giudizio, con la loro
correlata condanna al risarcimento dei danni in favore dell’attrice e degli interventori.
A seguito di appello interposto dai soccombenti, la Corte di appello di Ancona, con
sentenza n. 182 del 1998, pur dichiarando la nullità della sentenza di primo grado,
decideva comunque nel merito in conformità, condannando, peraltro, anche il Milozzi
Orlando al risarcimento dei danni nei confronti degli appellanti Tomassini.
Avverso la suddetta sentenza gli stessi Tomassini proponevano ricorso per cassazione, al
quale resistevano con controricorso la Ferriccioni Elvira, il Romanella Umberto e la Biagioli
Adriana, mentre il Milozzi avanzava anche ricorso incidentale.
Questa Corte, con sentenza n. 4412 del 2001 (depositata il 17 marzo 2011), accoglieva per
quanto di ragione il secondo e terzo motivo del ricorso principale (tra loro connessi) relativi
alla dedotta violazione del principio in base al quale era necessario, ai fini dell’opponibilità
di una servitù all’acquirente del fondo gravato, che la costituzione del diritto risultasse dalla
nota di trascrizione del relativo atto; con la stessa sentenza, la Corte di legittimità rigettava
il primo, il nono ed il decimo motivo del medesimo ricorso principale, nonché il primo e
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aprile 1979.

secondo motivo del ricorso incidentale, dichiarando assorbiti tutti gli altri motivi; cassava,
per l’effetto, la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinviava la causa alla
Corte di appello di Bologna.
Riassunto tempestivamente il giudizio di rinvio da parte di Ferriccioni Elvira, Romanella
Umberto e Biagioli Adriana, nella costituzione di tutte le controparti, la designata Corte

pronunciava: – dichiarava l’esistenza della servitù rivendicata dai riassumenti, con
conseguente ordine di rimozione dei relativi ostacoli impeditivi dell’esercizio della stessa in
danno dei due Tomassini, che condannava, altresì, al risarcimento dei danni a vantaggio
dei medesimi riassumenti — in parziale accoglimento dell’appello proposto da Romassini
Nello e Tomassini Romeo, condannava il Milozzi Orlando al pagamento, in loro favore,
della somma di euro 12.500,00 per entrambi, a titolo di garanzia per evizione; condannava gli stessi Tomassini Nello e Tomassini Romeo alla rifusione delle spese
processuali del giudizio di cassazione e di quello di rinvio in favore dei tre soggetti
riassumenti, nonché il Milozzi Orlando al pagamento delle spese relative alle predette fasi
processuali in favore dei due Tomassini.
Nei confronti della suddetta sentenza (non notificata) adottata all’esito del giudizio di rinvio
proponevano tempestivo ricorso per cassazione Ferriccioni Elvira, Romanella Umberto e
Biagioli Adriana, riferito ad un unico motivo, al quale resistevano con controricorso,
contenente ricorso incidentale basato su nove motivi, gli intimati Tomassini Romeo e
Tomassini Nello, mentre il Milozzi Orlando non svolgeva attività difensiva in questa sede. I
ricorrenti principali, infine, formulavano controricorso avverso il ricorso incidentale, ai sensi
dell’art. 371, comma 4, c.p.c. .

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Rileva, in linea preliminare, il collegio che i due ricorsi devono essere riuniti ai sensi
dell’art. 335 c.p.c., siccome proposti avverso la stessa sentenza.
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territoriale, con sentenza n. 981 del 2006 (depositata il 28 settembre 2006), così

2. Con l’unico motivo dedotto dai ricorrenti principali risulta denunciata — ai sensi dell’art.
360, nn. 3 e 4, c.p.c. — la supposta o, comunque, falsa applicazione degli artt. 91, 383,384
e 385 c.p.c., nonché la violazione dell’art. 112 c.p.c. per illegittima mancata pronuncia, da
parte della Corte di appello di Bologna, quale giudice di rinvio, sulle spese di causa
sostenute dai medesimi ricorrenti nel primo e secondo grado di giudizio.

c.p.c. (“ratione temporis” applicabile nel caso di specie, risultando la sentenza impugnata
pubblicata il 28 settembre 2006 e, quindi, successivamente al 2 marzo 2006, data di
entrata in vigore del d. Igs. n. 40 del 2006) — i seguenti quesiti di diritto: – “il giudice del
rinvio, che uniformandosi al principio di diritto sancito dalla Cassazione, ha deciso il merito
della controversia in modo conforme alla sentenza cassata, ha il compito di pronunciarsi,
anche d’ufficio, sulle spese della parte vittoriosa relative a tutte le fasi del giudizio, ivi
comprese quelle di 1° e 2° grado”?; – “può la S. C. trattenere in decisione, a norma dell’art.
384, comma secondo, c.p.c., la liquidazione delle spese processuali di cui la parte ha
depositato in atti le note spese?”.

