Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14415 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14415 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: RUBINO LINA

ORDINANZA
sul ricorso 6293-2017 proposto da:
MANGANIELLO MARIO, elettivamente domiciliato in ROMA
piazza Cavour presso la Cancelleria della Corte di Cassazione,
rappresentato e difeso dall’avvocato PIERO EUGENIO
VIGHETTI;

– ricorrente contro
CONDOMINIO DI CORSO REGINA MARGHERITA n. 86
in Torino P.I.80170630018, in persona dell’Amministratore e
legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA DELLA GIULIANA n.44, presso lo studio
dell’avvocato MARCO DE FAZI, che lo rappresenta e difende
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7.

unitamente all’avvocato STEFANO COMMODO;

Data pubblicazione: 05/06/2018

- controri corrente contro
PINTO FIORENTINA;

– intimata –

TORINO, depositata il 03/08/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 07/03/2018 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO.

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA
DECISIONE
Manganiello Mario propone tre motivi di ricorso per
cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Torino n.
1372 del 2016, depositata il 3.8.2016, nei confronti del
Condominio di Corso Regina Margherita n. 86 in Torino, che
resiste con controricorso, e di Pinto Fiorentina, intimata, che non
ha svolto attività difensiva in questa sede.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio,
in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 cod. proc. civ., su
proposta del relatore, in quanto ritenuto inammissibile.
Il Collegio, all’esito della camera di consiglio, ritiene di
condividere la soluzione proposta dal relatore.
Questa la vicenda, per quanto qui ancora interessa :
il Manganiello proponeva opposizione ex art. 615 c.p.c. contro
il pignoramento immobiliare promosso nei suoi confronti dal
Condominio, al solo scopo di sollevare la questione di legittimità
costituzionale dell’art. 76 del d.P.R. n. 602 del 1973 (come
Ric. 2017 n. 06293 sez. M3 – ud. 07-03-2018
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avverso la sentenza n. 1372/2016 della CORTE D’APPELLO di

novellato dall’art. 52 della legge n. 98 del 2013), per l’evidente
disparità tra i crediti dello Stato e di enti pubblici azionati in via
esecutiva per la procedura esattoriale e i crediti vantati da persone
fisiche o giuridiche, per i quali, anche a fronte di un credito di

confronti, era consentito al creditore promuovere l’azione
esecutiva immobiliare.
La sentenza di appello confermava il rigetto della opposizione,
ritenendo la manifesta infondatezza della questione di legittimità
ed evidenziando anche la mancanza di rilevanza, altresì, della
dedotta questione, non avendo mai il Manganiello allegato di
abitare nell’immobile oggetto di procedura esecutiva, presupposto
per la sottrazione dello stesso al pignoramento ai sensi dell’art. 76
del d.P.R. n. 602 del 1973.
Con il primo motivo,

il ricorrente deduce l’omessa,

insufficiente e contradditoria motivazione sul punto della dedotta
mancata disamina della questione di legittimità costituzionale e
della sproporzione tra il credito azionato e il valore del bene
assoggettato all’esecuzione.
Il motivo è inammissibile perché fa riferimento ad una nozione
di vizio di motivazione non più vigente al momento della
proposizione del ricorso/ oltre che totalmente infondato perché la
questione è stata esaminata e ritenuta infondata come illustrato in
motivazione.

Ric. 2017 n. 06293 sez. M3 – ud. 07-03-2018
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modestissimo ammontare come quello azionato nei suoi

Con il secondo motivo, il ricorrente deduce l’errore nella
sentenza di appello, laddove non ha rilevato l’indebita sostituzione
del giudice dell’esecuzione nell’ambito della procedura esecutiva.
La questione, dedotta già in appello, al di là della sua palese

cui all’art. 276 c.p.c., opera limitatamente alla fase deliberativa,
nel senso che impone che la decisione sia adottata dai giudici che
hanno assistito alla discussione, i quali non devono essere
necessariamente gli stessi davanti ai quali la causa sia stata trattata
nel corso di tutto il giudizio (Cass. n. 22238 del 2017), è stata in
quella sede già ritenuta inammissibile perché proposta per la prima
volta in appello. Non può che richiamarsi quella valutazione.
Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta l’eccessività della
condanna alle spese e la condanna ex art. 96 c.p.c.
Sull’art. 96 c.p.c. è sufficiente richiamare la motivazione del
giudice di appello che ha fatto corretto uso del proprio potere peraltro discrezionale – non con intento vessatorio sul
Manganiello, ma partendo dalla considerazione della incontestata
condizione di debitore di questi, della mancanza di ogni offerta
per eliminare il proprio stato di debitore e del riferimento
esclusivo della opposizione non a qualche irregolarità della
procedura esecutiva o a una qualche contestazione della propria
condizione di debitore, ma soltanto dalla reiterata, e
reiteratamente ripetuta, questione di legittimità costituzionale
dell’art. 76, quindi sulla base della ingiustificata e meramente

Ric. 2017 n. 06293 sez. M3 – ud. 07-03-2018
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i–

infondatezza perché il principio della immutabilità del giudice di

dilatoria moltiplicazione di iniziative giudiziarie palesemente
inconsistenti.
Quanto al valore della causa ai fini della liquidazione delle spese
di lite, può considerarsi indeterminato tenendo conto del fatto

esecuzione – circa 1500 euro – ed era volta ad ottenere la
declaratoria di “nullità dello stesso procedimento di primo grado
nonché del provvedimento negativo riguardo all’istanza di
sospensione del dott. Sburlati”.
Il ricorso va pertanto rigettato.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al
dispositivo.
Il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30
gennaio 2013, e il ricorrente risulta soccombente, pertanto egli è
gravato dall’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale,
a norma del comma 1 bis dell’ art. 13, comma 1 quater del d.P.R.
n. 115 del 2002.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Pone a carico del ricorrente le spese di
giudizio sostenute dalla parte controricorrente, che liquida in
complessivi euro 2000,00 oltre 200,00 per esborsi, oltre contributo
spese generali ed accessori.
Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte
del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Ric. 2017 n. 06293 sez. M3 – ud. 07-03-2018
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che la domanda prescindeva dall’importo del credito messo in

Così deciso nella camera di consiglio della Corte di cassazione il 7
marzo 2018.

Il Presidente

dott.ssa Adelaide Amendola

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