Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14391 del 05/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. L Num. 14391 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: MARCHESE GABRIELLA

SENTENZA

sul ricorso 8647-2016 proposto da:
FOSBER S.P.A. 00429870462, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA XX SETTEMBRE 3, presso lo studio
dell’avvocato BRUNO NICOLA SASSANI, rappresentata e
difesa dall’avvocato MARIO ANDREUCCI, giusta mandato
2018

in atti;
– ricorrente –

597

contro

MANGIA LEONARDO, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIALE GIULIO CESARE 95, presso lo studio dell’avvocato

Data pubblicazione: 05/06/2018

PANCRAZIO CUTELLE’, che lo rappresenta e difende,
giusta procura in atti;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 185/2016 della CORTE D’APPELLO
di FIRENZE, depositata il 26/02/2016 r.g. n. 969/2015;

udienza del 08/02/2018 dal Consigliere Dott. GABRIELLA
MARCHESE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. FRANCESCA CERONI che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso;
udito l’Avvocato MARIO ANDREUCCI;
udito l’Avvocato LEONI MARCELLO.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

PROC. nr . 8647/2016

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’Appello di Firenze, con sentenza nr. 185 del 2016,
accoglieva il reclamo proposto ai sensi della L. n. 92 del 2012, art. 1,
comma 58, avverso la sentenza del Tribunale di Lucca che, giudicando
sull’impugnativa del licenziamento intimato in data 26.9.2012 dalla società

lavoratore.
La Corte territoriale premetteva che il MANGIA era stato licenziato a
seguito di lettera del 18.9.2012 con cui gli si addebitava una grave
insubordinazione per essersi rifiutato di svolgere mansioni di magazziniere.
I giudici di merito osservavano che effettivamente il lavoratore, nel
corso del colloquio del 17.9.2012 con il direttore del personale ed alla
presenza di componenti della RSU, aveva affermato di non essere
disponibile a svolgere mansioni diverse da quelle fino a quel momento
svolte e da altre consistenti nell’inserimento di taluni dati nel sistema
informativo e che dunque aveva tenuto un comportamento oppositivo.
Osservavano, però che, ai fini della valutazione del disvalore della
condotta, doveva considerarsi la circostanza che il lavoratore aveva
manifestato il suo disappunto, prima di conoscere l’esito della visita di
idoneità che lo avrebbe giudicato idoneo allo svolgimento di mansioni di
magazziniere, sia pure con rilevanti limitazioni, e, cosa ancora più
importante, prima ancora che il datore di lavoro individuasse
concretamente, all’esito del giudizio del medico competente, le mansioni
che riteneva esigibili in quanto compatibili con il suo stato di salute.
Secondo la Corte di merito, solo in presenza di tali ultime circostanze,
la condotta avrebbe potuto giustificare il licenziamento per la lesione
irrimediabile del vincolo fiduciario mentre quella del MANGIA, che si
arrestava sul piano di un atteggiamento oppositivo “di mera affermazione”,
era inidonea ad integrare una giusta causa o un giustificato motivo di
recesso.
Quanto alle conseguenze di tale accertamento, la Corte di merito
osservava che il codice disciplinare stabiliva, per l’insubordinazione, tanto

3

FOSBER S.p.A. a LEONARDO MANGIA aveva respinto la domanda del

PROC. nr . 8647/2016

la sanzione espulsiva quanto quella conservativa, in ragione della diversa
gravità della condotta: per quella concretamente accertata, il codice
disciplinare stabiliva la sanzione conservativa e, pertanto, in applicazione
del comma 4 dell’art. 18 della legge 300 del 1970, andava riconosciuta la
tutela reintegratoria.
2.

Per la cassazione della sentenza, ha proposto ricorso la società

LEONARDO MANGIA.
3. Il lavoratore ha depositato memorie di costituzione di nuovi
difensori.
4. La società ha depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ. in
prossimità dell’udienza pubblica.

