Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14409 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14409 Anno 2018
Presidente: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI
Relatore: CRISCUOLO MAURO

ORDINANZA
sul ricorso 5654-2017 proposto da:
MHT SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F
CQNFALONIERI 5, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI,
che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
GIUSEPPE CAPPIOTTI giusta procura in calce al ricorso;
– ricorrente contro
NASCOR SRL, domiciliata in ROMA presso la Cancelleria della
Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato
PIERFRANCESCO AMOROSO D’ARAGONA ed ALBERTO LUPPI
giusta procura in calce al controricorso;
– con troricorrente avverso la sentenza n. 1825/2016 della CORTE D’APPELLO di
VENEZIA, depositata il 16/08/2016;

Data pubblicazione: 05/06/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
del 10/05/2018 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;
MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE
La MHT S.p.A. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di
Verona la Tattile S.r.l., poi divenuta Nascor S.r.I., esponendo

realizzazione di un dispositivo portatile in grado di rilevare
l’esatta tonalità e colore nel settore medicale, lamentando il
grave inadempimento della convenuta, chiedendo la risoluzione
del contratto, oltre al risarcimento dei danni.
Nella resistenza della convenuta, la quale oltre ad eccepire
l’incompetenza per territorio del giudice adito (eccezione
questa disattesa dai giudici di merito, senza che sia stata
successivamente riproposta in questa sede), chiedeva in via
riconvenzionale di accertare l’avvenuto recesso della società
attrice dal contratto.
Il Tribunale adito con la sentenza n. 3052 del 2008,
ritenuto che le parti a far data dalla fine del 2003 avevano di
fatto considerato non più vincolante il contratto, dava atto
dell’avvenuta risoluzione dello stesso per comportamento
concludente, condannando la convenuta alla sola restituzione
delle somme ricevute a titolo di acconto.
A seguito di appello principale della società attrice e di
appello incidentale della società convenuta, la Corte d’Appello
di Venezia con la sentenza n. 1825 del 16 agosto 2016
rigettava entrambi i gravami, confermando pertanto la
decisione di prime cure.
A tal fine osservava, in relazione alle doglianze mosse da
entrambe le parti in merito alla decisione del Tribunale di
reputare risolto il contratto, che in realtà i giudici di prime cure
avevano preso atto della volontà dei contraenti, come

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che aveva commissionato alla convenuta la progettazione e

manifestata in giudizio, di non mantenere in vita il contratto,
essendo quindi venuto meno l’originario incontro di volontà.
Richiamava quindi alcuni precedenti di legittimità che
avevano reputato che in presenza di reciproche domande di
risoluzione, ben può il giudice dichiarare sciolto il contratto, in

comune di pervenire allo scioglimento del vincolo, consente di
ravvisare un mutuo dissenso.
In

relazione

alla

diversa

doglianza

della

società

committente, che lamentava la mancata statuizione in ordine
all’inadempimento della controparte, la sentenza osservava che
il ritardo nell’esecuzione del contratto era inizialmente derivato
dal fatto che si era in attesa della fornitura di un componente
(Veom) necessario al fine della realizzazione del macchinario, e
che la decisione di attendere tale fornitura da parte del terzo
produttore era frutto di una scelta concordata delle parti.
In merito al diverso motivo di appello principale con il quale
si contestava la correttezza dell’individuazione di un diritto di
recesso in favore della MHT, la sentenza di appello rilevava che
in realtà il Tribunale non aveva affatto ravvisato l’esistenza di
una clausola attributiva del diritto di recesso, ma aveva
semplicemente riportato le deduzioni della convenuta,
dovendosi effettivamente concordare con il Tribunale circa
l’impossibilità di ravvisare una facoltà siffatta nella pattuizione
concernente le “modalità d’ordine”.
Quanto al quarto motivo dell’appello principale, con il quale
ci si doleva del mancato riconoscimento dei danni, ad avviso
della sentenza gravata la censura perdeva rilievo a fronte della
conferma dell’avvenuta risoluzione del contratto per mutuo
dissenso.

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quanto pur non configurandosi un mutuo consenso, l’intento

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la MHT
S.p.A. sulla base di due motivi.
La Nascor S.r.l. resiste con controricorso.
Il primo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione
degli artt. 99 e 112 c.p.c. per avere la Corte d’Appello, in
difformità dalle richieste di entrambe le parti, dichiarato

l’intervenuta risoluzione del contratto per mutuo dissenso,
anziché risolvere il contratto per inadempimento della
convenuta.
Si evidenzia che la domanda introduttiva era appunto
mirata ad ottenere una pronuncia costitutiva di risoluzione per
inadempimento della controparte ex art. 1453 c.c., e che la
convenuta nelle sue difese si era opposta all’accoglimento della
domanda attorea, sostenendo al contrario che in realtà il
contratto era venuto meno a seguito dell’esercizio di un diritto
di recesso da parte dell’attrice. La sentenza di primo grado
aveva però del tutto omesso di pronunciarsi sulla domanda di
risoluzione, ravvisando un’ipotesi di scioglimento del vincolo
contrattuale per comportamento concludente delle parti.
Tale capo era stato oggetto di appello principale
lamentandosi la non corrispondenza tra quanto chiesto e
quanto pronunciato, laddove la stessa convenuta aveva
insistito per il rigetto della domanda attorea e delle
conseguenti richieste restitutorie e risarcitorie.
La soluzione dei giudici di appello di conferma della
statuizione del Tribunale si pone quindi a sua volta in contrasto
con il disposto dell’art. 112 c.p.c.
Il motivo è fondato.
La costante giurisprudenza di questa Corte a far data
dall’intervento delle Sezioni Unite con la sentenza n. 329/1983,
è nel senso che il giudice, adito con contrapposte domande di

