Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14440 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14440 Anno 2018
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: LUCIOTTI LUCIO

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 6220-2017 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del
Direttore

pro tempore,

rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, presso la quale è domiciliata in Roma,
alla via dei Portoghesi n. 12;
– ricorrente contro

BRILLAZZURRA SERVICE s.a.s. di PASTORELLA F. & C., in
persona del legale rappresentante

pro tempore,

Fabrizio Pastorella,

rappresentata e difesa, giusta procura in calce al controricorso, dall’avv.
Enrico BUONO ed elettivamente domiciliata in Roma, al piazzale delle

Data pubblicazione: 05/06/2018

Medaglie D’Oro , n. 20, presso lo studio legale dell’avv. Domenico
Porchetta;

– controricorrente avverso la sentenza n. 4373/45/2016 della Commissione tributaria

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 5/04/2018 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

RILEVATO
— che, in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di
accertamento ai fini IVA, IRES ed IRAP per gli anni di imposta 2006,
2007 e 2008, con cui l’amministrazione finanziaria contestava alla società
contribuente l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con la sentenza
in epigrafe la CTR della Lombardia accoglieva l’appello proposto dalla
società contribuente avverso la sfavorevole sentenza di primo grado ed
annullava l’atto impositivo emesso con riferimento all’anno di imposta
2006 per inapplicabilità alla fattispecie del raddoppio dei termini di
accertamento, per essere stata effettuata la comunicazione della notitia

airninis successivamente alla notifica dell’avviso di accertamento; annullava
altresì gli atti impositivi emessi con riferimento agli anni d’imposta 2007 e
2008 per violazione del contraddittorio endoprocedimetale, per essere stati
emessi gli avvisi di accertamento senza il rispetto del termine dilatorio
previsto dal comma 7 dell’art. 12 della legge n. 2112 del 2000;
— che per la cassazione della sentenza di appello ricorre con due
motivi l’Agenzia delle entrate, cui replica la società contribuente con
controricorso;
—che sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis cod.
proc. civ. (come modificato dal d.l. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con
modificazioni dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197), risulta regolarmente
costituito il contraddittorio;
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regionale della LOMBARDIA, depositata il 28/07/2016;

— che il Collegio ha disposto la redazione dell’ordinanza con
motivazione semplificata;

CONSIDERATO
—che è fondato e va accolto, benché nei limiti di cui appresso si dirà,
il primo motivo di ricorso con cui la difesa erariale, deducendo ai sensi

applicazione degli artt. 37, commi 24, 25 e 26, d.l. n. 223 del 2006,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006, 43 d.P.R. n. 600
del 1973, 2, commi 1, 2 e 3, d.lgs. n. 128 del 2015 e 1, comma 132, legge n.
208 del 2015, lamenta che la CFR aveva erroneamente ritenuto non
applicabile alla fattispecie il raddoppio dei termini di accertamento per
essere stata effettuata la comunicazione della notitia ctiminis dopo la notifica
dell’atto impositivo;
—che secondo il consolidato orientamento di questa Corte «In tema
di accertamento tributario, i termini previsti dagli artt. 43 del d.P.R. n. 600
del 1973 per l’IRPEF e 57 del d.P.R. n. 633 del 1972 per l’IVA, nella
versione applicabile “ratione temporis”, sono raddoppiati in presenza di
seri indizi di reato che facciano insorgere l’obbligo di presentazione di
denuncia penale, anche se questa sia archiviata o presentata oltre i teimini
di decadenza», come peraltro stabilito dalla Corte costituzionale nella
sentenza 25 luglio 2011, n. 247, «senza che, con riguardo agli avvisi di
accertamento per i periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data
del 31 dicembre 2016 e già notificati, incidano le modifiche introdotte
dall’art. 1, commi da 130 a 132, della 1. n. 208 del 2015, attesa la
disposizione transitoria ivi introdotta, che richiama l’applicazione dell’art. 2
del d.lgs. n. 128 del 2015, che fa salvi gli effetti degli avvisi già notificati»
(Cass. n. 16728 del 2016; conf. Cass. n. 26037 del 2016);
—che nelle citate pronunce la Corte ha avuto cura di precisare: a) che
«non di raddoppio dei termini in senso proprio si tratta, bensì di un nuovo
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dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., la violazione e falsa

termine di decadenza», applicabile in ipotesi di sussistenza di seri indizi di
reità, che è un dato obiettivo non lasciato alla discrezionalità del
funzionario dell’ufficio tributario ma che deve essere accertato dal giudice;
b) che tale raddoppio non è escluso dalla configurabilità di una causa di
estinzione del reato come la prescrizione, né dalla intervenuta

