Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14397 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 14397 Anno 2018
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: DE FELICE ALFONSINA

ORDINANZA
sul ricorso 12234-2013 proposto da:
PETRACCI ROBERTA C.F. PTRRPT78A581 -1534A, elettivamente
domiciliata in ROMA, V. NAZARIO SAURO 16, presso lo
studio dell’avvocato STEFANIA REHO, rappresentata e
difesa dall’avvocato MASSIMO PISTILLI, giusta delega
in atti;
– ricorrente contro
2018
827

I.N.P.S.
SOCIALE

ISTITUTO NAZIONALE
C.E.

80078750587

in

DELLA
persona

PREVIDENZA
del

suo

Presidente e legale rappresentante pro tempore
elettivamente domiciliato in ROMA VIA CESARE BECCARIA
29

presso

l’Avvocatura

Centrale

dell’Istituto

Data pubblicazione: 05/06/2018

rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLA MASSAFRA,
giusta delega in atti;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 10668/2012 della CORTE
D’APPELLO di ROMA, depositata il 06/02/2013 R.G.N.

7763/10;

R.G.12234/2013

RILEVATO CHE:

la Corte d’Appello di Roma, a conferma della pronuncia del Tribunale di Velletri,
richiamandosi alla giurisprudenza di questa Corte, ha accertato l’insussistenza
del diritto in capo a Roberta Pietracci, dipendente dell’Inpdap (ora Inps), a

giugno 2002, del venticinque aprile 2004 e del primo maggio 2005 coincidenti
con la domenica, in quanto tale diritto, originariamente previsto dall’art. 5, co.3,
I. n.260/1949 (Disposizioni in materia di ricorrenze festive), modif. dall’art. 1
della I. n.90/1954, era stato escluso dall’art. 3, co. 224 I. n.266/2005, che con
norma di interpretazione autentica, o comunque dotata di efficacia retroattiva,
aveva espressamente compreso la citata disposizione tra quelle riconosciute
inapplicabili dall’art. 69, co.1, secondo periodo, del d.lgs. n.165/2001 a seguito
della seconda tornata di contratti collettivi in materia di lavoro con la p.a.
(1998-2001);
avverso tale decisione interpone ricorso per cassazione Roberta Petracci con
una censura, cui resiste con tempestivo controricorso l’Inps.

CONSIDERATO CHE:

con l’unica censura, formulata ai sensi dell’art. 360. co.1, n.3 cod. proc. civ., parte
ricorrente deduce “Violazione di legge: violazione e errata interpretazione dell’art.
8 della legge n.124/1999 nonché di ogni altra norma in materia – Violazione
dell’obbligo internazionale derivante all’Italia dall’art. 6/1 della Convenzione
Europea dei Diritti dell’Uomo – Incostituzionalità dell’art. 1, comma 224 della legge
23 dicembre 2005 – legge finanziaria per l’anno 2006 – Violazione dei principi
generali del vigente diritto comunitario”. La ricorrente ritiene che la previsione di
retroattività dell’art. 3, co.224, della I. n.266/2005, applicabile a fattispecie anteriori
alla sua entrata in vigore, salva l’esecuzione dei giudicati già formatisi a quella data,
si configuri come un abuso del diritto, in quanto introduce un regolamento deteriore
rispetto ai diritti quesiti per esigenze esclusive di contenimento della spesa pubblica.
Tale norma viola l’art. 6/1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo, creando
un’ingerenza del potere legislativo nell’amministrazione della giustizia, influendo
1

vedersi riconoscere il diritto al compenso aggiuntivo per le festività civili del due

sulla definizione delle controversie giudiziarie in corso, lede l’autonomia e
l’indipendenza della Magistratura e il principio di imparzialità della pubblica
amministrazione. Pertanto, chiede altresì a questa Corte di sollevare la questione
pregiudiziale volta alla risoluzione del contrasto della norma che provvede
all’interpretazione autentica ad hoc con il dettato costituzionale e con l’art. 234 del
Trattato CE, per violazione dei principi della certezza del diritto, della tutela del
legittimo affidamento, dell’uguaglianza delle armi del processo, del diritto ad un

la censura è infondata;
questa Corte ha deciso che “In tema di pubblico impiego privatizzato, il diritto
al compenso aggiuntivo per le festività civili coincidenti con la domenica,
attribuito dall’art. 5, terzo comma, della legge 27 maggio 1949, n.260, come
modificato dall’art. 1 della legge 31 marzo 1954, n.90, è stato escluso dall’art.
1, comma 224, della legge 23 dicembre 2005, n.266, che con norma di
interpretazione autentica (resa palese dalla specifica salvaguardia delle
situazioni coperte da giudicato formatosi anteriormente alla sua entrata in
vigore), ha espressamente compreso la citata disposizione tra quelle
riconosciute inapplicabili dall’art. 69, comma 1, secondo periodo, del d.lgs. 30
marzo 2001, n.165 a seguito della seconda tornata di contratti collettivi in
materia di lavoro con la P.A. Ne consegue che per le giornate del venticinque
aprile 1999, due giugno 2002 e venticinque aprile 2004, tutte ricadenti di
domenica, non sussiste il diritto dei dipendenti all’attribuzione, oltre alla
normale retribuzione, di un’ulteriore aliquota giornaliera” (Cass.
n.14048/2009);
per quanto concerne la pregiudiziale comunitaria questa Corte (Ord.
n.328/2016), nel confermare l’esclusione del suddetto beneficio, si richiama alla
pronuncia della Corte Cost. n.150/2015, che ha giudicato costituzionalmente
legittimo l’art. 1, comma 224 della legge n. 226 del 2005, in riferimento alle
norme costituzionali invocate in relazione alla Convenzione Europea per la
salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (Cedu);
la Corte d’Appello, con la pronuncia gravata, compie esatta applicazione del
principio di diritto così come sopra enunciato;
essendo l’unica censura infondata, il ricorso va rigettato;
le spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

2

tribunale indipendente e, più in generale a un equo processo;

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, nei confronti
del controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro
200 per esborsi, Euro 3.000 per compensi professionali, oltre alle spese
forfetarie nella misura del 15 per cento e agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n.115 del 2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale,

ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

Così deciso all’Adunanza Camerale del 21/02/2018

dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il

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