Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14404 del 25/05/2021

Cassazione civile sez. III, 25/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 25/05/2021), n.14404

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36069/2019 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in Napoli, via Porzio, presso

l’avv. CLEMENTINA DI ROSA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2919/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 28/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/01/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

1.- Il ricorrente S.A. è cittadino pakistano, ed ha raccontato di essere fuggito dal suo paese di origine per ragioni di natura economica, in quanto una inondazione ha reso del tutto inservibile il terreno che costituiva per lui l’unica fonte di sostentamento. Ha anche esposto che la situazione socio-politica del Pakistan gli impediva di riprendere una diversa attività lavorativa.

2.- La Corte di appello, con la decisione qui impugnata, non ha contestato la credibilità del racconto, ma ha comunque evidenziato le ragioni economiche della migrazione e di conseguenza ha escluso la protezione sussidiaria di cui della L. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), ma anche quella della lett. c) per via della ritenuta inesistenza di un conflitto armato generalizzato in Pakistan. Quanto alla protezione umanitaria ha escluso che siano emerse situazioni di vulnerabilità.

Il ricorrente propone quattro motivi di ricorso. Non v’è controricorso del Ministero.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

3.- Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione della L. n. 251 del 2007, artt. 3, 4, 5, 6, 7, 8.

Il ricorrente espone, intanto, le regole astratte in tema di status di rifugiato (pp. 7-10), per poi passare ad una altrettanto astratta descrizione della situazione dei diritti umani in Pakistan (pp. 11-24).

Alla fine della esposizione, asserisce che “appaiono evidenti i vizi della sentenza in oggetto del presente giudizio di legittimità e la palese violazione della normativa di riferimento” (p. 25).

Il motivo è inammissibile.

Non contiene una censura vera e propria; non contesta la ratio della decisione impugnata che è quella di ritenere lo straniero un migrante economico, rispetto a cui non rilevano situazioni di persecuzione religiosa o politica o sociale.

Il motivo contiene solo una illustrazione, in astratto, di reports sul Pakistan, senza però dire se e come, nel caso concreto, siano stati violati i diritti del ricorrente.

4.- Il secondo motivo denuncia violazione della L. n. 286 del 1998, art. 5.

Anche questo motivo costituisce una sintetica esposizione delle regole in tema di protezione umanitaria; non contesta la ratio della decisione impugnata (secondo cui non erano emerse situazioni di vulnerabilità) e si limita all’apodittica affermazione che le situazioni di vulnerabilità invocate, ma senza dire nello specifico quali (p. 27) sono state disattese.

5.- il terzo motivo denuncia violazione della L. n. 256 del 2008, art. 8.

Il ricorrente lamenta il mancato ricorso ai poteri officiosi al fine di valutare la situazione di conflitto armato in Pakistan e soprattutto contesta alla corte di avere trascurato le COI, almeno in una versione aggiornata.

Il motivo è infondato.

La conclusione che la corte di merito trae circa l’inesistenza di un conflitto armato generalizzato in Pakistan è basata su un rapporto di Amnesty International del 2017 oltre che da in formazione del Ministero esteri.

6.- Il quarto motivo denuncia omesso esame di un fatto controverso e decisivo.

Secondo il ricorrente, la corte ha del tutto omesso l’esame della situazione soggettiva oltre che di quella del paese di origine, evitando la comparazione imposta dalla legge ai fini della concessione del permesso per ragioni umanitarie.

Il motivo è fondato.

La decisione impugnata, in due righe, liquida la questione della protezione umanitaria. Nel valutare il diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari, il giudice di merito deve tenere in considerazione sia la situazione soggettiva del richiedente, che sostanzialmente si concretizza nel livello di integrazione raggiunto in Italia, e dunque nell’acquisizione di un livello di vita privata (come definibile ai sensi dell’art. 8 CEDU) meritevole di tutela; sia nella considerazione della situazione del paese di origine, onde valutare se il rimpatrio espone lo straniero a violazioni di diritti fondamentali.

Questo secondo accertamento prescinde dalle allegazioni del ricorrente, ed anche di quelle che costui potrebbe fornire in ordine alla sua integrazione in Italia, poichè riguarda un presupposto autonomo della protezione umanitaria, ossia il pericolo di violazione di diritti fondamentali, che è accettabile d’ufficio.

Il ricorso va accolto in questi termini.

P.Q.M.

La Corte accoglie il quarto motivo, rigetta gli altri. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2021

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