Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14491 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 14491 Anno 2018
Presidente: MATERA LINA
Relatore: CARRATO ALDO

Divisione
ereditaria

ORDINANZA
(art. 380 – bis.1 c.p.c.)
sul ricorso (iscritto al N.R.G. 23443/’14) proposto da:

TOFFOLI ETTORE (C.F.: TFF TTR 40T31 D620Z) e TOFFOLI MARIA LUISA (C.F.:
TFF MLS 42H56 F060X), rappresentati e difesi, in forza di procura speciale in
calce al ricorso, dagli Avv.ti Alberto Cassini e Paolo Parolin ed elettivamente
domiciliati presso lo studio dell’Avv. Francesca Infascelli, in Roma, Viale delle
Milizie,

n.

76;

– ricorrenti –

contro
GIOVANUTTI ANNA MARIA (C.F.: GVN NMR 43H56 A009T), GIOVANUTTI
GIOVANNA MARIA (C.F.: GVN GNN 38B54 A009Q), GIOVANUTTI MAFALDA
(C.F.: GVN MLD 36P60 Z118N) e GIOVANUTTI GABRIELLA MARIA (C.F.: GVN
MGB 40E44 Z118E), tutte rappresentate e difese, in virtù di procura speciale a
margine del controricorso, dagli Avv.ti Pierfrancesco Scatà e Roberto De
Martino ed elettivamente domiciliate presso lo studio del secondo, in Roma, v.
G. Ferrari, n. 2;

– controricorrenti –

Avverso la sentenza della Corte di appello di Trieste n. 295/2014, depositata il
10 giugno 2014 (non notificata);

RILEVATO IN FATTO
Con citazione del 2006 le signore Giovanutti Annamaria, Gabriella Maria,
Giovanna Maria e Mafalda, quali figlie del fratello premorto di Giovanutti
Giuseppina, chiedevano, in qualità di eredi legittime della stessa, al Tribunale di
Pordenone disporsi lo scioglimento della comunione ereditaria e, quindi, la

27(

Data pubblicazione: 06/06/2018

divisione dei titoli e certificati di deposito al risparmio appartenuti alla predetta
defunta. Nella costituzione dei convenuti Toffoli Ettore e Maria Luisa, figli della
premorta sorella Giovanutti Giuseppina (i quali aderivano alla domanda di
divisione dei titoli rinvenuti e sottoposti a sequestro, con detrazione, però, di
quelli a loro consegnati dalla suddetta defunta quando era in vita a titolo di
rimborso delle spese sostenute in suo favore), l’adìto Tribunale, con sentenza n.

del certificato di deposito al portatore recante il n. 10003008 emesso il 24
ottobre 2005 per l’importo di euro 62.500,00 (da ritenersi appartenente a
Toffoli Maria Luisa), disponeva lo scioglimento della comunione ereditaria su
tutti i rimanenti titoli e certificati bancari di cui era titolare la Giovanutti
Giuseppina e assegnava il 50% del loro valore alle attrici, in solido fra loro, e il
rimanente 50% del loro valore ai due convenuti, sempre con vincolo solidale.
Sull’appello avanzato dalle sorelle Giovanutti (originarie attrici), basato sulla
mancata inclusione nella comunione ereditaria (anche) del certificato di
deposito ritenuto appartenente alla Toffoli Maria Luisa, nella resistenza delle
parti appellate (che, a loro volta, proponevano gravame in via incidentale, in
ordine all’omessa detrazione dall’asse ereditario del certificato di deposito
consegnato in vita dalla defunta a Toffoli Ettore), la Corte di appello di Trieste,
con sentenza n. 295/2014 (depositata il 10 giugno 2014), accoglieva
l’impugnazione principale e rigettava quella incidentale, così disponendo che lo
scioglimento della comunione ereditaria dovesse comprendere tutti i titoli e i
certificati bancari dei quali era titolare la Giovanutti Giuseppina, il cui valore
avrebbe dovuto, quindi, essere ripartito per metà tra gli appellanti principali, da
un lato, e gli appellati-appellanti incidentali, dall’altro.
A fondamento della decisione adottata la Corte friulana riteneva che gli appellati
non avessero assolto l’onere probatorio loro incombente sulla detrazione dei
reclamati certificati di deposito dall’asse ereditario, non essendo stato
idoneamente dimostrato che l’importo dagli stessi recato fosse stato dovuto alla
Giovanutti Giuseppina a titolo di rimborso per servizi vari resi in favore della
medesima.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2

