Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14472 del 09/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 09/06/2017, (ud. 20/04/2017, dep.09/06/2017),  n. 14472

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14015-2016 proposto da:

GSI EUROPE LIMITED, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GUGLIELMO MARCONI 57/A,

presso lo studio dell’avvocato ELISABETTA MEGGIORIN, rappresentata e

difesa dall’avvocato PAOLO PARLATO;

– ricorrente –

contro

ZUCCHETTI SYSTEMA SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIAMBATTISTA VICO

22, presso lo studio dell’avvocato RICCARDO CANEVACCI, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6580/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 26/11/2015;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 20/04/2017

dal Consigliere Dott. Franco DE STEFANO.

Fatto

RILEVATO

che:

la GSI Europe Limited, deducendo la sua qualità di successore in quanto socio unico della Valore Italia Turismo srl in liq.ne, cancellata dal registro delle imprese di Roma il 15.6.15, ricorre, sulla base di un motivo, per la cassazione della sentenza n. 6580 del 26.11.15 con cui la corte di appello di Roma ha dichiarato inammissibile per tardività – da applicazione della sospensione feriale dei termini nonostante l’oggetto della domanda – l’appello della sua dante causa avverso una opposizione al precetto intimato da Zucchetti Systema srl;

l’intimata resiste con controricorso;

è stata formulata proposta di definizione – di rigetto per manifesta infondatezza del ricorso – in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1 come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1 bis, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197;

la ricorrente ha depositato memoria ai sensi del medesimo art. 380-bis, comma 2, u.p..

Diritto

CONSIDERATO

che:

il Collegio ha raccomandato la redazione della motivazione in forma semplificata;

con l’unico motivo – rubricato “nullità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 299 c.p.c. e art. 2495 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4” – la ricorrente deduce la nullità della sentenza di appello, in quanto resa nei confronti della società appellante quando questa era stata cancellata e quindi estinta, per di più nonostante l’istanza, depositata il 24/11/2015, di dichiarazione di interruzione per intervenuta cancellazione;

il motivo è manifestamente infondato ai sensi dell’art. 300 c.p.c., u.c., essendo l’evento interruttivo, che pure ha indubbiamente colpito la parte, stato dichiarato in tempo di gran lunga successivo alla maturazione dei termini per le attività equipollenti alla chiusura della discussione dinanzi al Collegio, cioè di quelli per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica (argum. a contrario ex Cass. 30/10/2009, n. 23042; testualmente: Cass. Sez. U. 04/07/2014, n. 15295, p. 6 della motivazione: “passando ora alla seconda fase processuale, che va dalla chiusura della discussione alla pubblicazione della sentenza, il verificarsi dell’evento, pur se notificato dal procuratore, non produce alcun effetto interruttivo, perchè la situazione delle parti è cristallizzata al momento iniziale di tale fase e ad essa si riferisce la sentenza”), iniziati a decorrere all’udienza 26/05/2015 e senz’altro elassi così, rispettivamente, lunedì 27/07/2015 e lunedì 17/08/2015 (non applicandosi al secondo neppure la sospensione feriale, atteso l’oggetto della controversia);

ne discende quindi il rigetto del ricorso, con condanna della ricorrente alle spese del giudizio di legittimità in favore della controparte;

infine, va pure dato atto – senza la possibilità di valutazioni discrezionali (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione;

PQM

 

rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello

stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2017

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