Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14400 del 05/06/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 14400 Anno 2018
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: RIVERSO ROBERTO

SENTENZA

sul ricorso 17173-2016 proposto da:
BONINSEGNI ROBERTO, elettivamente domiciliato in
ROMA,

presso

CASSAZIONE,

la

CANCELLERIA

DELLA CORTE

DI

rappresentato e difeso dall’avvocato

MARIATERESA GRIMALDI; giusta procura in atti;
– ricorrente

contro

2018

ISTITUTO NAZIONALE

918
SOCIALE,

DELLA

PR7V -MENZA

in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliato

in ROMA,

BECCARIA

l’Avvocatura

29,

presso

VIA CESARE
Centrale

Data pubblicazione: 05/06/2018

dell’Istituto stesso, rappresentato e difeso dagli
avvocati MAURO RICCI, EMANUELA CAPANNOLO e CLEMENTINA
PULLI, giusta procura in atti;
– resistente con procura –

per revocazione dell’ordinanza n. 2254/2016 della

r.g. n. 27500/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 28/02/2018 dal Consigliere Dott. ROBERTO
RIVERSO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PAOLA MASTROBERARDINO, che ha concluso
per l’accoglimento del ricorso;
udito l’Avvocato Emanuela Capannolo.

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, depositata il 4/02/2016,

R.G. 17173/2016

FATTI DI CAUSA
La Corte di Cassazione, sez. VI, con sentenza n. 2254/2016,
pronunciando in camera di consiglio, dichiarava l’inammissibilità del
ricorso proposto da Boninsegni Roberto avverso la sentenza della Corte

domanda avente ad oggetto il riconoscimento del diritto alla pensione di
inabilità dalla data della revoca, con conseguente accertamento della
insussistenza dell’indebito. Quanto al regime delle spese la Corte di
Cassazione nella suindicata sentenza disponeva la condanna del ricorrente
al pagamento in favore dell’Inps nella misura liquidata in dispositivo
affermando che non sussistessero le condizioni previste dall’articolo 152
disp. att. c.p.c. per poter disporre l’esenzione dalla condanna al
pagamento del soccombente.
Contro la sentenza ha proposto ricorso per revocazione ex articolo 391 bis
c.p.c. Boninsegni Roberto. L’Inps ha depositato procura.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1.- Con l’unico motivo il ricorso denuncia, in relazione all’articolo 395 n. 4
c.p.c., l’errore di fatto della sentenza risultante dagli atti e documenti di
causa e fondante la condanna alle spese pronunziata dalla Corte di
Cassazione sul presupposto erroneo della inesistenza della dichiarazione
sostitutiva di responsabilità reddituale di cui all’articolo 152 disp. att.
c.p.c.
2.- Va premesso che, come già ritenuto da questa Corte (Cass., Sez. V,
17/06/2011, n. 13299), l’avvenuta fissazione della trattazione di un
ricorso per revocazione in udienza pubblica – anziché, come prescritto
dall’art. 391 bis cod. proc. civ., in camera di consiglio – è pienamente
legittima, in quanto non determina alcun pregiudizio ai diritti di azione e
difesa delle parti, considerato che l’udienza pubblica rappresenta, anche
nel procedimento davanti alla Corte di cassazione, lo strumento di
massima garanzia di tali diritti, consentendo ai titolari di questi di esporre
compiutamente i propri assunti.
Inoltre in tale evenienza, ove il ricorso sia ritenuto ammissibile e fondato,
non occorre il rinvio all’udienza pubblica per la fase rescissoria potendo la

d’Appello di Firenze n. 548/2013 che aveva confermato il rigetto della

R.G. 17173/2016

Corte, nella stessa udienza pubblica, decidere il ricorso per revocazione ed
eventualmente, in caso di suo accoglimento, anche il ricorso in
precedenza deciso con la pronuncia oggetto di revocazione.
3.- Nel merito il ricorso per revocazione merita accoglimento.
L’affermazione dell’impugnata sentenza di questa Corte, secondo cui le
spese di lite, liquidate come in dispositivo seguono la soccombenza, non
sussistendo le condizioni previste dall’art. 152 disp. att. c.p.c. nel testo