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risoluzione per inadempimento del medesimo contratto, può
accogliere l’una e rigettare l’altra, ma non anche respingere
entrambe e dichiarare l’intervenuta risoluzione consensuale del
rapporto, implicando ciò una violazione del principio della
corrispondenza fra il chiesto ed il pronunciato, mediante una

perseguita dalle parti.
Successivamente il principio è stato ribadito, ed anche di
recente si è riaffermato (cfr. Cass. n. 2984/2016) che in
presenza di contrapposte domande di risoluzione per
inadempimento del medesimo contratto, il giudice può
accogliere l’una e rigettare l’altra, ma non anche respingere
entrambe e dichiarare l’intervenuta risoluzione consensuale del
rapporto, implicando ciò una violazione del principio della
corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, mediante una
regolamentazione del rapporto stesso difforme da quella
perseguita dalle parti (conf. Cass. n. 4493/2014, anche con
riferimento alla domanda di risoluzione proposta da una sola
delle parti, nonché Cass. n. 4600/1983, a mente della quale la
volontà negoziale diretta allo scioglimento di un contratto per
mutuo consenso non può essere desunta dal comportamento di
chi, pur senza chiedere in via riconvenzionale l’adempimento
del contratto o la sua risoluzione per colpa dell’attore, si
opponga alla domanda di risoluzione per inadempimento
proposta nei suoi confronti, e neppure di chi non si costituisca
in giudizio per contrastare attivamente la domanda avversaria,
poiché anche in quest’ultimo caso il giudice dovrà verificare se
sussistano in concreto le condizioni dell’azione fatta valere
dall’attore, e se queste manchino, dovrà limitarsi a respingere
la domanda di risoluzione del contratto).

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regolamentazione del rapporto stesso difforme da quella

Nel caso di specie, la società convenuta si era costituita
opponendosi alla domanda di risoluzione, senza contrapporre
una propria domanda di analogo contenuto, ma sostenendo
che fosse intervenuto il recesso della controparte.
Ne discende ad avviso del Collegio che il Tribunale, prima,

domanda di risoluzione avanzata dall’attrice, eventualmente
pervenendo al suo rigetto o all’accoglimento, ma non
avrebbero invece potuto, come accaduto, dichiarare la
risoluzione del contratto per mutuo dissenso.
In tal senso si ritiene di dover dare continuità
all’orientamento di cui sono espressione i precedenti richiamati,
non potendosi invece condividere quanto affermato da Cass. n.
26907/2014, invece citata dai giudici di appello.
Infatti, trattasi di pronuncia che, oltre a contrastare con
quanto autorevolmente affermato dalle Sezioni Unite, trova la
sua giustificazione nella diversa sentenza n. 16317/2011, che
però addiveniva all’accertamento della avvenuta risoluzione del
contratto in presenza di contrapposte richieste di recesso dei
due contraenti.
Deve quindi ritenersi che la mera proposizione di
reciproche domande di risoluzione per inadempimento ovvero
la domanda di risoluzione avanzata da una parte e contrastata
dall’altra, anche laddove quest’ultima deduca che la prima
abbia receduto dal contratto, non esoneri il giudice dal
pronunziare sulle domande proposte, potendosi al più
addivenire ad un accertamento di scioglimento del vincolo solo
nel caso in cui ravvisi l’infondatezza delle reciproche domande
di risoluzione (cfr. Cass. n. 767/2016; Cass. n. 10389/2005;
Cass. n. 15167/2000).

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e la Corte d’Appello, poi, avrebbero dovuto esaminare la

La sentenza impugnata deve quindi essere cassata, con
rinvio per nuovo esame ad altra Sezione della Corte d’Appello
di Venezia che si atterrà al seguente principio di diritto: “In
presenza di una domanda giudiziale di risoluzione per
inadempimento, non è possibile ravvisare una volontà diretta

