Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14498 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 14498 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: CARRATO ALDO

ORDINANZA
(380-bis.1 c.p.c.)
sul ricorso (iscritto al N.R.G. 25795/’14) proposto da:
EDELWEISS SAVARIS BARBARA (C.F.: SVR BBR 76R44 L219t.), rappresentata e
difesa, in forza di procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv. Davide
Lorenzo Riccardi ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Stefano
Fiorelli, in Roma, via S. Tommaso d’Aquino, n. 116; – ricorrente contro
MARUCCO DARIO (C.F.: MRC DR 46C27 F654U) e MODENA GIOVANNA (C.F.:
MDN GNN 34L59 F654Z), entrambi rappresentati e difesi, in virtù di procura
speciale in calce al controricorso, dagli Avv.ti Carlo Pasquero e Anselmo
Carlevaro ed elettivamente domiciliati presso lo studio del secondo in Roma, v.
G.G.

Porro,

n.

8;

– controricorrenti –

e
SANDRI GIO’ BATTISTA (C.F.: SND GTT 35R16 F654L);

– intimato –

Avverso la sentenza della Corte di appello di Torino n. 1678/2013, depositata il
31 luglio 2013 (non notificata);

RILEVATO IN FATTO
Con sentenza n. 397/2010 l’adìto Tribunale di Alba, decidendo sulla domanda
proposta da Già Battista Sandri nei confronti di Barbara Savaris (che aveva
alienato all’attore dei terreni siti nel Comune di Monteu Roero, già di proprietà
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Data pubblicazione: 06/06/2018

di Marucco Dario e Modena Giovanna), accertava la responsabilità contrattuale
dei danti causa della convenuta e li condannava, ai sensi dell’art. 1480 c.c., alla
restituzione della somma di euro 15.000,00, oltre a rivalutazione ed interessi,
disponeva il risarcimento del danno consistente nell’addebito ai venditori delle
spese di spostamento del serbatorio GPL a distanza legale, rigettava la
domanda del Sandri relativa all’usucapione della dedotta servitù di passaggio,

controversia, regolando le inerenti spese giudiziali.
Interponeva appello alla sentenza di prime cure il Sandri e nel giudizio di
secondo grado si costituivano sia il Marucco e la Modena (che, a loro volta,
avanzavano appello incidentale) che la Savani, la quale proponeva, per il caso
di accoglimento della domanda dell’appellante principale, ulteriore domanda nei
confronti degli altri due appellati.
Decidendo sui complessivi gravami, la Corte di appello di Torino, con sentenza
n. 1678/2013, respingeva l’appello principale, accoglieva parzialmente l’appello
incidentale del Marucco e della Modena (riformando la pronuncia sulle spese),
rigettava la domanda di riduzione del prezzo proposta dalla Savaris nei
confronti degli stessi Marucco e Modena e regolava le complessive spese di
entrambi i gradi di giudizio con riferimento a tutti i rapporti processuali
instauratisi. Per quanto ancora qui interessa, la Corte piemontese, nel ravvisare
la fondatezza del secondo motivo del suddetto appello incidentale, riteneva che,
quanto alla porzione di orto (o giardino) insistente sul mappale 788 di proprietà
Sandri, era rimasto accertato che essa non aveva formato oggetto di
compravendita in favore della Savaris e che, perciò, i Marucco-Modena non le
avevano venduto cosa parzialmente altrui, senza che, peraltro, la prima, avuto
riguardo anche alla pregressa fase delle trattative circa la stipula della futura
vendita, avesse formulato domande di annullamento per errore o dolo.
CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Avverso la suddetta sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione la
Savaris Barbara, articolato in un unico complesso motivo, al quale hanno
resistito con un unico controricorso gli intimati Marucco Dario e Modena

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determinava il confine legale tra i fondi per cui era stata instaurata la

Giovanna, mentre l’altro intimato Sandri Già Battista non ha svolto attività
difensiva in questa sede.
I difensori dei controricorrenti hanno anche depositato memoria ai sensi
dell’art. 380-bis.1 c.p.c. .
2. Con il complesso formulato motivo la ricorrente principale ha dedotto – ai
sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, c.p.c. – la violazione e/o falsa

su un punto decisivo della controversia (avuto riguardo alla considerazione
della globale vicenda contrattuale intercorsa tra le parti e all’individuazione del
relativo oggetto), nonché la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e
segg. c.c. .
3.

