Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14488 del 26/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 26/05/2021, (ud. 19/03/2021, dep. 26/05/2021), n.14488

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. MARCHEIS Chiara Besso – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9843-2020 proposto da:

G.C., rappresentato e difeso dall’Avvocato PIERFRANCESCO

GRANATA per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

S.S.;

– intimato –

avverso la sentenza del GIUDICE DI PACE DI CATANZARO, depositata il

26/9/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/3/2021 dal Consigliere GIUSEPPE DONGIACOMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il giudice di pace, con la sentenza in epigrafe, ha rigettato l’opposizione al decreto che aveva ingiunto a G.C. il pagamento, in favore di S.S., della somma di Euro 952,00, oltre interessi ed accessori di legge.

C.G., con ricorso notificato in data 26/2/2020, ha chiesto, per tre motivi, la cassazione della sentenza.

S.S. è rimasta intimata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, il ricorrente, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 3, ha denunciato la violazione o la falsa applicazione dell’art. 244 c.p.c., l’omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione al principio del giusto processo ex art. 111 Cost., e del diritto di cui all’art. 24 Cost..

2. Con il secondo motivo, il ricorrente, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 3, ha denunciato la violazione o la falsa applicazione dell’art. 208 c.p.c., nonchè dell’art. 104 disp. att. c.p.c., l’omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione al principio del giusto processo ex art. 111 Cost., e del diritto di cui all’art. 24 Cost..

3. Con il terzo motivo, il ricorrente, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 4, ha denunciato la violazione o la falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., e l’omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione al principio del giusto processo ex art. 111 Cost., e del diritto di cui all’art. 24 Cost..

4. Il ricorso è inammissibile.

5. Intanto, dev’essere ribadito che, in tema di sentenze dei giudici di pace in controversie (che, come quella di specie, sono) di valore non superiore ai millecento Euro (limite indicato dall’art. 113 c.p.c., comma 2, nel testo ratione temporis applicabile), la decisione della causa deve considerarsi sempre pronunciata secondo equità (Cass. n. 769 del 2021), essendo questo l’unico metro di giudizio adottabile dal giudice, per cui le regole di equità devono ritenersi utilizzate indipendentemente dal fatto che il giudice di pace abbia invocato l’equità per la soluzione del caso singolo, oppure abbia risolto la controversia con richiamo a principi di diritto, atteso che anche in questo caso la lettura delle norme data dal giudice è compiuta in chiave equitativa (Cass. n. 14609 del 2020). Il ricorrente, d’altra parte, non ha chiarito che il valore della causa, computando gli interessi maturati al momento della proposizione della domanda, abbia superato, a norma dell’art. 10 c.p.c., comma 2, il predetto limite (cfr. Cass. n. 17991 del 2020).

6. Stabilito, dunque, che la domanda proposta rientrava nell’ambito della sua competenza del giudice di pace a pronuncia secondo equità necessaria e che il giudice di pace ha pronunciato appunto secondo equità, chiarito, rileva la Corte come dall’assetto scaturito dalla riforma di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, emerge che, riguardo alle sentenze pronunciate al giudice di pace nell’ambito del limite della sua giurisdizione equitativa necessaria, l’appello a motivi limitati, previsto dall’art. 339 c.p.c., comma 3, è l’unico rimedio impugnatorio ordinario ammesso (se si esclude la revocazione per motivi ordinari). Tale conclusione si giustifica, oltre che per ragioni di coerenza, anche in forza della lettura dell’art. 360 c.p.c., laddove nel comma 1, prevede l’esperibilità del ricorso per cassazione soltanto contro le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado e non rientrando in tali ipotesi la sentenza equitativa del giudice di pace.

7. Nè, d’altro canto, è ipotizzabile la configurabilità del ricorso per cassazione per il motivo (nella specie, peraltro, neppure invocato come tale) di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, sulla base del nuovo testo dello stesso articolo, ultimo comma, che ammette il ricorso per cassazione contro le sentenze ed i provvedimenti diversi dalla sentenza per i quali, a norma dell’art. 111 Cost., comma 7, è ammesso il ricorso in cassazione per violazione di legge per tutti i motivi di cui al comma 1, e, quindi anche per quello di cui al citato n. 5: la sentenza del giudice di pace, pronunciata nell’ambito della giurisdizione equitativa, sfugge, infatti, all’applicazione del suddetto comma 7, che riguarda le sentenze ed ai provvedimenti aventi natura di sentenza in senso c.d. sostanziale, per cui non sia previsto alcun mezzo di impugnazione e non riguarda i casi nei quali un mezzo di impugnazione vi sia, ma limitato a taluni motivi e la decisione riguardo ad esso possa poi essere assoggettata a ricorso per cassazione (Cass. n. 10063 del 2020).

8. Nulla per le spese di lite, in difetto di attività difensiva da parte dell’intimata.

6. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte così provvede: dichiara l’inammissibilità del ricorso; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 2, il 19 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2021

 

 

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