comportamento del convenuto che, pur senza chiedere in via
riconvenzionale l’adempimento del contratto o la sua
risoluzione per colpa dell’attore, si opponga alla domanda di
risoluzione per inadempimento proposta nei suoi confronti,
assumendo che sia intervenuto il recesso della controparte,
essendo quindi necessario per il giudice adito pronunciarsi sulla
domanda di risoluzione”.
Del pari fondato risulta il secondo motivo di ricorso con il
quale si lamenta l’omessa disamina di un fatto decisivo per il
giudizio, rappresentato dalla contestazione formale
dell’inadempimento operata dall’attrice nei confronti della
convenuta, nonché la violazione dell’art. 1453 c.c.
La censura investe il capo della sentenza d’appello che ha
ritenuto che non vi fosse inadempimento della Nascor in ordine
al mancato completamento della prima fase del contratto
denominata come A).
Si rileva che dagli atti di causa emergeva come la
convenuta non avesse portato a termine tale prima fase, ma
che, ad avviso dei giudici di merito, ciò non implicava
responsabilità in quanto era stata la stessa committente ad
accettare un ritardo nella sua esecuzione in attesa della
fornitura da parte della società produttrice statunitense di un
componente necessario per la realizzazione dei prototipi.
Ad avviso del Collegio il motivo appare fondato quanto alla
dedotta violazione dell’art. 1453 c.c.

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allo scioglimento di un contratto per mutuo consenso nel

Ed, infatti, pur a fronte di un termine da reputarsi non
essenziale per l’adempimento delle obbligazioni poste a carico
della controricorrente, l’iniziale tolleranza della committente
non vale di per sé a determinare un assoluto esonero da
responsabilità per l’eventuale protrarsi del ritardo una volta

Anche a voler ritenere sulla scorta dell’istruttoria svolta (ed
in particolare alla luce delle risultanze della deposizione del
teste Gobetti, richiamata nella motivazione della sentenza
gravata) che fosse stata concordata una deroga al termine
iniziale in attesa dell’arrivo del componente VEOM, ciò non
consentiva di ritenere che tale iniziale accordo fosse idoneo ad
esentare da responsabilità la convenuta anche per il ritardo
protrattosi oltre il tempo concordato, dovendosi a tal fine far
richiamo alla giurisprudenza di questa Corte in base alla quale
(cfr. ex multis Cass. n. 22346/2014; Cass. n. 1773/2001;
Cass. n. 7083/2006) una protratta tolleranza del ritardo della
controparte costituisce solo uno degli elementi da valutare ai
fini dell’accertamento della gravità dell’inadempimento,
potendo se del caso concorrere ad attenuarne l’intensità, ma
non potendo di per sé escludere la ricorrenza
dell’inadempimento ove protrattosi oltre la tolleranza del
creditore.
In tale ottica si è altresì precisato che (cfr. Cass. n.
4314/2016) l’inosservanza di un termine non essenziale
previsto dalle parti per l’esecuzione di un’obbligazione, pur
impedendo, in mancanza di una diffida ad adempiere, la
risoluzione di diritto ai sensi dell’art. 1457 c.c., non esclude la
risolubilità del contratto, a norma dell’art. 1453 c.c., se si
traduce in un inadempimento di non scarsa importanza, ossia
se il ritardo superi ogni ragionevole limite di tolleranza,

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esaurito il periodo di tolleranza accordato dalla controparte.

occorrendo avere riguardo all’oggetto ed alla natura del
contratto, al comportamento complessivo delle parti, anche
posteriore alla conclusione del contratto, ed al persistente
interesse dell’altro contraente alla prestazione dopo un certo
tempo ( conf. Cass. n. 10127/2006).

erroneamente omesso la disamina della domanda di
risoluzione, nell’ambito della quale andava quindi valutata la
persistenza dell’interesse all’adempimento della ricorrente e
l’incidenza sulla valutazione della gravità dell’iniziale tolleranza,
ha altrettanto erroneamente considerato, e sebbene ai soli fini
della valutazione dell’inadempimento in chiave solo risarcitoria
(così deve reputarsi, in assenza di una valutazione di
assorbimento del secondo motivo dell’appello principale, pur
avendo la Corte distrettuale confermato la risoluzione del
contratto per mutuo dissenso), solo l’iniziale tolleranza del
creditore, senza però riscontrare se il ritardo si fosse protratto
anche oltre il ragionevole limite della tolleranza.
La sentenza deve pertanto essere cassata anche in
relazione a tale motivo, dovendo il giudice del rinvio procedere
a tale accertamento, nell’ambito dell’esame della domanda di
risoluzione per inadempimento proposta dalla ricorrente, quale
effetto dell’accoglimento del primo motivo di ricorso sulla base
del seguente principio di diritto:” In materia di inadempimento
contrattuale, anche in presenza di un termine non essenziale, il
mancato adempimento del debitore entro il termine pattuito, e
nonostante un’iniziale tolleranza da parte del creditore, non
preclude la valutazione di gravità dell’inadempimento, ove lo
stesso si sia protratto oltre un ragionevole tempo, avuto
riguardo al persistente interesse della parte creditrice
all’adempimento “.

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Nel caso in esame, la sentenza impugnata, oltre ad avere

Il giudice del rinvio che si designa in una diversa sezione
della Corte d’Appello di Venezia, provvederà anche sulle spese
del presente giudizio.
PQM
Accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio ad

anche sulle spese del presente giudizio
Così deciso nella camera di consiglio del 10 maggio 2018

altra sezione della Corte d’Appello di Venezia che provvederà

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