3. Con il primo motivo di ricorso incidentale (da valutarsi come propriamente tale perché /
le precedenti tre doglianze si risolvono, in effetti, nel confutare il motivo del ricorso
principale e, quindi, attengono propriamente al contenuto di un controricorso) Tomassini
Nello e Tomassini Romeo hanno dedotto la violazione o falsa applicazione degli artt. 2697
c.c. e degli artt. 61, 115,116,191 e 194 c.p.c., con riferimento alle statuizioni sul
riconoscimento dell’esistenza della servitù in favore del fondo dei ricorrenti principali. Ai
sensi dell’art. 366 bis c.p.c. risulta indicato il seguente quesito di diritto: “dica la S.C. se,
nell’accertamento di fatto sulla avvenuta concessione del diritto di servitù e sulla
individuazione del percorso relativo, il giudice di merito possa prescindere da contrari
elementi di fatto pacificamente acquisiti al giudizio e basarsi unicamente sulle risultanze

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A corredo di tale censura i predetti ricorrenti hanno formulato — ai sensi dell’art. 366 bis

della c.t.u. in contrasto con l’individuazione fattane negli atti pubblici e nelle note di
trascrizione”.

4. Con il secondo motivo di ricorso incidentale i Tomassini hanno prospettato il vizio di
motivazione sulla stessa circostanza di cui alla prima censura, avendo la Corte bolognese
riprodotto la medesima motivazione sul punto adottata in precedenza dalla Corte

questa Corte “se la decisione del giudice di merito sia viziata da omessa ovvero
insufficiente o contraddittoria motivazione qualora nell’accertamento di fatto si fondi
unicamente sulle risultanze della c.t.u. in contrasto con l’individuazione fattane negli atti
pubblici e nelle note di trascrizione e senza dar conto dei motivi per i quali non si ritiene di
dar corso alle controdeduzioni legali e tecniche della difesa attraverso deduzioni in fatto, in
diritto e mediante relazione peritale di parte”.

5. Con il terzo motivo del ricorso incidentale è stata denunciata la violazione o falsa
applicazione degli artt. 1027, 2643 e 2644 c.c., avuto riguardo alle statuizioni
sull’opponibilità della servitù ad essi convenuti Tomassini Romeo e Nello ed in favore dei
ricorrenti principali. In ordine a tale censura sono stati prospettati i seguenti quesiti di diritto:
– “dica la S. C. se, nello statuire l’opponibilità della dichiarata servitù ai convenuti, il giudice
di merito possa fondare la decisione su elementi estranei alla nota di trascrizione ovvero se
il giudizio circa l’opponibilità della servitù debba fondarsi sull’esame del contenuto della
sola nota di trascrizione senza la necessità o l’obbligo, per l’acquirente che se la vede
opporre, di ulteriori ricerche al riguardo”, – “dica la S. C. se, nello statuire l’opponibilità della
dichiarata servitù ai convenuti, il giudice di merito possa fondare la sua decisione
prescindendo dalla prova della circostanza che, all’epoca dell’acquisto, le particelle sulle
quali la servitù era stata concessa, avessero la medesima numerazione conosciuta
dall’acquirente”.

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anconetana, con la sentenza cassata. Ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. risulta chiesto a

6. Sulla medesima questione i ricorrenti incidentali hanno fondato il quarto motivo riferito al
diverso profilo della carente e viziata motivazione, formulando, al riguardo, il seguente
quesito di diritto: “dica la S. C. se il giudice di rinvio sia incorso o meno nel vizio di omessa
ovvero insufficiente o contraddittoria motivazione qualora abbia motivato la sua decisione
unicamente riproducendo la ricostruzione effettuata dal c.t.u. senza dar conto dei motivi per

specifiche doglianze (quali?) proposte dalla difesa alla c.t.u. ed alle sue risultanze.