frutto di errore di fatto che rende la sentenza suscettibile di revocazione
ex art. 391 bis c.p.c.
Di questo mezzo di impugnazione risultano presenti tutti i requisiti in
quanto l’errore di fatto idoneo a legittimare la revocazione non soltanto
deve essere la conseguenza di una falsa percezione di ciò che emerge
direttamente dagli atti, concretatasi in una svista materiale o in un errore
di percezione, ma deve anche avere carattere decisivo, nel senso di
costituire il motivo essenziale e determinante della pronuncia impugnata
per revocazione.
4. Nel caso in esame l’errore di fatto della sentenza impugnata attiene alla
supposizione di inesistenza di un fatto (va a dire l’assenza della
dichiarazione reddituale) la cui verità era invece positivamente stabilita, in
quanto il Boninsegni, nelle conclusioni del ricorso in appello ed in
cassazione, e nelle richiamate ed allegate attestazioni, dichiarava un
reddito inferiore alla soglia limite per ottenere l’esenzione dal pagamento
ex art. 152 c.p.c. Esiste inoltre il presupposto della decisività dell’errore e
quello che il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza
ebbe a pronunciare.
In tali termini, cfr. Cass. sentenza n. 22171 del 29/10/2010 secondo la
quale “L’istanza di revocazione di una sentenza della Corte di cassazione,
proponibile ai sensi dell’art. 391 cod. proc. civ., implica, ai fini della sua
ammissibilità, un errore di fatto riconducibile all’art. 395, primo comma,
n. 4, cod. proc. civ. e che consiste in un errore di percezione, o in una
mera svista materiale, che abbia indotto il giudice a supporre l’esistenza
(o l’inesistenza) di un fatto decisivo, che risulti, invece, in modo
incontestabile escluso (o accertato) in base agli atti e ai documenti di
causa, sempre che tale fatto non abbia costituito oggetto di un punto
2

applicabile ratione temporis per l’esonero dal pagamento delle spese, è

R.G. 17173/2016

controverso su cui il giudice si sia pronunciato. L’errore in questione
presuppone, quindi, il contrasto fra due diverse rappresentazioni dello
stesso fatto, delle quali una emerge dalla sentenza, l’altra dagli atti e
documenti processuali, sempreché la realtà desumibile dalla sentenza sia
frutto di supposizione e non di giudizio”).
5.-

La precedente sentenza, oggetto di questo ricorso, deve essere

revocata in relazione al regime delle spese e questo va regolato

il rigetto del ricorso del Boninsegni non comporta condanna alle spese
processuali sussistendo le condizioni ex art. 152 c.p.c. Nulla è quindi
dovuto all’INPS per spese processuali.
6.-

Le spese di questo giudizio di legittimità seguono invece la

soccombenza come in dispositivo. Considerato l’accoglimento del ricorso,
non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato da
parte dell’INPS ai sensi degli artt. 10 e 13, comma 1 quater, del d.P.R. n.
115/02, nel testo risultante dalla L. 24.12.12 n. 228.

PQM
La Corte accoglie il ricorso per revocazione avverso la sentenza n.
2254/2016 di questa Corte; revoca la sentenza impugnata nella parte in
cui condanna Boninsegni Roberto al pagamento alle spese in favore
dell’INPS; dichiara che nulla è dovuto dal ricorrente all’Inps per spese
processuali. Condanna l’Inps alla rifusione delle spese processuali di
questo giudizio liquidate in complessivi C 1700, di cui C 1500 per
compensi professionali oltre al 15% di spese generali ed oneri accessori
da distrarsi in favore dell’avvocato antistatario Mariateresa Grimaldi.
Così deciso in Roma il 28.2.2018
Il consigliere estensore
Rob

Riverso

il P nzionario Giudtiatie

Il presidente
Enri

D’A tonio

CORIEsoPeetAucasami~ 7,
N sezione iffirj,4*

disponendo che – tenuto conto delle sopraindicate dichiarazioni reddituali –

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