192/2012, accoglieva la formulata domanda e, per l’effetto, previa detrazione

1. Avverso la suddetta sentenza di appello hanno proposto ricorso per
cassazione Toffoli Ettore e Toffoli Maria Luisa, riferito ad un unico complesso
motivo, al quale hanno resistito con controricorso tutte le intimate Giovanutti.
2. Con la formulata censura i ricorrenti hanno dedotto – in relazione all’art.
360, comma 1, nn. 3 e 5, c.p.c. – la violazione e falsa applicazione degli artt.
2697, 1197, 1988 e 770, nn. 1 e 2, c.c., nonché l’omesso esame circa il fatto

parti riguardante il prevalente carattere restitutorio riconducibile alla cessione
dei due certificati di deposito in favore di essi ricorrenti, che, perciò, non
avrebbero potuto essere ricompresi nella comunione ereditaria in questione.
3. Rileva il collegio che il motivo, così come complessivamente formulato, è
integralmente infondato e deve, perciò, essere respinto.
Quanto all’assunta doglianza ricondotta al n. 5 del comma primo dell’art. 360
c.p.c., la Corte triestina – diversamente da quanto dedotto nell’interesse dei
ricorrenti – ha indicato e motivato adeguatamente su tutte le circostanze
idonee ad escludere che la cessione dei due certificati di deposito in favore dei
Toffoli fosse riconducibile al rimborso di spese in anticipazione effettuate per
conto della Giovanutti Giuseppina, ragion per cui gli accertamenti fattuali come
risultanti dall’apprezzamento del giudice del merito – insindacabili nella
presente sede di legittimità – costituiscono, di per sé, i presupposti che
impediscono l’applicabilità delle censurate norme codicistiche.
In particolare, la Corte friulana ha congruamente spiegato come, a fronte
dell’assunto prospettato dai Toffoli, gli stessi non avevano idoneamente assolto
all’onere probatorio sui medesimi incombente circa l’asserita riconducibilità
della consegna dei due predetti titoli ad un obbligo restitutorio in loro favore da
parte della Giovanutti Giuseppina. Ed infatti era risultato che gli stessi non
avevano approntato (e, comunque, allegato in atti) alcun rendiconto analitico
delle presunte prestazioni economiche assistenziali dedotte come eseguite dai
ricorrenti (a fronte, peraltro, di un importo particolarmente elevato ricollegabile
ai due titoli), non avevano addotto nemmeno per quale intervallo temporale
essi avevano reso tali prestazioni (in considerazione, oltretutto, di una
condizione di autosufficienza della Giovanutti Giuseppina) e, in ogni caso, non
3

decisivo per la controversia che aveva costituito oggetto di discussione tra le

era emerso alcun riscontro inequivoco – dagli esiti dell’espletata prova orale in ordine all’affermata “causa restitutoria” giustificativa della consegna dei titoli
in loro favore.
Anche la censura relativa all’assunta violazione dell’art. 770 c.c. è priva di
pregio giuridico perché, in effetti, la Corte territoriale – diversamente da
quanto dedotto dai ricorrenti – non ha propriamente effettuato una valutazione

perché mancava uno dei due elementi da mettere in comparazione, avendo
invece essa ritenuto – in base ad una valutazione di merito certamente
insindacabile da parte di questa Corte – sussistente esclusivamente l’intento di
liberalità. Da ciò il giudice di appello ha legittimamente tratto la conclusione
che, non potendosi ravvisare in detto atto di liberalità una donazione di modico
valore, gli importi dei due certificati dovevano includersi nell’ambito dell’asse
ereditario della Giovanutti Giuseppina.
4. In definitiva, alla stregua delle ragioni complessivamente esposte, il ricorso
deve essere integralmente rigettato, con la conseguente condanna dei
soccombenti ricorrenti al pagamento, in solido fra loro, delle spese del presente
giudizio, liquidate nella misura di cui in dispositivo.
Ricorrono, infine, le condizioni per dare atto della sussistenza dei presupposti
per il versamento, da parte dei medesimi ricorrenti in via solidale, del
raddoppio del contributo unificato ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, d.P.R.
n. 30 maggio 2002, n. 115
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido fra loro, al
pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi euro
3.700,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre contributo forfettario nella
misura del 15% ed accessori come per legge.
Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei
ricorrenti in via solidale, del raddoppio del contributo unificato ai sensi dell’art.
13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.

4

di prevalenza dell’ “animus donandi” sull’ “animus solvendi” della dazione,

Così deciso nella camera di consiglio della 2″ Sezione civile in data 21 marzo

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