7. Con il quinto motivo del ricorso incidentale risulta dedotto un ulteriore vizio di
motivazione sotto il profilo dell’assente o, comunque, insufficiente ovvero contraddittoria
motivazione con riguardo alle statuizioni sul danno in favore dei ricorrenti principali,
indicando, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., il seguente quesito di diritto: “dica la S.C. se,
nello statuire in ordine ai danni, il giudice di merito sia incorso nel vizio di omessa ovvero
insufficiente o contraddittoria motivazione per aver erroneamente ritenuto la mancata
contestazione del danno al contrario ritualmente effettuata”.

8. Con il sesto motivo del ricorso incidentale i Tomassini hanno censurato la sentenza
impugnata per assunta violazione o falsa applicazione degli artt. 1218, 1223, 1226, 1480,
1485 e 1489 c.c., con riguardo alla statuizioni sul danno a favore di essi convenuti,
esplicitando i corrispondenti quesiti di diritto nei seguenti termini; “dica la S.C. se, in caso di
dichiarazione espressa del venditore in ordine alla libertà del bene da vincoli, pesi e
gravami, lo stesso ne assuma tutte le giuridiche responsabilità senza che l’acquirente sia
tenuto ugualmente a svolgere specifiche ricerche in tal senso ovvero ne sia esentato”; “dica la S. C. se, nello statuire sulla domanda riconvenzionale, il giudice del rinvio abbia
errato nell’applicare la norma sull’evizione parziale stabilendo un risarcimento inferiore al
danno patito dai convenuti nella duplice componente del danno emergente e del lucro
cessante e se, dunque, gli stessi dovevano essere tenuti esenti da qualsiasi esborso per la

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i quali la riteneva corretta e condivisibile e, correlativamente, senza dar conto delle

condanna al risarcimento del danno nei confronti degli attori

e dovessero essere

indennizzati per il minor valore del bene acquistato e per le spese di tutti i gradi di giudizio”,
9. Con il settimo motivo i ricorrenti incidentali hanno riproposto la stessa questione sotto il
profilo del vizio motivazionale, sostenendo che la Corte di rinvio aveva omesso del tutto di
fornire la motivazione in forza della quale avrebbe omesso, nella liquidazione del danno in

indicato il seguente quesito di diritto: “dica la S.C. se, nello statuire in ordine alla «quanti
minoris>> ed al risarcimento del danno da evizione parziale, il giudice del rinvio sia incorso
nel vizio di omessa ovvero insufficiente o contraddittoria motivazione non avendo dato
conto dei motivi sottesi alla decisione di quantificare il danno emergente in maniera
inferiore alla liquidazione effettuata in favore degli attori ed abbia del tutto omesso di
motivare la mancata liquidazione del danno derivante dal minor valore del bene acquistato
in forza della dichiarata servitù”.
10. Con l’ottavo motivo i ricorrenti incidentali hanno dedotto la violazione del principio della
soccombenza con riferimento alla statuizione sulle spese di giudizio, formulando il
seguente quesito di diritto ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c.: “dica la S.C. se sia o meno
conforme al principio della soccombenza l’aver liquidato al convenuto vittorioso sul terzo
chiamato in garanzia, spese di giudizio inferiori a quelle che esso stesso era stato chiamato
a corrispondere agli attori vittoriosi e senza l’ulteriore liquidazione favorevole delle proprie
spese di giudizio”.
11. Con il nono ed ultimo motivo del ricorso incidentale risulta censurata (senza, tuttavia,
che risulti indicata alcuna noma violata) l’omessa pronuncia sulla richiesta di rinnovazione
delle prove, indicando il seguente quesito di diritto: “dica la S.C. se, nell’omettere di statuire
in ordine alle richieste di rinnovazione delle prove e della c.tu., il giudice di rinvio fosse
tenuto a dare conto delle ragioni dell’omessa pronuncia e, dunque, se sia incorso nel vizio
di omessa ovvero insufficiente o contraddittoria motivazione”.
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favore dei convenuti, la manleva dalle spese dovute agli attori. A tal proposito risulta

12. Osserva, innanzitutto, il collegio che il motivo dedotto a fondamento del ricorso
principale (attinente alla pronuncia sulla spese adottata con la sentenza impugnata) deve
essere esaminato, per pregiudizialità logico-giuridica, all’esito della valutazione dei motivi
del ricorso incidentale (ove gli stessi dovessero essere ritenuti tutti infondati), in quanto
riguardanti i profili di merito affrontati con la sentenza della Corte di appello di Bologna n.

