Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14460 del 15/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 15/07/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 15/07/2016), n.14460

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30059/2014 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ROSARIO SANTESE

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELE DE

ROSE, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, giusta

mandato speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 586/2014 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 30/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/05/2016 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI;

udito l’Avvocato Emanuele De Rose difensore del controricorrente che

si riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte di appello di Salerno ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa citta’ che aveva rigettato la domanda di S.A. volta ad ottenere l’iscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli del Comune di appartenenza negli anni 1998-2006 in relazione al rapporto di lavoro intercorso con l’azienda agricola di ” V.U.”.

La Corte territoriale in esito all’istruttoria svolta ha ritenuto che non fosse stata acquisita una prova rassicurante dell’esistenza di un rapporto di lavoro tra la Santoro e l’azienda agricola V. nel periodo in contestazione.

Per la cassazione della sentenza ricorre S.A. che censura la sentenza per avere attribuito valore decisivo ai verbali redatti dagli Ispettori dell’Istituto trascurando le risultanze dell’istruttoria testimoniale.

L’Inps si e’ difeso con controricorso.

Tanto premesso va rilevato che la Corte territoriale e’ pervenuta alla decisione di confermare la sentenza di primo grado in esito ad una attenta analisi comparativa delle emergenze istruttorie acquisite al processo.

In particolare ha posto a confronto le risultanze dei verbali ispettivi con le emergenze della prova testimoniale acquisita nel corso del giudizio di appello pervenendo al motivato convincimento che non fosse stata acquisita la prova dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato protrattosi con le medesime modalita’ dal 1998 al 2005 tra la S. e l’Azienda agricola “Umberto V.”.

Ha osservato infatti che a fronte degli accertamenti svolti dagli ispettori, con l’ausilio dei carabinieri e con l’acquisizione delle dichiarazioni dell’acquirente dei capannoni dell’azienda dichiarata fallita, riportati nei verbali ispettivi prodotti dall’Istituto le prove testimoniali presentavano tali incongruenze (tra queste la circostanza che le testi asseritamente dipendenti dell’azienda agricola ne ignoravano il fallimento e la vendita dei capannoni) da risultare non credibili.

Le doglianze della ricorrente, pur rubricate come vizio di violazione e falsa applicazione di norma di diritto si sostanziano nella pretesa di una diversa valutazione delle emergenze istruttorie, secondo una ricostruzione piu’ favorevole alla ricorrente, che non e’ consentita nel giudizio di legittimita’ La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, ratione temporis, applicabile al giudizio in esame, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimita’ sulla motivazione.

Pertanto, e’ denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in se’, purche’ il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.

Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Cass. s.u. n. 8053 del 2014).

In conclusione le censure sono inammissibili e la controversia deve essere definita con ordinanza in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., n. 5.

Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilita’ del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17. Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poiche’ l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non e’ collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (cosi’ Cass., Sez. Un., n. 22035/2014).

PQM

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio che liquida in Euro 2.500,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge e rimborso spese forfettarie nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Cosi’ deciso in Roma, il 11 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2016

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