Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14388 del 09/06/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 09/06/2017, (ud. 22/03/2017, dep.09/06/2017),  n. 14388

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 759/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso 12, l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

Immobiliare Le Palme s.r.l.;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia, depositata il 16 novembre 2010.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 22 marzo 2017

dal Consigliere Giuseppe Tedesco.

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia (Ctr), la quale ha confermato la sentenza di primo grado, interamente favorevole per il contribuente, in relazione a un avviso di accertamento, con il quale, per l’anno 2004, l’Amministrazione finanziaria aveva rettificato il reddito di impresa, rivedendo il prezzo di immobili venduti dalla società nel corso dell’anno;

che la Ctr ha deciso in senso favorevole per la contribuente, ritenendo che l’accertamento si fondasse esclusivamente sui valori OMI, solo che tali parametri, a seguito dell’abrogazione della presunzione legale D.L. n. 223 del 2006, ex art. 35 non bastavano da soli a giustificare la rettifica della base imponibile;

che il ricorso è proposto sulla base di tre motivi, tutti dedotti in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, i quali rimproverano alla Ctr di non avere considerato che l’Ufficio, in aggiunta allo scostamento dei prezzi dai valori OMI, aveva altresì rilevato che gli acquirenti avevano ottenuto, ai fini dell’acquisto, l’erogazione di mutui di importo superiore al prezzo di vendita;

che i motivi sono tutti fondati;

che infatti la Ctr non ha tenuto conto del fatto, evidenziato dall’Amministrazione finanziaria nell’atto di appello, che, quanto alle vendite considerate nel primo e nel secondo motivo, i valori Omi concorrevano con l’erogazione di mutui accordati all’acquirente per importo superiore al prezzo della compravendita, mentre, per quanto riguarda la vendite considerate nel terzo motivo, l’accertamento aveva valorizzato il fatto che si trattava di unità immobiliari ubicate nel medesimo complesso di porzioni per le quali, sulla base del mutuo, era stato accertato un valore superiore al prezzo indicato in atto;

che è appena il caso di ricordare che, secondo la giurisprudenza di questa Suprema corte, è legittima, nel settore immobiliare, la rettifica dei corrispettivi dichiarati qualora i valori OMI si combinino con altri elementi, in particolare con la difformità tra il prezzo e il maggiore importo del mutuo richiesto dagli acquirenti (Cass. n. 7857/2016);

che, in verità, è stato anche chiarito detto che, a prescindere dai valori OMI, lo scostamento tra l’importo dei mutui e i minori prezzi indicati dal venditore è sufficiente a fondare l’accertamento, non comportando ciò alcuna violazione delle norme in materie di onere probatorio (Cass. n. 26485/2016);

che la Ctr, pertanto, avrebbe dovuto verificare la pretesa dell’Ufficio sulla base del complesso degli elementi dedotti, tenuto conto del concorso dei valori OMI con i mutui e con la omogeneità delle porzioni compravendute, per cui il raffronto operato dall’Ufficio fra prezzo dichiarato, valori Omi e il valore unitario ricavato sulla base del mutuo accordato in relazione a una di tali vendite, non avrebbe potuto essere svalutato a priori come elemento inidoneo a concorrere con i valori Omi;

che in conclusione si giustifica la cassazione della sentenza, con rinvio per nuovo esame alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata; rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 22 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2017

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