penale da parte del p.m., ai sensi dell’articolo 405 c.p.p., mediante la
formulazione dell’imputazione, né la successiva emanazione di una
sentenza di condanna o di assoluzione da parte del giudice penale, anche
in considerazione del doppio binario tra giudizio penale e procedimento e
processo tributario (in termini, Cass. 15 maggio 2015, n. 9974)» (Cass. n.
16728/16, cit.); c) che su tale assetto nessun effetto spiega la sequenza di
modifiche che hanno riguardato la disciplina dei tetniini prescritti per
l’accertamento (legge n. 208 del 2015, art. 1, commi da 130 a 132, nonché
d.lgs. n. 128 del 2015, art. 2) in quanto, qualora gli avvisi di accertamento
relativi a periodo d’imposta precedenti a quello in corso alla data 31
dicembre 2016 siano stati già notificati – come nel caso in esame, in cui gli
atti impositivi risultano notificati in data 23/05/2011 – si applica la
disciplina dettata dall’art. 2 del d.lgs. n. 128 del 2015 (che non è stato
modificato dalla successiva legge n. 208 del 2015), che fa espressamente
salvi gli effetti degli avvisi di accertamento notificati alla data di entrata in
vigore del predetto decreto;
— che, pertanto, con riferimento ad avviso di accertamento emesso e
notificato negli anni 2012 e 2013, come nella fattispecie, è del tutto
indifferente la data in cui viene effettuata la comunicazione di notizia di
reato, e persino l’omissione di quella comunicazione, perché quello che
invece assume rilevanza ai predetti fini è la circostanza che le violazioni
tributarie accertate integrino fatti anche penalmente rilevanti; circostanza
sub Jpecie

sussistente e, comunque, non contestata;
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archiviazione della denuncia, non rilevando «né l’esercizio dell’azione

—che per tale ragione il raddoppio dei termini di accertamento non
opera con riferimento all’IRAP posto che, «non essendo l’IRAP
un’imposta per la quale siano previste sanzioni penali è evidente che in
relazione alla stessa non può operare la disciplina del “raddoppio dei
termini” di accertamento quale applicabile

ratione ternpolis

(cfr. Cass. n.

— che, pertanto, il motivo di ricorso in esame va accolto
limitatamente alla ripresa a tassazione ai fini IVA e IRES e rigettato
quanto alla ripresa a fini IRAP; la sentenza impugnata va, quindi, cassata
con riferimento all’avviso di accertamento emesso per l’anno d’imposta
2006 con rinvio alla competente CTR per l’esame delle questioni inerenti
le predette imposte (IVA ed IRES), rimaste assorbite;
— che con il secondo motivo la ricorrente deduce che la CTR,
annullando gli avvisi di accertamento relativi agli anni di imposta 2007 e
2008 perché emessi “ante tempus”, aveva erroneamente applicato al caso
di specie l’art. 12, comma 7, della legge n. 212 del 2000, nonostante gli
accertamenti fossero stati condotti “a tavolino”;
— che il motivo è fondato e va accolto; le Sezioni unite di questa
Corte nella sentenza n. 18184 del 2013 hanno affermato a chiare lettere
che l’art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212 determina di per
sé, in caso di inosservanza e salvo che ricorrano specifiche ragioni di
urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso “ante tempus” a carico
di quei contribuenti «nei cui confronti sia stato effettuato un accesso,
un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività»;
— che tale principio è stato ribadito da numerose successive
pronunce, tra cui quella, sempre delle Sezioni unite, n. 24823 del 2015, che
ha precisato che «la previsione dell’art. 12, comma 7, 1. 212/2000 non è
fonte di un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale a
carico dell’Amministrazione fiscale» in quanto le garanzie ivi fissate
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20435/2017; n. 4775/2016 n. 26311 del 2017, n. 23629 del 2017);

«trovano applicazione esclusivamente in relazione agli accertamenti
conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove
si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente» (Sez.
U. cit., § IV, p. 1);
— che nel caso di specie è del tutto pacifico, tanto risultando dalla

contribuente non ha subito alcun tipo di accesso, ispezione o verifica da
parte degli organi di controllo nei locali ove esercita l’attività, essendo la
verifica consistita in un accertamento di tipo documentale, c.d. a tavolino,
che non impegnava l’amministrazione finanziaria neppure a redigere un
p.v.c. da notificare alla società contribuente;
— che un obbligo di contraddittorio sussiste, invece, in tema di tributi
“,

armonizzati”, nella specie IVA, «avendo luogo la diretta applicazione del

diritto dell’Unione», con la conseguenza che, in tal caso, «la violazione
dell’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte
dell’Amministrazione comporta in ogni caso, anche in campo tributario,
l’invalidità dell’atto», ma alla specifica condizione, nella specie non
verificatasi, che «in giudizio, il contribuente assolva l’onere di enunciare in
concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il
contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, e che l’opposizione
di dette ragioni (valutate con riferimento al momento del mancato
contraddittorio), si riveli non puramente pretestuosa e tale da configurare,
in relazione al canone generale di correttezza e buona fede ed al principio
di lealtà processuale, sviamento dello strumento difensivo rispetto alla
finalità di corretta tutela dell’interesse sostanziale, per le quali è stato
predisposto» (Cass. Sez. U., n. 24823 del 2015; sull’esito negativo della c.d.
prova di resistenza cfr., ex multis, Cass. n. 1969, n. 3408 del 2017, n.3142
del 2014, n.13588 del 2014);

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sentenza impugnata ma anche dallo stesso controricorso, che la società

—che, quindi, alla stregua delle suesposte considerazioni, il motivo va
accolto integralmente e la sentenza di appello va cassata con rinvio alla
CTR per nuovo esame delle questioni di merito rimaste assorbite;
— che il giudice del rinvio provvederà anche alla regolamentazione
delle spese del presente giudizio di legittimità;

accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa la sentenza
impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia,
in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del
giudizio di legittimità.

P.Q.M.

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