RAGIONI DELLA DECISIONE

5. Deve preliminarmente dichiararsi la nullità della procura ad litem in
favore dell’avvocato Marcello Leoni in quanto non rilasciata nelle forme
stabilite dall’art. 83 cod.proc.civ., ratione temporis applicabile.
6. Con il primo motivo, si censura la violazione e falsa applicazione
dell’art. 2119 cod.civ. per aver la sentenza ritenuto insussistente la giusta
causa di licenziamento in presenza di una grave insubordinazione costituita
dal conclamato diniego di svolgere le mansioni assegnate dal datore di
lavoro.
Si critica, in particolare, la decisione laddove ricostruisce la condotta
del lavoratore in termini di rifiuto a svolgere una serie molto vaga di compiti
ritenuti pregiudizievoli e non di diniego ad eseguire quelli che in concreto il
datore di lavoro aveva individuato e di cui aveva richiesto l’esecuzione ( cfr.
pagg.10 e 11 ricorso); l’ordine di servizio conteneva una dettagliata
descrizione dei compiti che il lavoratore avrebbe dovuto svolgere,
unicamente rispettando le limitazioni prescritte e coincidenti con quelle
indicate dal medico competente.
7. Il motivo è infondato.

4

FOSBER, affidato a due motivi, cui ha resistito, con controricorso,

PROC. nr . 8647/2016

In tema di licenziamento, questa Corte ha, più volte, affermato che la
giusta causa costituisce una nozione che la legge configura con una
disposizione, ascrivibile alla tipologia delle cosiddette clausole generali, che
richiede di essere specificata in sede interpretativa, mediante la
valorizzazione sia di fattori esterni, relativi alla coscienza generale, sia di
principi che la stessa disposizione tacitamente richiama. Tali specificazioni

deducibile in sede di legittimità come violazione di legge, mentre
l’accertamento della concreta ricorrenza, nel fatto dedotto in giudizio, degli
elementi che integrano il parametro normativo e le sue specificazioni, e
della loro concreta attitudine a costituire giusta causa di licenziamento, si
pone sul diverso piano del giudizio di fatto, demandato al giudice di merito
(Cass. 16.5.2016 n. 10017 che richiama Cass. 2.3.2011 n. 5095 e Cass.
26.4.2012 n. 6498).
E’ stato ripetutamente precisato che il vizio di cui all’art. 360 nr. 3 cod.
proc. civ. comprende anche la falsa applicazione della norma, ossia il vizio
di sussunzione del fatto, che consiste o nell’assumere la fattispecie concreta
giudicata sotto una norma che non le si addice, perché la fattispecie astratta
da essa prevista – pur rettamente individuata e interpretata – non è idonea
a regolarla o nel trarre dalla norma in relazione alla fattispecie concreta
conseguenze giuridiche che contraddicano la pur corretta sua
interpretazione ( ex plurimis, Cass. 23.9.2016 nr. 18715).
Il vizio di sussunzione è ipotizzabile anche nel caso di norme che
contengano clausole generali o concetti giuridici indeterminati ma, per
consentirne lo scrutinio in sede di legittimità, è indispensabile, così come in
ogni altro caso di dedotta falsa applicazione di legge, che si parta dalla
ricostruzione della fattispecie concreta così come effettuata dai giudici di
merito; altrimenti si trasmoda nella revisione dell’accertamento di fatto di
competenza di detti giudici (Cass. nr. 18715 del 2016 cit.).
Altrimenti detto, il vizio di cui all’art. 360 nr. 3 cod. proc. civ viene in
rilievo in relazione al fatto nei termini in cui è accertato in sentenza e non
già rispetto a fatti diversamente ricostruiti dalla parte ricorrente.

5

del parametro normativo hanno natura giuridica e la loro disapplicazione è

PROC. nr . 8647/2016

La

ricostruzione del fatto costituisce infatti un

príus

rispetto alla

applicazione delle norme di diritto ed è censurabile, in sede di legittimità,
nei soli limiti del vizio della motivazione ex articolo 360 nr. 5 cod. proc.civ.
Nel caso di specie, la Corte di Appello di Firenze ha escluso che
integrasse giusta causa di licenziamento il rifiuto del lavoratore a svolgere
mansioni diverse, opposto prima di conoscere gli esiti della visita medica di

