Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14431 del 15/07/2016


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Cassazione civile sez. III, 15/07/2016, (ud. 31/03/2016, dep. 15/07/2016), n.14431

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8722/2013 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI BANCHI

NUOVI 39, presso lo studio dell’avvocato RENATO MARIANI, che lo

rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CONSOEZIO PRATO DELLA CORTE, in persona del Presidente p.t. Dott.

B.M., elettivamente domiciliato in ROMA VIA GIOVANNI

NICOTERA 29, presso lo studio dell’avvocato NICOLA MARIA ALIFANO,

che lo rappresenta e difende giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6109/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 04/12/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

31/03/2016 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. – S.F., attingendo ai fondi del Consorzio Prato della Corte in qualita’ di presidente dello stesso, versava Euro 5.120,00 allo studio Sergio Scibetta, quale compenso per effettuare una “diligente sull’attivita’ amministrativa al 31 maggio 2002”, nonche’ Euro 12.000,00 alla Mida Tech s.r.l., a titolo di acconto per la redazione di un progetto per un viadotto di attraversamento della S.P. Tiberina in Fieno.

1.1. – Il Consorzio Prato della Corte convenne in giudizio il S. per sentir accertata l’illegittimita’ delle spese da lui sostenute con il denaro del Consorzio, in quanto effettuate in difetto di una preventiva approvazione dell’assemblea dei consorziati ed in violazione delle norme statutarie, e, conseguentemente, per sentirlo condannare alla restituzione in favore del Consorzio della somma complessiva di Euro 17.120,00, oltre interessi.

1.2. – Instaurato il contraddittorio, il convenuto non si costitui’ in giudizio e venne dichiarato contumace.

1.3. – L’adito Tribunale di Roma, con sentenza n. 2475 del 2007, in accoglimento della domanda attorea, condanno’ S.F. alla restituzione in favore del Consorzio della somma complessiva di Euro 17.120,00, oltre agli interessi dalla domanda al saldo.

2. – Avvero tale decisione proponeva impugnazione S.F., in qualita’ di amministratore unico e legale rappresentante della SAVE s.r.l., lamentando “la nullita’ della sentenza che ha dichiarato contumace il S. nonostante la notifica della citazione nei suoi confronti fosse inesistente o, comunque, nulla, essendo noto al Consorzio che egli si era trasferito da anni dall’indirizzo di (OMISSIS)”.

2.1. – Si costituiva in giudizio (distinto dal n.r.g. 5123/07) il Consorzio Prato della Corte, il quale, oltre a chiedere il rigetto del gravame nel merito, eccepiva preliminarmente l’inammissibilita’ dell’appello per tardivita’ dello stesso, nonche’ per nullita’ della procura ad litem, atteso che detta procura risultava conferita dal S. non in proprio, ma quale amministratore unico e legale rappresentante della SAVE s.r.l., e cioe’ da una persona giuridica priva di legittimazione attiva, in quanto del tutto estranea al giudizio in questione.

2.2. – A seguito della anzidetta eccezione, S.F. provvedeva a notificare in data 17 gennaio 2008 un secondo atto di appello avverso la medesima sentenza n. 2475/2007 resa dal Tribunale di Roma, recante la procura a margine sottoscritta in proprio e fondato sugli stessi motivi d’impugnazione di cui al primo gravame notificato il 27 settembre 2007.

2.3. – Il Consorzio si costituiva anche in questo secondo giudizio d’appello (distinto n.r.g. 826/08), eccependone l’inammissibilita’ in quanto proposto tardivamente non solo rispetto alla notifica della sentenza di primo grado, effettuata in data 24-27 aprile 2007, ma anche con riferimento alla legale conoscenza della medesima sentenza da parte del S., derivante dalla proposizione del primo atto di appello, sia pure in veste di amministratore unico e legale rappresentante della SAVE s.r.l..

2.4. – Disposta la riunione dei procedimenti, la Corte d’appello di Roma, con sentenza resa pubblica il 4 dicembre 2012, dichiarava l’appello inammissibile.

2.4.1. – Quanto alla prima impugnazione, la Corte territoriale rilevava che, effettivamente, “il S. risulta aver conferito il mandato al suo difensore spendendo la qualita’ di legale rappresentante della SAVE s.r.l., e non in proprio, affinche’ l’avvocato difendesse la societa’” e, conseguentemente, dichiarava il gravame inammissibile per difetto di procura.

