Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14431 del 09/06/2017

Cassazione civile, sez. un., 09/06/2017, (ud. 11/04/2017, dep.09/06/2017),  n. 14431

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di sez. –

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente di sez. –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20958-2011 proposto da:

R.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BERGAMO 3,

presso lo STUDIO LEGALE FALCONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato AMALIA FALCONE;

– ricorrente –

contro

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA LA SAPIENZA, in persona del Rettore

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata in data

26/08/2010;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza

dell’11/04/2017 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del

ricorso;

udito l’Avvocato Giacomo Aiello per l’Avvocatura Generale dello

Stato.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale di rigetto della domanda di R.F., dipendente dell’Università La Sapienza inquadrato nella sesta qualifica funzionale come assistente amministrativo a seguito del superamento di concorso pubblico, volta ad ottenere la superiore qualifica di settimo livello dal 1992,come collaboratore amministrativo, sulla base delle mansioni svolte ed in applicazione dei benefici delle L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995 o,in via gradata, le differenze retributive sulla scorta dell’espletamento di mansioni superiori dall’assunzione ed oltre il giugno 1998.

Secondo la Corte sussisteva il difetto di giurisdizione con riferimento alla domanda per il periodo antecedente il 30 giugno 1998.

Deduceva, infatti, che l’attribuzione di qualifica o del relativo trattamento retributivo non integravano ipotesi di atti illeciti, ma inadempimenti contrattuali, sicchè non poteva applicarsi la giurisprudenza citata dal lavoratore in materia di illecito permanente.

Poichè era pacifico che le pretese di superiore inquadramento si basavano sulle L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995 era evidente l’insussistenza della giurisdizione del giudice per il periodo antecedente il 30 giugno 1998 essendo irrilevante che l’Università avesse negato formalmente il diritto al superiore inquadramento solo negli anni 2000- 2001, in quanto fonte del pregiudizio non era detto provvedimento, ma il mancato riconoscimento dello stesso nel passato in base alle domande del lavoratore precedentemente proposte e respinte.

La Corte territoriale ha,poi, rilevato l’insussistenza del diritto al superiore inquadramento con riferimento al periodo successivo al 30/6/1998. Richiamata la normativa applicabile e da ultimo il D.Lgs. n. 165 del 2001, art 52 ha rilevato che non era possibile ottenere il superiore inquadramento alla luce di detta normativa e che neppure poteva essere riconosciuto il trattamento retributivo superiore considerate le insuperabili considerazione del Tribunale circa l’assoluta genericità delle allegazioni e prove proposte dal ricorrente, costituite essenzialmente dalle autodichiarazioni dell’attività svolta. Avverso la sentenza ricorre il R. con tre motivi. Resiste l’Università.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. per non corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato. Rileva che la sentenza non era pertinente al ricorrente contenendo una inesatta ricostruzione dei fatti di causa avendo indicato erroneamente l’inquadramento del R. nella 5^ qualifica funzionale ed avendo affermato che il ricorrente reclamava differenze economiche e non invece il beneficio della L. n 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995.

Sotto altro profilo la Corte aveva omesso di pronunciare sulla domanda con la quale era stato chiesto il superiore inquadramento sulla base delle L. n. 63 del 1989e L. n. 236 del 1995 e, in via gradata, l’accertamento delle mansioni superiori ai fini dei rispettivi benefici economici. Sottolinea che egli non aveva chiesto semplicemente il riconoscimento della qualifica superiore in base alle mansioni svolte, ma l’applicazione dei benefici previsti dalle L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995.

Il motivo è infondato. Con riferimento ai denunciati errori di fatto sussistenti nella sentenza deve rilevarsi l’ininfluenza della inesatta indicazione della 5^ qualifica funzionale invece che della sesta,risultando dall’esame complessivo della sentenza che la Corte territoriale ha avuto ben presente la fattispecie essendo semplicemente incorsa in un errore materiale del tutto irrilevante.

Quanto alla seconda parte della censura deve rilevarsi che i profili attinenti alla giurisdizione sono esaminati unitamente al secondo motivo.

2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia nullità della sentenza per aver negato la giurisdizione con riferimento al periodo anteriore al 30/6/1998 sebbene l’Università avesse emesso un provvedimento formale di diniego dell’applicazione dei benefici delle L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995 solo dopo il 2000, e, dunque, ben oltre il 1998 dovendosi pertanto fare riferimento,ai fini della giurisdizione, alla data di emissione del provvedimento lesivo del diritto del lavoratore. Il motivo è fondato e va accolto.

Ritiene il Collegio di richiamare il consolidato il principio secondo il quale in tema di pubblico impiego contrattualizzato, la sopravvivenza della giurisdizione del giudice amministrativo, regolata dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, costituisce, nelle intenzioni del legislatore, ipotesi assolutamente eccezionale, sicchè, per evitare il frazionamento della tutela giurisdizionale, quando il lavoratore deduce un inadempimento unitario dell’amministrazione, la protrazione della fattispecie oltre il discrimine temporale del 30 giugno 1998 radica la giurisdizione presso il giudice ordinario anche per il periodo anteriore a tale data, non essendo ammissibile che sul medesimo rapporto abbiano a pronunciarsi, due giudici diversi, con possibilità di differenti risposte ad una stessa istanza di giustizia (per tutte Cass. S.U. 1 marzo 2012 n. 3183, Cass. S.U. 19 aprile 2012 n. 6102, Cass. S.U. n 13 novembre 2012 n. 20726 e Cass. S.U. 26 marzo 2013 n 7524, e S.U. n 142/2013).

Nella fattispecie in esame la situazione di fatto cui si raccorda la pretesa dedotta in giudizio è rimasta nel tempo la medesima deducendo il ricorrente un inadempimento unitario dell’amministrazione a fronte dello svolgimento di mansioni che, secondo il R., erano idonee ad attribuirgli il superiore inquadramento. Lamenta infatti l’illegittimità del provvedimento della P.A. di diniego della progressione di carriera ex L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995 – complessa normativa intervenuta nell’attuazione nell’ambito delle amministrazioni universitarie, del sistema delle qualifiche funzionali di cui alla L. n. 312 del 1980 – effettuato con delibere che, comunque,continuavano a produrre i loro effetti anche dopo il giugno 1998 (cfr per una fattispecie analoga S.U. n 5075 del 26 gennaio 2016).

Il caso concreto presenta, dunque, la caratteristica, in relazione alla quale la giurisprudenza di queste Sezioni unite, ai sensi dell’art. 69 citato, ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario anche per il periodo anteriore al 30 giugno 1998.

3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia nullità della sentenza in ordine all’asserita genericità delle allegazioni e prove richieste (art. 360 c.p.c., n. 4). Rileva che l’amministrazione negli anni tra il 1980 ed il 1985,al fine di applicare le L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995, aveva provveduto agli inquadramenti dei dipendenti sulla base delle autodichiarazioni, non richiedendo la legge alcun obbligo di allegazione e prove, essendo demandato all’Amministrazione l’accertamento della congruità tra il profilo per il quale veniva presentata la domanda e l’organizzazione del lavoro ove il dipendente prestava servizio. Deduce che l’Amministrazione aveva sempre ritenuto sufficienti le autodichiarazione le quali non erano affatto generiche e assertive, come affermato dal giudice, e come desumibile dal capitolo delle premesse del ricorso, nonchè dalle autodichiarazioni sulle quali si sarebbe potuta effettuare l’istruttoria.

Il motivo è infondato.

Da un lato va rilevato che la censura di nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4 risulta del tutto erronea non essendo state denunciate violazione di norme di rito. In realtà, il ricorrente si duole di un errore di giudizio della Corte territoriale chiedendo a questa Corte un riesame della valutazione delle prove già svolta esaurientemente dai giudici di merito. Questi hanno sottolineato sia difetti dell’impianto allegatorio, sia la stessa omissione di un’adeguata capitolazione ” non rintracciabile nelle dichiarazioni di parte e/o dei superiori, richiamate in premessa mescolanti narrazioni e giudizi”.

4. L’accoglimento del secondo motivo attinente alla giurisdizione impone la cassazione della sentenza impugnata nella parte relativa al periodo anteriore al 30/6/1998. Si ravvisano, tuttavia, i presupposti per la decisione nel merito.

5. Deve rilevarsi, infatti,con riferimento a detto periodo ed ai più volte invocati benefici derivanti dall’applicazione delle L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995 – norme introdotte a seguito della riforma di cui alla L. n. 312 del 1980, attuativa del sistema delle qualifiche funzionali, ed alla possibilità di beneficiare dell’inquadramento per mansioni ai sensi della L. n. 312, art. 82 citata – che il ricorrente, dipendente dell’Università, era stato inquadrato a decorrere dal 16/1/1992 nella 6^ qualifica funzionale,profilo professionale di assistente amministrativo, area funzionale amministrativo contabile, a seguito del superamento di concorso pubblico indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione con D.R. 31/12/1990 per otto posti di assistente amministrativo; che,tuttavia, secondo quanto dallo stesso affermato, fin dal 1992 aveva svolto mansioni proprie della 7 qualifica come collaboratore amministrativo; che aveva richiesto all’amministrazione di essere incluso tra i beneficiari delle L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995 citate sulla base delle mansioni di fatto espletate, ricevendone tuttavia un diniego sul presupposto che ” era risultato vincitore di concorso bandito su carriere previste dal nuovo ordinamento” e che, invece, altri dipendenti, pur assunti su nuove carriere e con procedure concorsuali nuove, e dunque in posizione analoga alla sua, avevano ottenuto l’inquadramento superiore.