generico che non individuava ancora esattamente i nuovi compiti da
espletare.
Il giudizio reso in ordine al momento storico in cui la condotta è stata
realizzata ( prima della conoscenza del giudizio medico) così come quello
relativo ai contenuti ( generici) del provvedimento datoriale costituiscono
apprezzamenti di fatto rimessi al giudice di merito che, non censurati, non
sono più in discussione in questa sede.
Osserva la Corte che, rispetto al fatto accertato, la decisione impugnata
non si è discostata dagli insegnamenti della giurisprudenza che impongono
di apprezzare in concreto la gravità dell’addebito, a tal fine considerando
tutti i connotati oggetti e soggettivi del fatto, vale a dire il danno arrecato,
l’intensità del dolo o il grado della colpa, i precedenti disciplinari nonché
ogni altra circostanza tale da incidere in concreto sulla valutazione del livello
di lesione del rapporto fiduciario tra le parti.
I giudici di merito hanno valorizzato, in particolare, che il lavoratore
avesse agito senza essere a conoscenza degli esiti del giudizio di idoneità
delle mansioni e, quindi, in condizioni soggettive particolari dovute evidentemente – all’incertezza dello stato di salute e degli effetti che
avrebbero potuto avere mansioni diverse da quelle fino ad allora svolte.
8. Con il secondo motivo, si censura la violazione e falsa applicazione
dell’art. 2106 cod.civ., dell’art. 3 della legge nr. 604 del 1966 e degli artt. 9
e 10 del CCNL dell’Industria Metalmeccanica Privata del 15.10.2009.
Si critica la sentenza che, dopo aver escluso la giusta causa di
licenziamento per assenza di proporzionalità, ha riconosciuto la tutela
reintegratoria sul presupposto che il CCNL stabiliva per l’insubordinazione
sia la sanzione conservativa che quella espulsiva in ragione della diversa

6

idoneità cui era stato sottoposto e relativamente ad un ordine di servizio

PROC. nr . 8647/2016

“gravità” dell’insubordinazione e concluso che quella posta in essere dal
lavoratore integrava l’ipotesi sanzionata con misura più lieve.
La Corte territoriale, secondo la società, avrebbe commesso un errore
interpretativo delle norme collettive ed, in particolare, degli artt. 9 e 10 del
CCNL che distinguono tre ipotesi di insubordinazione (“grave
insubordinazione – insubordinazione – lieve insubordinazione”), in

grave.
9.

Il motivo, con riferimento alla dedotta violazione del codice

disciplinare, è inammissibile per difetto di specificità.
Quando sia denunziata in ricorso la violazione di norme del contratto
collettivo la deduzione della violazione ;deve essere accompagnata dalla
trascrizione integrale delle clausole, al fine di consentire alla Corte di
individuare la ricorrenza della violazione denunziata ( cfr. Cass. nr. 25728
del 2013; nr. 2560 del 2007; nr. 24461 del 2005 ) oltre che dal deposito
integrale della copia del contratto collettivo (Cass. SU nr. 20075 del 2010) o
dalla indicazione della sede processuale in cui detto testo è rinvenibile (
Cass. SU nr. 25038 del 2013).
Nella fattispecie di causa le clausole del contratto collettivo di cui si
denunzia la violazione (artt. 9 e 10 del CCNL) sono riportate solo per
sintesi dei contenuti, sicché non è consentito alla Corte alcun esame del loro
effettivo ed integrale tenore testuale.
10. In merito, invece, alla violazione dell’art. 2106 cod. civ. e dell’ art.
3 della legge 604 del 1966, il giudizio reso in ordine alla “gravità”
dell’insubordinazione, in quanto mediato dalle risultanze di causa, è giudizio
di fatto, non adeguatamente censurato in questa sede.
11. Il ricorso va, dunque, complessivamente respinto.
12.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da

dispositivo.

PQM
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento
delle spese del giudizio di legittimità che liquida in euro 4.000,00 per

7

particolare, riconducendo la condotta concreta nell’ambito di quella meno

PROC. nr . 8647/2016

compensi professionali oltre agli esborsi liquidati in euro 200,00, alle spese
forfettarie del 15% ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del

D.P.R. nr. 115 del 2002, dà

atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis, dello stesso articolo 13.

Così deciso in Roma, 1’8.2.2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA