Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14389 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 14389 Anno 2018
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: BOGHETICH ELENA

ORDINANZA

sul ricorso 17527-2012 proposto da:
TASSI MARIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
DEL MASCHERINO 72, presso lo studio dell’avvocato
ANTONELLA PETRILLI, rappresentato e difeso
dall’avvocato COSTANTINO GULLI’, giusta delega

in

atti;

– ricorrente contro
2018
481

ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA

I.N.P.S.
SOCIALE

C.F.

80078750587

in

persona

del

suo

Presidente e legale rappresentante pro tempore, in
proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A.
Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S.

Data pubblicazione: 05/06/2018

.‹

C.F. 05870001004, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura
Centrale dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli
avvocati LELIO MARITATO, ANTONINO SORCI, CARLA
D’ALOISIO, giusta delega in atti;

avverso la sentenza n. 101/2012 della CORTE D’APPELLO
di ANCONA, depositata il 07/04/2012 R.G.N. 253/2008;
il P.M. ha depositato conclusioni scritte.

/

– controricorrenti

N. 1751’7/2012 R.G.

RILEVATO
che con sentenza depositata il 7.4.2012 la Corte d’appello di Ancona, in riforma della
pronuncia di primo grado, ha respinto l’opposizione di Mario Tassi a cartella esattoriale
per il mancato pagamento dei contributi Inps relativi alla gestione commercianti in
considerazione dello svolgimento, oltre che dei compiti di amministratore nell’ambito
della società Elem s.r.l. anche delle attività di socio d’opera, dedito alla concessione in

titolari delle agenzie immobiliari, con conseguente obbligo di iscrizione alla gestione
commercianti in applicazione dell’art. 1, comma 208 della legge 23.12.1996, n. 662
come interpretata autenticamente dall’art. 12, comma 11, del decreto lege 31.5.2010,
n. 78 (convertito in legge 30.7.2010, n. 122);
che avverso detta sentenza il Tassi propone ricorso affidato a tre motivi, illustrati da
memoria;
che l’Inps (in proprio e quale procuratore speciale della società di cartolarizzazione dei
crediti Inps S.C.C.I. s.p.a.) oppone difese con controricorso;
che il P.G. in data 22.12.2017 ha richiesto il rigetto del ricorso;

CONSIDERATO
che con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt.
110 e 112 cod.proc.civ. (in relazione all’art. 360, primo comma, nn. 3 e 5,
cod.proc.civ.) avendo, la Corte distrettuale, dichiarato inammissibile l’appello
incidentale proposto dall’attuale ricorrente in quanto “totalmente vittorioso” in primo
grado, nonostante omessa valutazione della questione relativa alla sussistenza dei
requisiti richiesti dall’art. 1, comma 203, della legge n. 662 del 1996 per l’iscrizione
nella gestione commercianti;
che con il secondo ed il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa
applicazione degli artt. 416, 115, 167 cod.proc.civ., 2697 cod.civ., e dell’art. 1,
comma 203, della legge 23 dicembre 1996 n. 662 (in relazione all’art. 360, primo
comma, nn. 3 e 5, cod.proc.civ.) avendo, la Corte distrettuale, fatto malgoverno degli
elementi istruttori, di fonte testimoniale e documentale, acquisiti, non essendo stata
raccolta la prova dello svolgimento di attività di natura commerciale da parte del Tassi
né della sua prevalenza e abitualità;

locazione di immobili, all’incasso dei canoni di locazione, ai rapporti con i referenti ed i