13. Ciò chiarito, ritiene il collegio che le prime due censure prospettate con il ricorso
incidentale — esaminabili congiuntamente siccome strettamente connesse — sono
destituite di fondamento e vanno, perciò, respinte.
Infatti, al di là della mancata specificazione (nella prima) dei presunti fatti pacifici acquisiti
e degli elementi contrari emergenti dagli atti pubblici e dalle note di trascrizione e della
inidonea enucleazione (nella seconda) della sintesi del vizio della motivazione nella parte
in cui i ricorrenti l’hanno ritenuta inadeguata, le censure non colgono nel segno.
Invero, la Corte bolognese, conformandosi ai limiti conseguenti alla cassazione della
sentenza (in relazione all’accoglimento dei motivi secondo e terzo) — e, in particolare — a
verificare se nella nota di trascrizione del rogito del 25 ottobre 1964 fossero presenti i dati
necessari e sufficienti ai fini della opponibilità ai successivi acquirenti dei fondi gravati,
della servitù che con tale atto era stata costituita — ha rilevato, corrispondentemente, con
motivazione logica ed adeguata, che dalla nota di trascrizione in atti emergevano in modo
inequivoco sia la portata della servitù sia l’esatta individuazione del suo tracciato
(specificato non solo con la indicazione numerica del mappale ma anche con la
descrizione dei luoghi).
A tal proposito, pertanto, la Corte di secondo si è conformata, in punto di diritto, al
costante orientamento della giurisprudenza di questa Corte (cfr., tra le tante, Cass. n.
8964 del 2000; Cass. n. 5002 del 2005 e Cass. n. 264 del 2006), alla stregua del quale
per stabilire se ed in quali limiti un determinato atto od una domanda giudiziale
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981 del 2006, adottata in sede di rinvio.

trascritta sia opponibile ai terzi, deve aversi riguardo esclusivamente al contenuto
della nota di trascrizione, dovendo le indicazioni riportate nella nota stessa
consentire di individuare senza possibilità di equivoci ed incertezze gli elementi
essenziali del negozio e i beni ai quali esso si riferisce, od il soggetto contro il quale
la domanda sia rivolta, senza potersi attingere elementi dai titoli presentati e

registri ausiliari preordinati alla ricerca.
14. Anche il terzo e quarto motivo formulati con il ricorso incidentale — pure essi valutabili
congiuntamente risultando intimamente connessi — sono destituiti di fondamento.
Infatti, la Corte bolognese, nell’ambito del “devolutum” conseguente alla cassazione con
rinvio, ha correttamente ricostruito l’esistenza della controversa servitù sulla scorta delle
risultanze della nota di trascrizione del rogito notarile con la quale era stata costituita,
facendone derivare la sua opponibilità ai successivi acquirenti Tomassini, precisando che
questi ultimi avevano comprato nell’agosto 1965 le particelle 74/m e 741n, quando
quest’ultima era ancora denominata in tal modo, ovvero allorquando non era stata ancora
sostituita con diversa numerazione e non era ancora divenuta 264, nello stato di fatto e di
diritto in cui si trovava con le servitù attive e passive già esistenti sul relativo fondo. Da
tanto consegue che non risponde al vero che la Corte di rinvio abbia fondato la sua
decisione su presunti e non definiti “elementi estranei” alla nota di trascrizione, avendo,
invece, il giudice di rinvio individuato la costituzione formale della predetta servitù in
relazione agli elementi complessivamente ed inequivocamente evincibili dalla nota di
trascrizione (cfr. Cass. n. 368 del 2005).
15. Il quinto motivo dedotto (nei termini precedentemente riportati) con il ricorso
incidentale è inammissibile per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., poiché difetta sia la
prospettazione, in termini idonei, del fatto controverso in ordine al quale si è assunta la
carenza e contraddittorietà motivazionale sia l’indicazione sintetica ed autonoma delle
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depositati con la nota stessa, né peraltro possa ostare la tardiva menzione sui

ragioni per le quali il percorso logico adottato dalla Corte di appello nella sentenza qui
impugnata si sarebbe dovuto ritenere insufficiente.
16. Il sesto ed il settimo motivo avanzati con il ricorso incidentale — anch’essi esaminabili
unitariamente perché afferenti alla stessa questione affrontata sotto i due distinti profili
della violazione di legge e del vizio motivazionale — sono, invece, fondati nei termini che

