Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14404 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 14404 Anno 2018
Presidente: MANNA ANTONIO
Relatore: MARCHESE GABRIELLA

ORDINANZA

sul ricorso 26496 2013 proposto da:

MINISTERO LAVORO

POLITICHE SOCIALI

C.F.

80224030587,

in permona del Ministro pro tempore, domiciliato

In

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA
GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende
ope legis;
– ricorrente contro
2018
1325

RUSSO GIOVANNI, in proprio e nella qualità di
Presidente del Consiglio di amministrazione e legale
rappresentante della BELLEVUE S.P.A., elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA OFANTO 18, presso lo studio
dell’avvocato PIETRO SCIUME’, rappresentato e difeso

Data pubblicazione: 05/06/2018

dall’avvocato MARIO ATTANASIO giusta delega in atti;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1918/2013 della CORTE
D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 14/05/2013 R.G.N.

//

449/2011.

PROC.nr . 26496/2013

FATTO
RILEVATO CHE:
con sentenza del 30.4.2013-14.5.2013 ( nr. 1918 del 20139), la Corte
di appello di Napoli, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Torre
Annunziata, sezione distaccata di Sorrento (nr. 189 del 2010), annullava
l’ordinanza ingiunzione nr. 2951 del 2007 (notificata 1’8.7.2007) con la

sanzione amministrativa di euro 10.000,00 ( oltre accessori) a Giovanni
Russo in proprio e quale legale rappresentante della società Bellevue spa;
per quanto di rilievo in questa sede, la Corte territoriale osservava che
era stata fornita la prova della tempestiva comunicazione al Centro
Provinciale del Lavoro degli elenchi dei lavoratori assunti, ai sensi dell’art. 9
bis del DL nr. 510 del 1996, come modificato dall’art. 1, co 1108, della
legge nr. 296 del 2006, avendo la società BELLEVUE S.p.A., a dimostrazione
dell’esatto adempimento dell’obbligo, prodotto in originale, fin dal giudizio di
primo grado, due ricevute, mod 22 R, attestanti l’accettazione, da parte
dell’Ufficio Postale di Sorrento 40/116, in data 20 settembre 2004, di due
raccomandate (nr. 11886371263-1 e nr. 11886371267-6);
in particolare, la Corte di appello osservava che, benché le due ricevute
non contenessero, in sé, la prova della loro pertinenza alle comunicazioni
per cui era causa, la stessa dovesse evincersi, in via presuntiva, alla stregua
delle seguenti circostanze: 1. la data di spedizione, coerente e compatibile
con quella in cui la comunicazione doveva avvenire; 2. il contegno
dell’amministrazione che neppure produceva, come sarebbe stíato agevole,
essendone in possesso, l’intero dossier riguardante la società BELLEVUE e
completo della documentazione afferente alle comunicazioni, onde
dimostrare la eccepita tardività;
per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso il Ministero del
Lavoro e delle Politiche Sociali affidato ad un unico motivo (con cui -ai sensi
dell’art. 360 nr. 3 cod. proc.civ.- deduce violazione e falsa applicazione
dell’art. 2697 cod. civ., dell’art. 115 cod.proc.civ. nonché dell’art. 9 bis,
comma 2, della legge nr. 608 del 1996);

3

quale la Direzione Provinciale del Lavoro di Napoli aveva irrogato la

PROC.nr . 26496/2013

ha resistito, con controricorso, GIOVANNI RUSSO, in proprio e quale
rappresentante legale della società BELLEVUE S.p.A., eccependo in via
preliminare l’inammissibilità del ricorso, perché intempestivo;

DIRITTO
CONSIDERATO CHE:

termine di giorni sessanta, previsto dall’art. 325 cod. proc. civ. ed
applicabile alla fattispecie ( peraltro insensibile alla sospensione feriale ai
sensi degli art. 1 e 3 I. 7 ottobre 1969 n. 742);
dall’esame degli atti processuali, consentito dalla natura della
questione, emerge che la sentenza della Corte di appello, oggetto di
scrutinio, venne notificata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in
data 28.6.2013, presso l’ Avvocatura distrettuale dello Stato, con sede in
Napoli, alla via Diaz nr. 11 (a mani dell’impiegato Gennaro De Rosa)
mentre il ricorso in cassazione è stato notificato il 14.11.2013;
il ricorso va dunque dichiarato inammissibile e la parte

ricorrente

condannata al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del
giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo;
non può trovare applicazione nei confronti dell’Amministrazione dello
Stato, pur soccombente, il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma
1 quater, atteso che questa, mediante il meccanismo della prenotazione a
debito, è esentata dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul
processo (cfr. Cass. nr. 1778/2016);

PQM

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente
al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in euro
2.500,00 per compensi professionali, oltre euro 200,00 per esborsi, spese
generali nella misura del 15% ed accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. nr. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto
della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del

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il ricorso è inammissibile, per tardività, in quanto proposto oltre il

PROC.nr . 26496/2013

ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerate, il 28 marzo 2018.

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