N. 1752,/2012 R.G.

che il primo motivo è inammissibile, avendo questa Corte ripetutamente affermato
che la parte vittoriosa non può proporre impugnazione incidentale, che presuppone la
soccombenza, ma può chiedere al giudice del gravame di fornire, fermo restando il
dispositivo, una soluzione giuridicamente più corretta, risollevando, in caso di appello,
le medesime questioni ex art. 346 cod.proc.civ., valutazione che la Corte distrettuale,
– dopo aver dichiarato l’inammissibilità dell’appello incidentale del Tassi – ha effettuato
(cfr. da ultimo Cass. n. 16171 del 2015; Cass. n. 574 del 2016; Cass. n. 22095 del

che il secondo ed il terzo motivo di ricorso sono fondati, in qúanto – secondo l’indirizzo
che può dirsi ormai consolidato – presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla
gestione commercianti è che sia provato, in conformità a quanto previsto dalla legge
n. 662 del 1996 n. 662, art. 1 comma 203 (che ha sostituito la legge 3 giugno 1975,
n. 160, art. 29, comma 1, concernente i requisiti previsti per ritenere l’obbligo di
iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali), lo
svolgimento di un’attività commerciale;

che la Corte territoriale ha accertato che la società di cui l’odierno ricorrente era
amministratore e socio d’opera non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla
gestione di beni immobili, essendo la stessa limitata alla sola riscossione del canone di
locazione di cinque immobili di cui era proprietaria, nonché ai conseguenti compiti
contabili inerenti le suddette locazioni ed ai necessari contatti con i conduttori delle
unità immobiliari;

che, pertanto, non è emerso lo svolgimento di alcuna attività di natura commerciale
da parte del Tassi se non quella consistente nella riscossione dei canoni di locazione e
nei connessi compiti di registrazione e contabilità degli incassi;

che non è decisivo il rilievo che la società fosse costituita in forma diversa da quella
semplice;

che questa Corte ha ripetutamente affermato (Cass., ord. n.9002 del 2017; Cass.
ord., n. 27376 del 2016; Cass. n. 17370 del 2016; Cass. n. 17643 del 2016; Cass. n.
3145 del 2013) che l’attività di mera riscossione dei canoni di un immobile affittato
non costituisce di norma attività d’impresa, indipendentemente dal fatto che ad
esercitarla sia una società commerciale (Cass. ord. n. 3145 del 2013), salvo che si
dia prova che costituisca attività commerciale di intermediazione immobiliare (Cass. n.
845/2010), e l’eventuale impiego dello schema societario per attività di mero
2

2017);

N. 17527/2012 R.G.

godimento, in implicito contrasto con il disposto dell’art. 2248 cod.civ., non può
trovare una sanzione indiretta nel riconoscimento di un obbligo contributivo di cui
difettino i presupposti;

che anche sotto il profilo soggettivo, questa Corte – con riferimento alle società a
responsabilità limitata (Cass. ord. n. 2151 del 2017) – ha affermato il principio
secondo cui ai sensi della legge n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha

qualità di socio unico e amministratore di una s.r.l. non è sufficiente a far sorgere
l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali,
essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con
carattere di abitualità e prevalenza, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto
(v., pure, Cass. ord. n. 3145 del 2013, richiamata da Cass. 17643 del 2016 cit.);

che tale prova, nel caso in esame, non è stata fornita;
che, pertanto, la sentenza impugnata non si pone in linea con i principi affermati da
questa Corte e va, conseguentemente, cassata, con accoglimento, potendo assumersi
una decisione nel merito in assenza di necessità di ulteriori accertamenti, della
opposizione a cartella esattoriale proposta dal Tassi;

che, considerato l’esito complessivo della controversia, le spese dei giudizi di merito
sono compensate tra le parti e le spese del presente giudizio di legittimità sono poste
a carico dell’Inps;

P.Q.M.
La Corte accoglie il secondo ed il terzo motivo di ricorso, dichiara inammissibile il
primo; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’opposizione a
cartella esattoriale. Compensa le spese relative ai giudizi di merito e condanna l’Inps
al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità liquidate in euro 200,00
per esborsi e in euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15%
ed accessori di legge.
Cosi deciso all’Adunanza camerale del 31 gennaio 2018.

modificato la legge n. 160 del 1975, art. 29 e della legge n. 45 del 1986, art. 3 la

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