Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14479 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 14479 Anno 2018
Presidente: MATERA LINA
Relatore: CORRENTI VINCENZO

ORDINANZA

sul ricorso 1850-2014 proposto da:
BONFANTI LUIGIA SANDRA, BONFANTI SANDRA, elettivamente
domiciliate in ROMA, VIA ASIAGO 9, presso lo studio
dell’avvocato MICHELE PONTECORVO, che le rappresenta e
difende unitamente all’avvocato FRANCESCO CANNIZZARO;
– ricorrenti contro

PROGEFIM S.r.l.
2018
66

Massimo

in persona dell’Amministratore unico

Provasio,

MORONI PIERGIORGIO in proprio,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI
268/A, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO PETRETTI,
rappresentati

e difesi dall’avvocato LUIGI AMEDEO DE

LISA;
– controricorrenti –

Data pubblicazione: 06/06/2018

e nei confronti di

ESPOSTI APICCINO ROBERTO, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA FURTO CAMILLO, 58, presso lo studio
dell’avvocato CHIARA SPANO’, rappresentato e difeso
dagli avvocati PLACIDO MINEO, GIOVANNI MANGANO;

avverso la sentenza n. 3638/2013 della CORTE D’APPELLO
di MILANO, depositata il 04/10/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 11/01/2018 dal Consigliere VINCENZO
CORRENTI.

– resistente –

FATTO

Il Tribunale di Milano, nella causa proposta da Luigia e Sandra Bonfanti
contro srl Progefim, il geom. Piergiorgio Moroni e Roberto Esposti
Apiccino per ottenere la declaratoria della violazione degli obblighi di
mediazione da parte dei primi due, la restituzione dell’importo loro

24.9.2005 con l’altro convenuto ed il pagamento di euro 388.000 per
risarcimento danni, con sentenza 1567/2010, ritenuto l’inadempimento
della Progefim e del Moroni, li condannava alla restituzione di euro
36.000 oltre accessori, respingeva le altre domande e condannava le
attrici alle spese in favore dell’altro convenuto.
Proposto appello dalle Bonfanti, incidentale da Progefim e Moroni, si
costituiva anche l’Esposti Apiccino chiedendo la conferma della sentenza
e la Corte di appello di Milano, con sentenza 4.10.2013, respingeva le
domande delle Bonfanti condannate alle spese, sul presupposto che non
sussisteva l’inadempimento contrattuale sancito dal Tribunale in quanto il
mandato mediatorio era stato sottoscritto il 18.5.2005 tra le Bonfanti e la
Progefim in persona del legale rappresentante Provasio Massimo e
prevedeva un compenso del 5% su euro 840.000, prezzo di vendita
minimo ed il 15% dell’eventuale supero del prezzo minimo, sicchè
essendo tale supero di euro 60.000, l’importo mediatorio globale era di
euro 51.000 ( 42.000 + 9.000).
Era pacifico che il 27.5.2005 le Bonfanti avevano conferito mandato con
rappresentanza al Moroni per la vendita , solo dopo che di fatto il vincolo

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versato di euro 36.000, l’annullamento del preliminare stipulato il

contrattuale tra le parti si era concluso con l’accettazione scritta della
proposta dell’Apiccino.
Ricorrono le Bonfanti con due motivi,illustrati da memoria, resistono con
controricorso Progefim e Moroni, vi è comparsa di costituzione e risposta
su controricorso dell’ Esposti Apiccino.

Il ricorso denunzia 1) omesso esame di fatto decisivo quando si è
ritenuto che le Bonfanti non avevano dimostrato e neppure dedotto
l’illiceità della condotta della Progefim, di collaboratori o del Moroni o non
si sono ammessi i capitoli di prova, ritenuti ininfluenti, o la ctu, con
ulteriori anomalie in relazione alla sottostima dell’immobile,
all’ottenimento di una procura notarile priva di giustificazione, alla
previsione del prezzo di euro 1.000.000; 2) violazione degli artt. 360 n. 3
cpc e 191 cpc atteso il valore maggiore dello stabile supportato da idonea
perizia di parte.
Ciò premesso, si osserva:
Preliminarmente vanno respinte le eccezioni di nullità delle notifiche del
ricorso, che ha raggiunto lo scopo, e le altre generiche eccezioni di
inammissibilità ed improcedibilità per asserito giudicato in relazione a
rinunzia a domande.
La ratio decidendi è stata esplicitata nell’affermazione che non sussisteva
l’inadempimento contrattuale sancito dal Tribunale in quanto il mandato
mediatorio era stato sottoscritto il 18.5.2005 tra le Bonfanti e la Progefim
in persona del legale rappresentante Provasio Massimo e prevedeva un
compenso del 5% su euro 840.000, prezzo di vendita minimo ed il 15%
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RAGIONI DELLA DECISIONE