Con tali doglianze, i Tommassini hanno inteso dedurre che la Corte di rinvio, pur avendo
esattamente imputato al loro dante causa (Milozzi Orlando) la responsabilità per evizione
ex artt. 1489 e 1480 c.c. (avendo lo stesso garantito — contrariamente al vero – che i beni
acquistati dai ricorrenti erano liberi da pesi e vincoli), aveva liquidato in conseguenti danni
in modo apodittico, ovvero senza porre alcun riferimento ad un congruo e legittimo criterio
di commisurazione e alla specificazione della natura degli stessi.
Orbene, rileva il collegio che, essendo stata la Corte di rinvio legittimamente reinvestita
(siccome dichiarate assorbite con la sentenza di legittimità n. 4412 del 2001) della
cognizione delle due predette censure relative alla determinazione del “quantum” del
risarcimento a carico del Milozzi, le stesse sono da ritenersi fondate proprio perché, pur
avendo la Corte felsinea affermato legittimamente la responsabilità per evizione del
Milozzi, la medesima si è limitata (v. pagg. 19 e 20 della sentenza impugnata) a
quantificare apoditticamente il relativo danno in euro 12.500,00, da dividere per ciascuno
dei due Tomassini, senza, però, adottare alcuna statuizione (e, pertanto, senza nemmeno
alcuna idonea motivazione) sulla natura di tale danno e sui criteri di quantificazione. In tal
senso, perciò, il giudice di rinvio, oltre ad incorrere nel prospettato vizio logico, è incorso
anche nella dedotta violazione di legge, non avendo tenuto presente l’applicabilità — nella
fattispecie – del condivisibile principio di diritto affermato dalla giurisprudenza di questa
Corte (cfr. Cass. n. 16953 del 2002 e Cass. n. 4786 del 2007), in base al quale,
nell’ipotesi di vendita di cosa gravata da diritti o da oneri ai sensi dell’art. 1489 c.c.,
.

11

seguono.

il compratore ha diritto (oltre alla risoluzione del contratto o alla riduzione del prezzo,

secondo quanto stabilito dall’art. 1480 c.c., anche) al risarcimento del danno, fondato
sulle norme generali degli artt. 1218 e 1223 c.c., in base al richiamo di quest’ultima
disposizione da parte dell’art.1479 c.c., a sua volta richiamato dall’art. 1480 c.c., cui
rinvia ancora il citato art. 1489.

perché la Corte di merito ha liquidato, in sede di rinvio, le spese in relazione al rapporto
processuale intercorso tra i Tomassini ed il Milozzi, senza che, sulla relativa
quantificazione, potesse avere incidenza la liquidazione delle spese attinenti al distinto
rapporto processuale incardinatosi tra gli stessi Tomassini e i ricorrenti principali.
18. Anche il nono ed ultimo motivo dedotto con il ricorso incidentale è infondato, dal
momento che, alla stregua dei limiti propri del giudizio di rinvio, la Corte bolognese ha, in
modo logicamente intrinseco, escluso l’ammissibilità di nuove istanze istruttorie in
conseguenza delle statuizioni della sentenza della Cassazione n. 4412 del 2001.
19. in dipendenza dell’accoglimento del sesto e settimo motivo del ricorso incidentale deve
dichiararsi assorbita l’unica censura dedotta con il ricorso principale, siccome attinente alla
pronuncia accessoria del regime delle spese processuali.
20. In definitiva, alla stregua delle ragioni complessivamente evidenziate, deve pervenirsi
all’accoglimento dei motivi sesto e settimo del ricorso incidentale e al rigetto delle altre
censure con quest’ultimo ricorso dedotte, da cui deriva l’assorbimento del motivo
formulato con il ricorso principale. Consegue da ciò la cassazione, per quanto di ragione,
della sentenza impugnata in relazione ai due motivi accolti ed il rinvio della causa ad altra
Sezione della Corte di appello di Bologna che, oltre a conformarsi al principio di diritto
precedentemente enunciato con riguardo alla ritenuta fondatezza del sesto motivo del
ricorso incidentale e ad esplicare il percorso motivazionale in ordine a quanto rilevato in

12

17. L’ottavo motivo articolato nel ricorso incidentale non è meritevole di accoglimento,

relazione al settimo motivo dello stesso ricorso, provvederà anche sulle spese relative alla
presente fase (ulteriore) di legittimità.
P.Q.M.
La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie il sesto e settimo motivo del ricorso incidentale e rigetta
tutti gli altri motivi proposto con lo stesso ricorso; dichiara assorbito il motivo del ricorso

e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, ad altra Sezione della Corte
di appello di Bologna.

Così deciso nella camera di consiglio della 2^ Sezione civile in data 13 dicembre 2013.

principale. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti del ricorso incidentale

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