Al di là di un presunto trattamento ingiustificato nei suoi confronti,denuncia peraltro non basata sulla specifica indicazione delle posizioni di fatto e giuridiche dei dipendenti e delle mansioni da questi svolte che a dire del ricorrente avevano ricevuto un trattamento più favorevole (l’allegato A è peraltro solo un elenco senza specificazioni) e, comunque, circostanza non idonea a fondare il diritto del R. al superiore inquadramento in violazione delle norme,la pretesa del ricorrente non può trovare accoglimento.

6. Va premesso che la L. n. 63 del 1989 è intervenuta al fine di disciplinare le incongruenze verificatesi nell’applicazione della nuova normativa di cui alla L. n. 312 del 1980, in materia di inquadramento del personale tecnico amministrativo dell’Università attraverso le qualifiche funzionali.

La L. n. 312, art. 85 citata stabiliva l’inquadramento nelle nuove qualifiche funzionali di tutto il personale in servizio alla data dell’1.07.1979.

“Tuttavia, anche dopo l’entrata in vigore della cit. L. n. 312 del 1980, si formò una diffusa area di personale con inquadramenti funzionali non corrispondenti alle mansioni effettivamente esercitate riguardando tale situazione, in particolare, il personale assunto, ancorchè in base a concorsi banditi per la copertura di posti delle carriere preesistenti alla riforma, successivamente all’entrata in vigore della riforma medesima, e, dunque, per posti delle nuove qualifiche funzionali: personale che – ratione temporis- non poteva usufruire dell’inquadramento funzionale nei termini originariamente previsti dalla L. n. 312 del 1980” (cfr Consiglio di Stato n 621/2014). A tale situazione si pose rimedio con la L. n. 63 del 1989 e poi con la L. n. 236 del 1995.

La L. n. 63, art. 1 citata ha stabilito che “Il personale tecnico ed amministrativo di ruolo delle università, che, per essere stato assunto o inquadrato successivamente alla data del 1/7/79 su posti di ruolo delle carriere previste dal precedente ordinamento e secondo le relative procedure concorsuali….non abbia potuto beneficiare dell’inquadramento per mansioni ai sensi delle disposizioni di cui alla L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 85 è inquadrato nei profili professionali delle qualifiche funzionali delle rispettive aree funzionali secondo le modalità fissate dai commi 2, 3, 4 e 5”. I successivi commi hanno previsto poi che “Il predetto personale, può presentare domanda di inquadramento per il profilo professionale per il quale ritenga di avere titolo, sulla base del lavoro svolto, anche a prescindere dal possesso del titolo di studio richiesto per l’accesso a tale profilo,….”; che ” La congruenza tra il profilo per il quale è presentata la domanda e l’organizzazione del lavoro proprio della struttura presso la quale gli aventi titoli prestano servizio è demandata,rispettivamente, al consiglio di amministrazione dell’università “; che “Accertata la congruenza stessa, i candidati aventi titoli sono sottoposti ad una prova idoneativa, diretta ad accertare sia la formazione, sia la specifica esperienza lavorativa acquisita nella struttura presso cui gli stessi prestano servizio”; che “Il personale che abbia superato la prova idoneativa èinquadrato, con gli stessi criteri e modalità previsti dalle disposizioni contenute nella L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 88 nella qualifica funzionale e nel profilo professionale per il quale ha conseguito l’idoneità”.

Secondo quanto stabilito dalla L. n. 724 del 1994, art. 23, comma 13, la L. 21 febbraio 1989, n. 63, art. 1 andava interpretato nel senso che i benefici ivi previsti erano destinati esclusivamente al personale in servizio alla data di entrata in vigore della legge medesima.

Il D.L. n. 120 del 1995, art. 11 conv. in L. n. 236 del 1995 ha, poi, esteso l’applicabilità degli inquadramenti disposti ai sensi della L. n. 63 del 1989, art. 1 anche al personale assunto successivamente al 16/3/1989 ed ha stabilito che “Gli inquadramenti disposti ai sensi della L. 21 febbraio 1989, n. 63, art. 1 possono avere decorrenza giuridica ed economica dalla data di entrata in vigore della legge medesima ovvero dalla data del superamento del periodo di prova per il personale assunto anche successivamente alla predetta data purchè sulle carriere previste dall’ordinamento precedente alla L. 11 luglio 1980, n. 312, ed entro il 31 agosto 1992”.