dell’eventuale supero del prezzo minimo, sicchè essendo tale supero di
euro 60.000, l’importo mediatorio globale era di euro 51.000 ( 42.000 +
9.000).
Era pacifico che il 27.5.2005 le Bonfanti avevano conferito mandato con
rappresentanza al Moroni per la vendita , solo dopo che di fatto il vincolo

proposta dell’Apiccino.
Non era stata provata l’illiceità della condotta della società ed i capitoli di
prova articolati erano ininfluenti.
La motivazione si fonda su una ricostruzione in fatto e su una
interpretazione degli accordi tra le parti che non risultano congruamente
attaccate dalla sentenza che avrebbe dovuto contestare l’attività
ermeneutica posta in essere dalla decisione ed evidenziare l’erronea
cronologia degli avvenimenti.
Il primo motivo trascura che , a seguito della riformulazione della
norma, disposta dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge
7 agosto 2012, n. 134, è denunciabile in cassazione solo l’omesso esame
del fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le
parti (Cass. 8 ottobre 2014, n. 21257, Rv. 632914).
Il vizio motivazionale previsto dal n. 5) dell’art. 360 c.p.c., pertanto,
presuppone che un esame della questione oggetto di doglianza vi sia pur
sempre stato da parte del giudice di merito, ma che esso sia affetto dalla
totale pretermissione di uno specifico fatto storico.
Sotto altro profilo, come precisato dalle Sezioni Unite, la
riformulazione dell’art. 360, 1 comma, n. 5, c.p.c., deve essere
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contrattuale tra le parti si era concluso con l’accettazione scritta della

interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle
preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di
legittimità sulla motivazione.
Può essere pertanto denunciata in cassazione solo l’anomalia
motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente

il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal
confronto con le risultanze processuali.
Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto
l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel
“contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione
perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque
rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.
Nel caso di specie non si ravvisano né l’omesso esame di un fatto
decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, né
un’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge
costituzionalmente rilevante.
La Corte d’appello, infatti, ha deciso la controversia sulla base delle
risultanze, congruamente delibate e le ricorrenti si limitano ad invocare
una diversa ricostruzione degli avvenimenti.
Con il secondo motivo le ricorrenti, lamentando la violazione degli artt.
61 e191 cpc, si dolgono della mancata ammissione di consulenza tecnica
di ufficio volta ad accertare l’effettivo valore di mercato dell’immobile per
cui è causa.

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rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché

Il motivo non è meritevole di accoglimento, dovendosi rammentare che il
giudizio sulla necessità ed utilità di far ricorso allo strumento della
consulenza tecnica di ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice di
merito, e non è censurabile in sede di legittimità se non sotto il profilo
del vizio di motivazione ( Cass. 3.1.2011 n. 72, Cass. 23.3.2017 n.

formulazione dell’art. 360 n. 5 cpc.
In ogni caso, la mancata ammissione di consulenza tecnica di ufficio è
stata sufficientemente motivata dalla corte territoriale, in ragione della ”
comune conoscenza dei correnti prezzi di mercato”, della non sostanziale
divergenza tra il prezzo realizzato dalle Bonfanti con la vendita
dell’immobile a terzi e quello di cui alla proposta di acquisto raccolta dalla
Progefim , nonché della mancanza di prova di un comportamento doloso

7472), nella specie non dedotto, nei limiti consentiti dall’attuale

della mediatrice; circostanza , quest’ultima, che appare di per sé ostativa //
all’accoglimento della domanda di annullamento del contratto preliminare
per dolo, al cui accoglimento era finalizzata la richiesta di ctu (pagina 39
del ricorso).
Donde il rigetto del ricorso e la condanna alle spese solo in favore di
Progefim e Moroni posto che la comparsa di costituzione di Esposti
Apiccino del 14.3.2014, con la quale si chiede il rigetto del ricorso,è
tardiva sia rispetto alla notifica del ricorso del 7.1.2014 sia rispetto
all’ultima notifica dello stesso il 20.1.2014.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta il ricorso , condanna parte ricorrente alle spese,
liquidate in euro 5200 di cui 200 per spese vive oltre accessori e spese
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forfettarie nel 15%, in favore solo di Progefim e Moroni, dando atto
dell’esistenza dei presupposti ex dpr 115/2002 per il versamento
dell’ulteriore contributo unificato.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione

Civile della Corte suprema di Cassazione, l’ 11 gennaio 2018.

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