Rileva il collegio che il prospettato vizio di omessa e contraddittoria

motivazione è inammissibile ai sensi del novellato n. 5 del primo comma
dell’art. 360 c.p.c. (applicabile “ratione temporis” nella fattispecie, poiché la
sentenza impugnata risulta pubblicata il 31 luglio 2013), mentre vanno
respinte le dedotte censure di violazione di legge, siccome infondate.
3.1. E’ appena il caso di ricordare che, intorno alla portata del nuovo n. 5
dell’art. 360 c.p.c., la giurisprudenza di questa Corte è ormai consolidata (v.
Cass. S.U. nn. 8053-8054/2014 e, da ultimo, Cass. n. 23940/2017)
nell’affermare che, in seguito alla riformulazione di detta disposizione
normativa, come intervenuta per effetto dell’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012,
conv., con modif., dalla legge n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nel
ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della
motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di
legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione
del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111, comma 6, Cost.,
individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132, comma
2, n. 4, c.p.c. e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della
motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di
“motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di
“motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di
motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”,
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applicazione dell’art. 1478 e segg. c.c., l’omessa e contraddittoria motivazione

che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una
diversa soluzione della controversia.
Essendo rimaste escluse queste ultime evenienze nel caso di specie le
doglianze della ricorrente attinenti a vizi motivazionali sono da qualificarsi
inammissibili. La Corte territoriale ha, in ogni caso, valutato il fatto decisivo
individuato dalla difesa della Savaris circa la non ricomprensione dell’orto-

Marucco-Modena non le avevano venduto cosa parzialmente altrui (v. pag. 13
della sentenza impugnata), e l’accertata comunanza dei muri perimetrali.
3.2. Quanto alle prospettate violazioni di legge il collegio osserva che la critica
della difesa della ricorrente si risolve in una confutazione dei supposti criteri
ermeneutici (peraltro richiamati in ricorso genericamente) applicati dalla Corte
piemontese nella determinazione dell’oggetto della contestata compravendita.
Senonché, in effetti, il giudice di appello non ha riproceduto ad una
interpretazione delle clausole contrattuali a tal fine ma si è essenzialmente
limitato a rilevare, in senso logico ed adeguato, che la porzione di orto
insistente sul mappale 788 già di proprietà Sandri non aveva formato oggetto
della successiva compravendita in favore della Savaris, per quanto emergente
dal rogito notarile (come evidenziato anche in controricorso, in cui si riporta il
relativo estratto) e dalla ricostruzione della situazione immobiliare dei beni
effettivamente compravenduti effettuata dal c.t.u. Peraltro, ad avvalorare tale
decisum, la Corte di appello ha conferentemente ritenuto che, a fronte di tale
risultanza oggettiva, la ricorrente, se avesse voluto dedurre un’ipotesi di
annullamento del contratto per dolo od errore a cui poteva essere stata indotta
nella fase delle trattative precontrattuali, avrebbe dovuto promuovere l’azione
conferente allo scopo.
Alla stregua di tutte le spiegate ragioni la Corte territoriale ha, quindi,
correttamente escluso che si versasse in una ipotesi di vendita di cosa altrui,
per la cui configurazione, invero, è rilevante non il convincimento che
l’alienante abbia o meno dell’altruità della cosa, ma l’effettiva appartenenza ad
altri della stessa (v., per tutte, Cass. n. 7515/2007).

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giardino nel contratto di compravendita in suo favore, con la conseguenza che i

4. In definitiva, il ricorso, in quanto complessivamente infondato, deve essere
integralmente respinto con la conseguente condanna della ricorrente al
pagamento delle spese del presente giudizio in favore dei controricorrenti, che
si liquidano come in dispositivo.
Va dato, infine, anche atto della sussistenza dei presupposti per il versamento,
da parte della stessa ricorrente, del raddoppio del contributo unificato ai sensi

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del
presente giudizio di legittimità in favore dei controricorrenti, liquidate in
complessivi euro 4.200,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre iva, cap e
contributo forfettario nella misura del 15% sulle voci come per legge.
Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, del raddoppio del contributo unificato ai sensi dell’art. 13, comma
1-quater, d.P.R. n. 115/2002.

Così deciso nella camera di consiglio della 2″ Sezione civile in data 6 aprile
2018.
Il Presidente
dr. Stefano Petitti
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NERI

dell’art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

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