L’esame delle disposizioni sopra citate consente di affermare che la valutazione del lavoro svolto, utile ai fini dell’ottenimento del beneficio della riqualificazione in relazione alle mansioni di fatto esercitate, richiedeva che l’interessato fosse stato assunto su posti di ruolo delle carriere del precedente ordinamento; la norma è rivolta, cioè, esclusivamente al personale assunto od inquadrato su posti di ruolo delle carriere previste dall’ordinamento e secondo le procedure concorsuali anteriori alla L. 11 luglio 1980, n. 312.

La ratio delle norme era quello di riconoscere il reinquadramento in base alle mansioni effettivamente svolte a vantaggio di coloro immessi in ruolo successivamente all’introduzione del nuovo ordinamento, ma attraverso concorsi strutturati sulle vecchie carriere.

Sotto tale profilo risulta l’infondatezza della pretesa del ricorrente atteso che egli era stato assunto all’esito del concorso, espletato secondo la normativa prevista dal D.M. 20 maggio 1983 per posti di organico individuati secondo qualifiche e profili professionali ai sensi del D.P.C.M. 24 settembre 1981, emanato in esecuzione della L. n. 312 del 1980, indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione per 8 posti di assistente amministrativo, 4^ qualifica funzionale, e cioè in base a profilo funzionale e qualifica professionale previsti dal nuovo ordinamento di cui alla L. n. 312 del 1980, mancando, quindi, il requisito dell’assunzione su posto di ruolo relativo al precedente ordinamento. Proprio perchè assunto con concorso bandito non per posti delle carriere del vecchio ordinamento, deve ritenersi non coinvolto dalle vicende che hanno interessato le categorie di personale contemplato dalla disciplina posta dalla L. n. 63 del 1989 e L. n. 236 del 1995.

Si è, infatti, precisato (cfr Consiglio di Stato n. 621/2014) che “a questa disciplina,….. risulta quindi estranea l’idea di assumere il criterio delle mansioni “effettivamente svolte” come principio da invocare per sanare ogni situazione di discrasia manifestatasi nell’impiego del personale universitario non docente tra livello d’impiego formalmente ricoperto ed attività nel concreto esercitata”. Si è, altresì, affermato che la normativa in esame non può essere considerata alla stregua di ” generalizzata sanatoria di tutte le possibili ipotesi di utilizzazione del personale universitario non docente in mansioni diverse da quelle proprie della qualifica di inquadramento”. Ne consegue che ciò che conta, ai fini dell’applicazione dei benefici invocati dal ricorrente, è che la persona interessata sia stata assunta mediante una formale procedura concorsuale con l’attribuzione di una qualifica pertinente alle vecchie carriere (direttiva, concetto, esecutiva) eliminate con L. n 312/1980 e sostituite dalle qualifiche funzionali e soprattutto che non abbia ancora usufruito dell’inquadramento per mansioni di fatto di cui alla L. n. 312 del 1980, art. 85 (cfr anche il parere del Consiglio di Stato n 1755/1997 richiamato dal ricorrente). Come si è detto difetta nella fattispecie il requisito del posto relativo alle vecchie carriere.

Alla luce delle considerazione di cui sopra il diniego opposto dall’amministrazione all’applicazione dei benefici di cui alle leggi citate non risulta, pertanto, posto in essere in violazione di dette disposizioni.

5. Quanto alla richiesta di riconoscimento della superiore qualifica in applicazione del beneficio della “preintesa” per l’applicazione del CCNL del comparto università 1998/2001, richiesta contenuta nelle conclusioni fin dal primo grado, va osservato che la Corte territoriale ha rilevato con riferimento al periodo successivo al 30/6/1998, che l’appellante non aveva chiarito minimamente per quale ragione ed in base a quale norma potesse essere attribuito al ricorrente il diritto vantato. Analoga considerazione può farsi in relazione al periodo ante 30/6/1998. Stante la genericità di detta richiesta, non ulteriormente specificata in corso di causa, anche tale parte della domanda non può trovare accoglimento.

6. Il rigetto della domanda di reinquadramento determina il conseguente rigetto delle domande di pagamento di differenze retributive e risarcitorie.

Sussistono giusti motivi per compensare le spese di causa avuto riguardo al consolidarsi dei principi in tema di giurisdizione nei rapporti di lavoro pubblico contrattualizzato in epoca successiva all’inizio del giudizio nonchè alla particolarità della fattispecie.

PQM

 

Accoglie il secondo motivo e dichiara la giurisdizione del giudice ordinario sul periodo anteriore al 30/6/1998; rigetta gli altri motivi;

cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e decidendo nel merito rigetta la domanda anche per il periodo anteriore al 30/6/1998; compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 11 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2017

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