2.4.2. – Quanto alla seconda impugnazione, il giudice di appello affermava che il S. aveva “mostrato di conoscere la sentenza gravata nel momento in cui ha proposto il primo appello” e, conseguentemente, individuava nel 27 settembre del 2007 il dies a quo di decorrenza del termine breve per la proposizione del secondo appello, a nulla rilevando che l’appellante avesse proposto la prima impugnazione in proprio o meno.

Sicche’, posto che il secondo gravame era stato notificato il 17 gennaio del 2008, esso risultava proposto ben oltre il termine breve di trenta giorni dalla proposizione del primo (risalente al 27 settembre 2007); donde la relativa inammissibilita’.

3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre S.F., affidando le sorti dell’impugnazione ad un unico motivo, illustrato da memoria.

Resiste con controricorso il Consorzio Prato della Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Con l’unico motivo e’ denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 325 e 326 c.p.c..

La Corte territoriale avrebbe erroneamente considerata acquisita la conoscenza legale della sentenza di primo grado in capo ad esso S. a partire dal momento della notificazione del primo atto di appello (risalente al 27 settembre 2007), a prescindere dalla circostanza che il S. avesse proposto in proprio o meno tale gravame.

Invero, posto che il principio giurisprudenziale richiamato nella sentenza di secondo grado esige, al fine della conoscenza legale del provvedimento da impugnare, che via sia stata una notificazione dello stesso ed atteso che lo stesso giudice del gravame ha accertato che esso S. non aveva effettuato alcuna notificazione, avendola operata solo la SAVE s.r.l., e che, dunque, la notificazione della sentenza del Tribunale non era stata effettuata dallo stesso soggetto poi impugnante in “rinnovazione”, la Corte d’appello non avrebbe potuto far leva sulla citata giurisprudenza e, conseguentemente, avrebbe erroneamente dichiarato inammissibile il “secondo” appello, ossia quello proposto con atto notificato in data 17 gennaio 2008.

1.1. – Il motivo e’ infondato.

La Corte territoriale ha correttamente applicato al caso di specie – in cui il primo appello era stato dichiarato inammissibile per difetto di valida procura, in quanto dal S. rilasciata come legale rappresentante della societa’ SAVE s.r.l. – il principio, consolidato (tra le altre, Cass., 3 settembre 2014, n. 18604; Cass., 13 febbraio 2015, n. 2848), secondo cui “il principio di consumazione dell’impugnazione non esclude che, fino a quando non intervenga una declaratoria di inammissibilita’, possa essere proposto un secondo atto di impugnazione, immune dai vizi del precedente e destinato a sostituirlo, purche’ esso sia tempestivo, requisito per la cui valutazione occorre tenere conto, anche in caso di mancata notificazione della sentenza, non del termine annuale, che comunque non deve essere gia’ spirato al momento della richiesta della notificazione della seconda impugnazione, ma del termine breve, che decorre dalla data di proposizione della prima impugnazione, equivalendo essa alla conoscenza legale della sentenza da parte dell’impugnante”.

Invero, non puo’ affermarsi – come vorrebbe il ricorrente – che esso S., in quanto persona fisica, non abbia avuto conoscenza legale della sentenza in forza della prima impugnazione, perche’ questa e’ stata da effettuata da persona giuridica, di cui il medesimo S. era “esclusivamente” il legale rappresentante, giacche’, ai nostri fini e, segnatamente, nel caso di specie, non e’ predicabile, se non quale abuso dello strumento processuale, quella scissione tra la persona del rappresentante della persona giuridica e la medesima persona fisica “in proprio”, tale che si possa escludere che il secondo abbia avuto legale contezza dell’atto che impugnava il primo. E del resto la SAVE s.r.l., in persona del legale rappresentante S., aveva impugnato la sentenza di primo grado per ragioni che riguardavano esclusivamente la persona fisica del proprio legale rappresentante; sentenza di primo grado che, per l’appunto, alla persona fisica soltanto faceva riferimento.

3. – Il ricorso va, pertanto, rigettato ed il ricorrente condannato, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1, al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimita’, come liquidate in dispositivo in conformita’ ai parametri introdotti dal D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

PQM

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimita’, che liquida, in favore della parte controricorrente, in complessivi Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 31 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2016

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